Beirut (Libano), 19 dic. (LaPresse/AP) – Il governo siriano ha firmato l’accordo della Lega araba per permettere l’ingresso di osservatori nel Paese. Parlando da Damasco, il ministro degli Esteri Walid al-Moallem spiega che il documento è stato siglato al Cairo dal viceministro della Difesa, Faisal Mekdad. L’accordo, ha aggiunto al-Moallem, è stato approvato dopo alcune modifiche apportate dalla Lega araba sotto richiesta di Damasco. Un funzionario della stessa Lega ha confermato la notizia, spiegando che la firma è avvenuta alla presenza del segretario generale del gruppo, Nabil Elaraby.
La Lega araba aveva dato tempo fino a mercoledì al regime siriano per siglare il documento. Se il governo si fosse rifiutato di firmare, l’organismo internazionale si sarebbe probabilmente rivolto al Consiglio di sicurezza delle Nazioni unite per porre fine alla sanguinosa repressione delle proteste contro il presidente Bashar Assad, giunta ormai al nono mese consecutivo.
“Gli osservatori – ha detto Walid al-Moallem, ministro degli Esteri siriano, parlando con i giornalisti da Damasco in seguito alla firma – vedranno con i loro occhi che gruppi di terroristi armati stanno organizzando sabotaggi e uccidendo le persone”. La missione, ha proseguito il ministro, sarà gestita dalla Siria “con tutta la serietà, la professionalità e l’obiettività necessarie” e lui stesso si coordinerà “ogni giorno” con il segretario generale della Lega araba, Nabil Elaraby.
Quest’ultimo ha confermato che la missione della Lega partirà “entro un giorno o due”. Il team, ha precisato Elaraby, sarà composto da esperti di diritti umani e di diversi settori tra cui legale, amministrativo e finanziario. “Ogni gruppo di osservatori – ha spiegato il segretario generale – comprenderà dieci o più persone che si recheranno in luoghi diversi”. Inoltre, ha proseguito Elaraby, i gruppi di opposizione siriani esporranno presto le loro vedute alla stessa Lega araba e il regime di Damasco sarà invitato a dare il suo contributo sulle riforme. “Gli aspetti importanti in ogni accordo – ha concluso – sono la messa in atto dello stesso e le buone intenzioni di tutte le parti”.
Intanto però non si fermano le violenze nel Paese. Tre soldati fedeli al presidente Bashar Assad sono rimasti uccisi in uno scontro con militari disertori. Le violenze, spiega l’Osservatorio siriano per i diritti umani, gruppo di attivisti con sede a Londra, sono scoppiate a Maaret al-Numan, città nel nord della Siria. Le forze di sicurezza di Damasco, aggiunge l’Osservatorio, hanno inoltre aperto il fuoco sui dimostranti nella provincia meridionale di Daraa, uccidendo almeno tre persone. Un bambino è invece rimasto ferito a Midan, quartiere della capitale, dove le truppe hanno sparato sulla folla. Un altro gruppo per i diritti umani sostiene invece che il bilancio di oggi sia di almeno 14 vittime in tutta la Siria.
“Il regime – ha commentato suell’accordo un attivista locale – ha firmato qualcosa che non può mettere in atto”. Se il governo di Assad ritirerà le truppe dalle strade, ha aggiunto, ci saranno enormi manifestazioni in tutto il Paese. “Questo – ha continuato – porterà automaticamente alla caduta del regime”.

