Istat, oltre 5,4 milioni di persone in povertà assoluta nel 2025

Istat, oltre 5,4 milioni di persone in povertà assoluta nel 2025

Per Massimiliano Dona (Unc) restano “dati da Terzo Mondo”

Nel 2025 la povertà assoluta arretra rispetto al record negativo dell’anno precedente, ma non abbastanza. Lo certificano gli ultimi dati Istat, secondo il quale sono oltre 2,1 milioni le famiglie in condizione di povertà assoluta, per un totale di 5,4 milioni di individui. In termini percentuali, l’incidenza della povertà assoluta tra le famiglie è pari all’8,0%, stabile rispetto al 2024 (+8,4%), e al 9,3% tra le persone, anch’essa stabile rispetto all’anno precedente (+9,8%). Stabile, spiega il rapporto dell’istituto, anche l’incidenza della povertà relativa, che tra le famiglie si attesta al 10,8%, dal 10,9% del 2024, e tra gli individui al 14,8% (dal 14,9%). Sono oltre 2,8 milioni le famiglie in povertà relativa, per un totale di quasi 8,7 milioni di individui. I minori in povertà assoluta sono invece 1,13 milioni.

Al Nord 44,5% famiglie in povertà assoluta nel 2025, il 38,6% al Sud

Nel 2025 si conferma nel Mezzogiorno (coinvolge 813mila famiglie, il 9,6% delle residenti nella ripartizione) la più alta incidenza di nuclei familiari in stato di povertà assoluta, seguito dal Nord-ovest (568mila famiglie, 7,7%) e dal Nord-est (386mila famiglie, 7,4%); il Centro mostra, anche nel 2025, i valori più bassi (338mila famiglie, 6,3%). Lo registra l’Istat nel suo rapporto sulla povertà in Italia nel 2025. Tra le famiglie assolutamente povere, invece, il 38,6% risiede nel Mezzogiorno (39,8% nel 2024), il 45,3% al Nord (44,5% nel 2024) e il restante 16,1% al Centro (15,7% nel 2024). Anche tra gli individui i valori più elevati dell’incidenza di povertà assoluta (oltre l’11%) si osservano nel Sud e nelle Isole; seguono il Nord-ovest (8,8%) e il Centro (7,4%). L’incidenza di povertà assoluta diminuisce all’aumentare dell’età, passando dal 12,5% fra i minori (per un totale di 1 milione 136mila), al 12,1% fra i giovani di 18-34 anni (quasi 1 milione 198mila), all’8,9% per i 35-64enni e al 6,1% fra gli over 65 (oltre 891mila). L’intensità della povertà assoluta, che misura in termini percentuali quanto la spesa mensile delle famiglie povere sia mediamente al di sotto della linea di povertà (cioè “quanto poveri sono i poveri”), si conferma stabile a livello nazionale (18,5%), nel Nord (18,2%, con valori pari al 18,5% nel Nord-ovest e 17,8% nel Nord-est) e nel Centro (18,2%), mentre nel Mezzogiorno si segnala un lieve incremento: le stime salgono al 19,0%, dal 18,5% del 2024, per effetto dell’aumento nelle Isole (dove dal 17,0% si sale al 19,0%). Segnali di miglioramento rispetto al 2024, a livello nazionale, si osservano nei comuni più piccoli fino a 50mila abitanti (diversi dai comuni periferia area metropolitana), dove l’incidenza di povertà assoluta scende al 7,4% dall’8,9%. La povertà assoluta è invece stabile nei comuni sopra i 50mila abitanti, nei comuni periferici delle aree metropolitane, dove l’incidenza è pari all’8,9%, e nei comuni centro di area metropolitana, dove si attesta all’8,1%.Le dinamiche sono tuttavia differenziate nelle ripartizioni: la stabilità nei comuni centro di area metropolitana è la sintesi di una flessione dell’incidenza nel Nord, dove dall’8,2% scende al 5% (nel Nord-ovest al 4,2%), e di un aumento nel Centro dove sale all’8,3% (dal 4,1% del 2024). Il miglioramento nei comuni più piccoli (non periferici delle aree metropolitane) è invece trainato dal Centro, con valori pari al 5,4% (dal 7,9% del 2024), e dal Mezzogiorno, dove l’incidenza raggiunge l’8,2% (dall’11,0% del 2024).

Unione Nazionale Consumatori: “Restano dati da Terzo Mondo”

“Cala la povertà rispetto al record storico dello scorso anno, ma restano dati da Terzo Mondo, indegni di un Paese civile”. Lo afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori, commentando il dato Istat secondo il quale nel 2025 le famiglie in povertà assoluta si attestano all’8% del totale delle famiglie residenti. “Rispetto al 2024 si registra una diminuzione della povertà assoluta rispetto a tutti gli indicatori, sia rispetto al numero di famiglie, 2 mln e 105 mila contro il record di 2 mln e 224 mila del 2024, sia rispetto alla percentuale delle famiglie in povertà assoluta pari all’8% contro l’8,4% dell’anno precedente, sia rispetto al numero di individui, 5 milioni e 435 mila contro il primato storico dello scorso anno di 5 mln e 744 mila, sia rispetto alla percentuale di individui poveri, 9,3% contro 9,8%”, prosegue Dona, per cui però “se la diminuzione dei poveri è certo positiva, va detto che i parametri sono comunque tutti peggiori rispetto a quelli del 2021, prima che arrivasse il Governo Meloni. Insomma, c’è un miglioramento rispetto al dato peggiore di sempre, quello del 2024, ma si torna ai nastri di partenza con i poveri che si collocano tra quelli più bassi del 2021 e quelli più alti del 2022. Insomma, siamo ancora lontani dai valori precrisi, prima dello scoppio della guerra in Ucraina”.

Codacons: “In 10 anni + 836mila poveri rispetto al 2015”

“Nel 2025 il numero di famiglie in condizione di povertà assoluta risulta stabile sul 2024, ma l’andamento degli ultimi dieci anni rivela una crescita sensibile dei cittadini poveri che sono oggi 837mila in più rispetto al 2015”. Lo afferma il Codacons, commentando il report diffuso dall’Istat. “In base ai numeri dell’istituto di statistica nel 2015 le famiglie residenti in condizione di povertà assoluta erano 1.582.000, pari a 4.598.000 individui. Nel 2025 il numero è salito rispettivamente a 2.105.000 famiglie e 5.435.000 persone. Questo significa che rispetto a 10 anni fa si contano 523mila famiglie in più in condizione di povertà assoluta, e ben 837mila individui in più”, analizza il Codacons.”Nello stesso periodo l’incidenza della povertà assoluta passa dal 6,1% delle famiglie residenti del 2015 all’8% del 2025, mentre la popolazione povera sale dal 7,6% al 9,3%. Numeri che dimostrano in tutta la loro drammaticità come guerre, inflazione e caro-energia abbiano spinto una fetta di famiglie verso la soglia di povertà, riducendo redditi e capacità di spesa e aggravando le difficoltà economiche di una parte della popolazione”, conclude il Codacons.

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