Tripoli (Libia), 12 lug. (LaPresse) – “Siamo pronti a negoziare, senza condizioni. Vogliamo semplicemente che finiscano i bombardamenti e che si possa discutere in un clima sereno. Non si può dialogare sotto le bombe”. Con queste parole, riportate in un’intervista rilasciata al quotidiano francese Le Figaro, il primo ministro della Libia Baghdadi al-Mahmoudi ha aperto alla possibilità di colloqui che mettano fine alla crisi che da mesi sta attanagliando il Paese nordafricano. “Non abbiamo nessuna difficoltà a discutere con i membri del Cnt. Ci conosciamo bene, alcuni di loro facevano perfino parte del governo. In Libia – ha proseguito il premier – i legami rimangono molto connessi all’appartenenza tribale, possiamo risolvere in fretta le divergenze tra di noi”.
Troppe però le differenza di forze tra le due parti in gioco. “Una parte – ha aggiunto al-Mahmoudi – ha tutto il sostegno della Nato, dispone di aiuti finanziari internazionali, di forniture di armi e altri materiali. La nostra parte, quella del governo della Libia, non ha niente. Ma noi siamo pronti a dialogare”. Il problema, ha spiegato ancora il premier, “è che la Nato ha rafforzato il Cnt, ma se i bombardamenti cesseranno potremo molto rapidamente arrivare a un compromesso, ne sono sicuro”.
Il “cessate il fuoco simultaneo di tutte le parti” è la prima condizione indispensabile per dare il via ai colloqui, secondo al-Mahmoudi, il quale sostiene che Gheddafi “non interverrà nelle discussioni”. “Tutto deve essere libero – ha aggiunto – e il dialogo deve svolgersi sotto l’egida delle Nazioni unite e dell’Unione africana”. Il premier libico ha infine affermato che “tutto è possibile, la redazione di un testo costituzionale di riferimento, la libertà di espressione e anche un sistema politico democratico”.
Incontri con le forze occidentali, in realtà, ci sono già stati. In un’intervista alla stazione radiofonica France radio, il ministro degli Esteri di Parigi Alain Juppè ha infatti confermato di aver avuto un confronto con emissari di Muammar Gheddafi, secondo cui il colonnello “è pronto ad andarsene”. “Chiunque sia implicato nella guerra in Libia ha contatti con tutti gli altri”, ha detto il ministro, spiegando che i recenti colloqui non costituiscono negoziati con il governo di Tripoli. “Il regime libico – ha aggiunto Juppé – manda i suoi rappresentati dappertutto, in Turchia, a New York, a Parigi. Abbiamo ricevuto emissari secondo cui Gheddafi è pronto a lasciare e dobbiamo discuterne”.
Quello che però la Francia nega è di essere intermediario tra ribelli e governo. Il portavoce del ministero degli Esteri, Bernard Valero, ha ribadito infatti che i contatti con emissari di Gheddafi di cui ha parlato oggi Juppé non costituiscono negoziati. Valero ha sottolineato che “se i ribelli vogliono inviare messaggi” possono farlo da soli. Il portavoce si è rifiutato di identificare gli inviati libici che hanno intrattenuto colloqui con il governo di Parigi, spiegando solo che si tratta di persone vicine al colonnello, che hanno viaggiato in molte capitali in diverse parti del mondo.
Intanto però l’Assemblea nazionale francese ha approvato con 482 voti a favore e 27 contrari l’estensione dell’operazione militare in Libia oltre i quattro mesi. Il primo ministro François Fillon ha affermato prima del voto che dall’inizio dell’intervento il 19 marzo scorso “la situazione militare ha continuato a evolversi nella direzione giusta”. “L’uso della forza – ha aggiunto il premier – è sempre gravido di conseguenze, ma che valore avrebbero oggi le nostre domande e le critiche se Bengasi fosse caduta e se davanti ai nostri occhi fossero state giustiziate altre migliaia di civili?”. Fillon ha infine dichiarato che “chi oggi critica le nostre azioni criticherebbe in quel caso la nostra passività” e ha assicurato i deputati: “Come voi e con voi preferisco il rischio di un’azione alla certezza di una sconfitta morale”.
E la campagna aera della Nato non si ferma. Solo ieri sono stati oltre 100 i raid in Libia, che hanno colpito diversi obiettivi militari nell’ovest del Paese. L’Alleanza atlantica spiega di aver lanciato attacchi su un deposito di armi, tre complessi militari e sette veicoli dell’esercito fedele a Muammar Gheddafi. Inoltre oggi, attraverso il portavoce Mike Bracken, la Nato ha fatto sapere che i bombardamenti proseguiranno durante il Ramadan se le forze di Muammar Gheddafi attaccheranno le aree controllate dai ribelli durante il mese sacro per il mondo musulmano. Gli aerei della coalizione internazionale, spiega Bracken, aspetteranno per vedere se le truppe del colonnello cesseranno le operazioni militari durante il Ramadan, che inizia intorno al 1 agosto. Se gli attacchi non si fermeranno “allora credo che sia estremamente appropriato continuare a usare il mandato secondo cui la Nato deve proteggere le vite dei civili”. L’Alleanza teme che bombardare una nazione musulmana nel corso del mese sacro di preghiere, digiuni e riflessioni possa provocare reazioni violente in tutto il mondo islamico.

