Washington (Usa), 8 ago. (LaPresse/AP) – Martin Indyk, inviato speciale degli Usa per il Medioriente, andrà a Gerusalemme il 14 agosto per un secondo round di colloqui a cui farà seguito un ulteriore incontro a Gerico, in Cisgiordania. Lo ha reso noto la portavoce del dipartimento di Stato Usa Jen Psaki, aggiungendo che Indyk sarà accompagnato dal vice inviato speciale Frank Lowenstein. I palestinesi chiedono la creazione di uno Stato sovrano in Cisgiordania, Gaza e Gerusalemme Est, territori occupati da Israele con la Guerra dei Sei giorni. I colloqui dovrebbero concentrarsi sui confini dello Stato palestinese. Come parte dell’accordo, il 13 agosto Israele dovrebbe liberare 26 detenuti palestinesi, la prima tranche di un gruppo di 104 prigionieri. Il primo round di colloqui si era tenuto a Washington il 31 luglio scorso.
KERRY AGGIORNERA’ COMUNITA’ AMERICANE. Intanto, il segretario di Stato John Kerry e la Consigliera per la sicurezza nazionale Susan Rice aggiorneranno questa sera i leader della comunità ebraica e domani i leader arabi-americani sulla ripresa delle negoziazioni dirette e ascolteranno le loro preoccupazioni. Gli incontri si svolgeranno alla Casa Bianca.
LA QUESTIONE DELLE COLONIE. Tra le parti rimane aperto il problema degli insediamenti. A inizio mese, appena dopo la ripresa dei colloqui a Washington, il governo israeliano ha esteso la sua lista di insediamenti in Cisgiordania idonei a ricevere sussidi del governo. Il Gabinetto ha approvato una serie di sussidi abitativi e prestiti per oltre 600 comunità israeliane indicandole come “aree di priorità nazionale”. Nella lista compaiono città povere nelle zone periferiche di Israele e decine di insediamenti.
USA: NON A CONTINUI INSEDIAMENTI. Sulla questione, la stessa portavoce Psaki ha sottolineato nel briefing di oggi che gli Usa non accetteranno “la legittimità di una continua attività di insediamento” e si oppongono a “ogni sforzo di legittimare gli avamposti”. “Il segretario – ha aggiunto – ha chiarito di credere che entrambe le squadre di negoziatori siano al tavolo in buona fede e impegnati a lavorare assieme per fare progressi”.
EREKAT SCRIVE A KERRY. Sempre oggi, il capo negoziatore palestinese Saeb Erekat ha scritto una lettera a Kerry, in cui lamenta gli ultimi annunci in materia di colonie fatti da Israele, sostenendo che ci siano indicazioni della “cattiva fede e della mancanza di serietà” da parte di Tel Aviv. Il segretario di Stato, si legge, deve “prendere le azioni necessarie per garantire che Israele non avanzi nei suoi piani di insediamento e rispetti i suoi obblighi legali e i suoi impegni”. I palestinesi, aggiunge, vedono la mossa come una sfida diretta al ruolo degli Usa nel facilitare le negoziazioni. La lettera si conclude sottolineando l’importanza di fermare le attività di insediamento perché con una continua espansione è difficile vedere come negoziati diretti possano portare “progressi verso un accordo di pace”.