Bangui (Repubblica Centrafricana), 12 dic. (LaPresse/AP) – Alcuni soldati della forza di peacekeeping dell’Unione africana (Ua) hanno sparato in aria a Bangui, la capitale della Repubblica Centrafricana, per disperdere una folla che stava inseguendo un ex generale della coalizione ribelle Seleka, un musulmano. Alcune migliaia di persone radunate vicino alla chiesa di San Giacomo osservavano un gruppo di giovani, armati di grosse pietre, che hanno provato a irrompere nell’edificio. La folla inneggiava dicendo ‘Uccidetelo, uccidetelo’ e alcune persone hanno posizionato un albero caduto davanti all’ingresso del tempio per bloccare chi si trovava all’interno. “Ha compiuto diversi attacchi ed è responsabile di molti abusi qui a Bangui”, ha spiegato uno dei manifestanti, il 18enne Jonny Clevar, aggiungendo: “Vogliamo ucciderlo”. Dopo aver sparato in aria i peacekeeper sono riusciti ad aiutare alcuni uomini, che indossavano abiti civili e sembravano dei religiosi musulmani, a fuggire dalla chiesa. La folla ha lanciato pietre contro i soldati della forza dell’Ua.

Nell’ultima settimana i presunti membri di Seleka, perlopiù musulmani, sono diventati oggetto di attacchi sempre più frequenti da parte di residenti cristiani a Bangui. Nei giorni scorsi un sospetto combattente è stato lapidato davanti alla sua casa. Ciononostante in molte zone della capitale la vita sta tornando alla normalità. Le stazioni di rifornimento e mercati di alimentari sono stati aperti oggi per la prima volta dal 5 dicembre scorso, quando erano scoppiati scontri fra combattenti musulmani di Seleka e una milizia cristiana che vi si oppone. Più di 500 persone erano state uccise nelle violenze e in circa 100mila sono fuggiti dalle proprie case. Oltre alla forza di peacekeeping africana nel Paese sono presenti attualmente 1.600 soldati francesi, che stanno cercando di disarmare i ribelli, il cui numero a Bangui è stimato fra tremila e ottomila.

La maggior parte dei militanti ha accolto la richiesta di consegnare le armi, ha riferito il generale Gilles Jaron, portavoce dell’esercito di Parigi. “Il numero delle armi che circolano a Bangui – ha detto – è diminuito significativamente. Resta sicuramente un certo numero di persone che portano o nascondono armi e ci vorrà del tempo per trovare questi individui e questi depositi”. Nella Repubblica Centrafricana la situazione è instabile da marzo, quando alcuni gruppi ribelli riuniti sotto la sigla del fronte Seleka hanno rovesciato l’allora presidente François Bozizé, che era al potere da 10 anni.

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