Egitto, nuovi scontri a Port Said: incendiato complesso governativo

Egitto, nuovi scontri a Port Said: incendiato complesso governativo

Port Said (Egitto), 4 mar. (LaPresse/AP) – Nuovi scontri tra polizia e manifestanti a Port Said, città egiziana da settimane teatro di scontri. Le nuove violenze sono scoppiate alcune ore dopo i funerali dei tre civili uccisi nei disordini della notte scorsa, quando alcuni manifestanti che tornavano dalla cerimonia hanno lanciato pietre e bombe incendiarie contro la sede della polizia, situata all’interno di un complesso governativo. Gli agenti hanno risposto con gas lacrimogeni e pistole a pallini. Secondo alcuni testimoni, i soldati hanno osservato i tafferugli e ad un certo punto hanno sparato in aria per disperdere la folla. Da quanto riferiscono fonti mediche, almeno otto persone sono rimaste ferite.

Alcune parti del complesso governativo, tra cui la sede del governo provinciale e la sede dell’agenzia delle entrate, hanno preso fuoco. I vigili del fuoco non riescono a raggiungere l’incendio a causa dei disordini. Amira el-Alfi, una residente di Port Said che ha assistito alle violenze, spiega che la situazione è molto confusa. “Il palazzo governativo – ha riferito – è in fiamme. Non sappiamo chi stia sparando a chi, ma il risultato è che dei giovani stanno morendo”.

La città mediterranea, all’imboccatura del canale di Suez, è teatro di tensioni da fine gennaio, quando una Corte del Cairo ha emesso condanne a morte per 21 persone, per lo più residenti locali, per il loro ruolo negli scontri avvenuti nello stadio cittadino del febbraio 2012, costati oltre 70 decessi. I verdetti hanno scatenato un’ondata di proteste in tutta l’area, che hanno portato a scontri con la polizia e alla morte di oltre 40 persone.

Intanto il bilancio delle vittime delle violenze di ieri è salito a tre civili e tre poliziotti. Tra i feriti, fa sapere il portavoce dell’esercito Ahmed Mohammed Ali, c’è anche il colonnello Sherif el-Arayishi, colpito alla gamba destra da una pallottola. Gli scontri scoppiati ieri hanno spinto l’esercito a intervenire, per la prima volta da quando l’esercito è stato incaricato di garantire la sicurezza a Port Said alla fine di gennaio. I testimoni raccontano che ieri è avvenuto un episodio di particolare tensione fra esercito e polizia: i soldati hanno tentato un negoziato ma hanno fallito e sono stati bersagliati dai lacrimogeni della polizia quando hanno cercato di interrompere gli scontri con i dimostranti. A quel punto i militari hanno sparato in aria in direzione di poliziotti. L’esercito ha smentito di aver sparato direttamente alla polizia, e oggi sia le forze armate che il ministero dell’Interno hanno cercato di sminuire le tensioni. Il ministero ha diffuso un comunicato affermando che “elementi sconosciuti” hanno sparato alla polizia e all’esercito con l’obiettivo di causare caos e aumentare le tensioni.

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