Algeri (Algeria), 19 gen. (LaPresse/AP) – La cirisi degli ostaggi in Algeria si è conclusa. Ad annunciarlo sono i governi di Regno Unito e Norvegia. Nel blitz finale lanciato dalle forze speciali algerine, fa sapere l’agenzia di stampa Aps, sono stati uccisi 7 ostaggi e l’esercito ha a sua volta ucciso 11 militanti. Il bilancio complessivo dei morti nei quattro giorni di crisi sarebbe dunque di almeno 19 ostaggi (7 nel blitz finale di oggi e 12 annunciati ieri dagli stessi sequestratori) e 29 militanti (11 oggi e 18 nei giorni scorsi). Intanto la società petrolifera di Stato algerina, Sonatrach, fa sapere che l’intera raffineria di In Amenas è piena di mine ed è cominciato il processo di rimozione degli esplosivi. Secondo i media algerini, i militanti avevano in programma di far saltare in aria il complesso.

IL BILANCIO DELLE VITTIME. Le cifre sembrano compatibili con quelle che era stato possibile ricostruire negli scorsi giorni. I sequestratori nel complesso del giacimento di gas avevano detto infatti, secondo quanto riferito dai media mauritani, che nelle loro mani c’erano sette stranieri: tre belgi, due statunitensi, un giapponese e un britannico. Tanti quanti gli ostaggi che sarebbero stati uccisi oggi. Anche i terroristi sarebbero tutti morti: il governo algerino aveva infatti parlato di circa 30 sequestratori, e di 18 era già stata annunciata la morte nei giorni scorsi.

ANCHE UN AMERICANO E UN FRANCESE TRA I MORTI. Il ministero degli Esteri della Francia ha fatto sapere che un cittadino francese è stato ucciso ieri durante il raid delle forze algerine per liberare gli ostaggi. La vittima è stata identificata come Yann Desjeux. Parigi ha comunicato anche che altri tre ostaggi francesi sono stati liberati. Anche un cittadino americano è rimasto ucciso ieri, ha fatto sapere il dipartimento di Stato. Si tratta di un texano, Frederick Buttaccio, e non è chiaro come sia morto. Precedentemente l’agenzia algerina aveva parlato di sei ostaggi uccisi: 4 ieri ( 2 britannici e 2 filippini) e 2 oggi (un britannico e un algerino). Nella crisi erano stati sequestrati inizialmente centinaia di lavoratori di 10 Paesi, tra cui Stati Uniti, Regno Unito, Francia, Norvegia, Romania, Malesia, Giappone e Algeria. La maggior parte era costituita da algerini, che sono stati liberati quasi immediatamente.

PROPOSTO SCAMBIO OSTAGGI CON JIHADISTI. Ieri Moktar Belmoktar, a capo del gruppo di militanti responsabile del sequestro, stando alla stampa mauritana avrebbe proposto agli Stati Uniti di operare uno scambio con due terroristi islamici detenuti in America. I militanti proponevano di liberare due americani in cambio del rilascio di Omar Abdel Rahman, che sta scontando l’ergastolo per aver ideato azioni terroristiche tra cui l’attentato al World Trade Center del 1993, e del pakistano Aafia Siddiqui, riconosciuto colpevole di una sparatoria contro due soldati americani in Afghanistan.

USA: NON TRATTIAMO CON I TERRORISTI. Non si era fatta attendere la risposta di Washington. “Gli Stati Uniti non negoziano con i terroristi”, ha detto la portavoce del dipartimento di Stato americano, Victoria Nuland, spiegando che alcuni statunitensi sono ancora nelle mani dei sequestratori, ma non precisando quanti. In serata il segretario di Stato americano, Hillary Clinton, ha parlato al telefono con il premier algerino Abdelmalek Sellal e ha sottolineato che “bisogna mantenere la massima cautela per preservare vite innocenti”. Clinton ha chiesto all’Algeria di fare tutto il possibile e ha detto che l’attacco compiuto dai militanti è stato “un atto di terrore”, promettendo una più ampia cooperazione futura fra i due Paesi contro il terrorismo.

ALLARME BOMBA LIONE. Intanto tensione alta in Francia, dove qualche giorno fa il presidente François Hollande ha ordinato l’innalzamento delle misure anti terrorismo a seguito del lancio delle operazioni in Mali. Nel pomeriggio di ieri una telefonata anonima ha fatto scattare un allarme bomba per la metro di Lione, che è rimasta chiusa per più di un’ora e mezzo. Il traffico è ripreso solo dopo aver accertato che non c’era alcun pericolo. La società che gestisce i trasporti a Lione, Tcl, ha fatto sapere che la decisione di chiudere le linee era arrivata anche “tenuto conto del contesto internazionale”.

L’ATTACCO A IN AMENAS. L’attacco degli estremisti è stato compiuto mercoledì nel giacimento di In Amenas, circa 1.300 chilometri a sud della capitale algerina, vicino al confine con la Libia. Il gruppo militante che ha rivendicato l’azione, fondato da Moktar Belmoktar, uomo forte della jihad nel Sahara, aveva riferito di aver preso in ostaggio 41 cittadini stranieri, di almeno nove Paesi diversi, tra cui Usa, Regno Unito, Malesia, Giappone, Norvegia, Irlanda, Francia. Un’azione, aveva spiegato, organizzata in risposta all’appoggio del governo algerino all’intervento armato francese nel vicino Mali. L’Algeria aveva infatti concesso la possibilità di sorvolo sul suo spazio aereo.

IL RAID DELL’ESERCITO ALGERINO. L’esercito algerino ha circondato l’impianto di In Amenas mercoledì e giovedì, quando i militanti hanno provato ad abbandonare il complesso su un bus portando con sé degli ostaggi, ha lanciato un attacco armato con elicotteri d’assalto. Dopo l’episodio, il portavoce dei militanti ha fatto sapere che sette ostaggi stranieri erano ancora vivi e nelle mani del gruppo. L’intervento delle forze algerine ha provocato il risentimento dei leader internazionali per non essere stati consultati prima del raid. In particolare il premier britannico David Cameron, riferendo in Parlamento a proposito della crisi degli ostaggi, si è detto “dispiaciuto” di non essere stato avvisato del blitz nonostante avesse chiesto di essere aggiornato.

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