Sono 50 anni che ha lasciato pagine bianche, senza il vivido colore del brivido giallo con cui ha appassionato per decenni milioni di lettori. Era il 12 gennaio del 1976 quando Agatha Christie, nella sua Winterbrook House, nell’Oxfordshire, chiudeva non senza colpi di scena (scomparve il mese prima per 11 giorni senza lasciare traccia) il libro della sua vita lasciando a 86 anni in dote 60 romanzi polizieschi, centocinquanta racconti, due memoir ma soprattutto in eredità 2 miliardi di copie vendute in oltre 100 lingue, seconda solo alla Bibbia e a Shakespeare per diffusione mondiale.
Nelle sue opere, la scrittrice inglese, considerata una delle più influenti e prolifiche del XX secolo, continua ancora oggi a conquistare il lettore, attraverso i libri ma anche sul grande e piccolo schermo che non smettono mai di celebrare le sue opere da cui tanti ‘giallisti’ hanno tratto spunto. Ma come si dice ‘diffidare dalle imitazioni’.
Una vita per la letteratura
“La vita ha spesso una trama pessima. Preferisco di gran lunga i miei romanzi” ha sempre raccontato Christie che già da bambina divorava poesia inglese e scriveva componimenti coltivando oltre alla scrittura il canto lirico e il piano. Nel periodo della guerra ha prestato servizio come infermiera nell’ospedale di Torquay e nel 1917 con la qualifica di ‘assistente speziale’ ha lavorato come dispensatrice acquisendo competenze nell’ambito dei veleni, che risulteranno molto utili per la scrittura dei suoi romanzi già dal primo, ‘Poirot a Styles Court’. Sono proprio le sostanze tossiche e letali la sua arma preferita per un delitto.
Sempre nel periodo bellico, dall’incontro con molti rifugiati provenienti dal Belgio, ha fatto nascere la figura di Hercule Poirot, il più celebre investigatore dei suoi romanzi e uno dei più grandi personaggi del giallo di tutti i tempi.
Il trasferimento a Londra e il successo internazionale
Quando si trasferì nel 1919, insieme al marito, l’aviatore Archie, a Londra, l’editore John Lane le commissionò cinque romanzi. Fu l’inizio del successo. Gli anni successivi la videro viaggiare insieme al marito, da cui divorziò nel 1928, anno del suo primo viaggio sull’Orient Express. E proprio quelle atmosfere orientali segnarono per sempre il suo immaginario, dando vita a romanzi come ‘Assassinio sull’Orient Express’ e ‘Poirot sul Nilo’. Negli Anni ’30 vede nascere un altro personaggio iconico come Miss Marple che compare per la prima volta nel romanzo ‘La morte nel villaggio’.
Ha scritto e viaggiato fino a pochi mesi dalla sua morte collezionando successi e soddisfazioni, sfruttando il fascino della sua dote, quella di creare con maestria intrighi complessi e avvincenti, giocando con il lettore attraverso indizi nascosti in piena vista e false piste. Il tutto narrato con uno stile semplice, leggibile ma profondamente efficace nel quale combina suspense, personaggi memorabili e quell’umorismo britannico vincendo con cui ha creato mondi paralleli in cui logica e mistero si fondono.
Ma con un filo conduttore comune: l’assassino è sempre colpevole e spesso ha agito per avidità, soldi, vendetta, tutti motivi difficilmente condonabili, con cui è impossibile trovare punti di empatia. Niente aree grigie. Anche se si può condividere il punto di vista dell’assassino e le decisioni che lo portano a compiere azioni grette.

