Beirut (Libano), 7 ago. (LaPresse/AP) – “Il regno di Arabia Saudita chiede la fine dalle macchina di morte e dello spargimento di sangue e chiede un’azione di saggezza prima che sia troppo tardi”. Con queste parole re Abdullah è intervenuto sulla situazione siriana chiedendo a Damasco una fine immediata delle violenze e della repressione che sta provocando morte e distruzione in tutto il Paese. Solo oggi, nelle città di Houleh, Deir el-Zour e Idlib si sono registrate decine di vittime. Chi parla di 52, chi addirittura di 69. Con una dichiarazione trasmessa dall’emittente araba Al-Arabiya, Abdullah ha detto che Riyad non può accettare la situazione e che la repressione dei manifestanti da parte del governo di Damasco è sproporzionata, aggiungendo che l’Arabia Saudita richiamerà l’ambasciatore in Siria per consultazioni. “Ogni arabo o musulmano ragionevole, come chiunque altro – ha aggiunto il monarca – sa che questo non ha nulla a che fare con la religione, l’etica o la morale. Versare il sangue di innocenti per qualsiasi ragione o pretesto non porta su nessun percorso di speranza”
Alle parole di re Abdullah, si sono aggiunte oggi quelle della Lega araba che si è detta “allarmata” per la situazione in Siria e ha chiesto un’immediata fine delle violenze. Dal Cairo, il capo della Lega, Nabil Elaraby, ha chiesto alle autorità di Damasco “di fermare immediatamente tutti gli atti di violenza e gli attacchi” e “di preservare l’unità nazionale”. Solo lo scorso mese Elaraby aveva visitato la Siria e aveva detto che il Paese era entrato in una nuova era di riforme.
I numeri delle violenze parlano oggi di almeno 52 morti, tra le città di Houleh e Deir el-Zour. Ma i numeri potrebbero essere anche più alti e secondo una fonte i morti sarebbero già 69. Da quanto riferisce Ammar Qurabi, che guida l’Organizzazione nazionale per i diritti umani in Siria, a Deir el-Zour i morti sarebbero 42, mentre a Houleh 17. A questi si aggiungerebbero le 10 vittime di Idlib, persone su cui le forze di sicurezza hanno sparato durante un funerale. “Le condizioni umanitarie a Deir el-Zour – spiega un attivista rimasto anonimo – sono pessime perché è sotto assedio da nove giorni. Mancano medicine, latte in polvere, cibo e carburante. La città è completamente paralizzata”.
In serata la tv di Stato ha riportato la notizia di un agguato subito dalle forze di sicurezza di Damasco, vicino a Houleh, in cui sono rimasti uccisi tre ufficiali e feriti altri tre. Dopo il tramonto, migliaia di persone sono scese per strada in diverse zone del Paese, tra cui la capitale Damasco e i suoi sobborghi, il villaggio meridionale di Dael, la città centrale di Homs, a Latakia sulla costa mediterranea e nella città di Aleppo, nel nord. Lo rendono noto i Comitati di coordinamento locale. Ci sono notizie di spari, ma per ora non di vittime.
In serata, infine, un gruppo di giornalisti, tra cui un fotografo e un reporter di Associated Press, è stato condotto ad Hama, ma la visita nella città siriana assediata da giorni dalle forze di sicurezza è stata annullata non appena il gruppo ha raggiunto l’ingresso della città. All’entrata sud le strade erano deserte e alcune vie avevano chiari segni di pneumatici bruciati e macerie. I giornalisti sono stati condotti in un ospedale controllato dal governo dove hanno potuto vedere i resti di 16 persone. Il dottore Mohammed al-Omar ha riferito che la maggior parte erano membri delle forze di sicurezza, uccisi da membri di bande armate.

