Durante un ciclone a Stromboli, un padre e sua figlia soccorrono un naufrago impossibile: un uomo simbolo della tecnologia globale. Ma sull’isola delle Eolie, dove il vento spegne i telefoni e il vulcano decide per tutti, il futuro è costretto ad ascoltare l’umano: è il libro ‘Il destino ama l’ironia’ (eBook Kindle e cartaceo Amazon) di Renato Improta, romanzo contemporaneo ambientato a Stromboli, dove un evento naturale costringe un gruppo di persone comuni a confrontarsi con una figura simbolo del progresso tecnologico globale.
“Ho scritto questo libro perché volevo raccontare il nostro tempo senza trasformarlo in una predica sul futuro – racconta l’autore – Viviamo in un’epoca in cui tutto sembra dover essere previsto, misurato, automatizzato, ottimizzato. Ma la vita continua a presentarsi nel modo più antico: con un imprevisto, una figlia che ti mette davanti alla verità, un amico che ti prende in giro, un piatto di pasta preparato quando fuori il mondo si complica, una lettera che arriva tardi, un mare che decide per tutti. La tecnologia è importante. Sarebbe ingenuo negarlo, ma non basta a spiegare ciò che siamo. Volevo mettere un uomo comune, una bambina e una piccola comunità davanti a un simbolo della tecnologia globale, non per sconfiggerlo, ma per costringerlo ad ascoltare. Stromboli mi è sembrato il luogo giusto: un’isola bellissima e imprevedibile, dove la natura non è decorazione, ma presenza. Lì il futuro perde il segnale e l’umano torna a parlare”.

Durante il ciclone Harry, Renato arriva sull’isola con sua figlia Greta, amici di lunga data e una lettera chiusa nello zaino. Poi il mare restituisce un naufrago inatteso: un uomo abituato a ragionare in satelliti, razzi, reti e sistemi complessi, improvvisamente costretto a sedersi a tavola con persone che misurano il mondo in gesti concreti, ironia, memoria, cibo, vento e fragilità. Il romanzo racconta il conflitto tra tecnologia e umanità senza ridurlo a una contrapposizione semplice. Non è un attacco al futuro, né una celebrazione ingenua del progresso. È una storia sul limite, sull’ascolto e su ciò che resta umano quando le connessioni saltano.
Il cuore del libro, dunque, non è la tecnologia in sé, ma la domanda che la tecnologia rende inevitabile: che cosa resta dell’umano quando il futuro pretende di organizzare tutto?


