Siria, nuovi colpi mortaio oltre confine turco: Ankara risponde al fuoco

Siria, nuovi colpi mortaio oltre confine turco: Ankara risponde al fuoco

Ankara (Turchia), 6 ott. (LaPresse/AP) – Per il quarto giorno consecutivo, oggi colpi di artiglieria siriani sono caduti in territorio turco e l’esercito di Ankara ha nuovamente risposto al fuoco. Lo riferisce l’agenzia di stampa Anadolu, precisando che i colpi sono caduti in una zona rurale di confine vicino al paese di Guvecci, nella provincia di Hatay, e che non ci sono vittime. Nella vicina provincia siriana di Idlib erano in corso violenti combattimenti tra le forze del presidente Bashar Assad e quelle dell’opposizione.

Mercoledì un colpo di mortaio arrivato dalla Siria ha ucciso in Turchia cinque civili e ieri il Parlamento turco ha votato per concedere operazioni militari oltre la frontiera, all’interno del territorio siriano. “Da ora in poi ogni volta che ci sarà un attacco sulla Turchia sarà messo a tacere”, ha detto il ministro degli Esteri turco, Ahmet Davutoglu, parlando alla tv di Stato Trt a proposito dei colpi di mortaio lanciati dalla Siria.

Prosegue intanto la battaglia per Aleppo e intensi bombardamenti hanno colpito oggi anche la zona di Homs. Secondo l’Osservatorio siriano per i diritti umani, almeno 10 persone sono morte nella cittadina di Taibeh, vicino a Homs. Fonti ufficiali siriane coperte dall’anonimato riferiscono inoltre che le truppe del regime hanno preso il controllo del quartiere Sakhour di Aleppo dopo giorni di intensi combattimenti.

La battaglia per Aleppo, città con tre milioni di abitanti un tempo roccaforte del sostegno a Bashar Assad, è fondamentale sia per il regime che per l’opposizione. La sua caduta sarebbe per i ribelli una vittoria strategica, dal momento che consegnerebbe loro il controllo di un importante centro nel nord del Paese, vicino al confine turco. Una sconfitta dell’opposizione, invece, consentirebbe ad Assad di prendere tempo.

Il summit del Dialogo mediterraneo 5+5, intanto, ha condannato da Malta i “crimini efferati” commessi dalle “forze del governo siriano e dalle sue milizie”. Nella dichiarazione finale i leader presenti hanno invitato il governo di Damasco a garantire la sicurezza dei cittadini. Al vertice hanno partecipato cinque Paesi europei (Italia, Francia, Spagna, Malta, Portogallo) e altrettanti del Nordafrica (Marocco, Algeria, Libia, Tunisia e Mauritania).

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