Le donne in fabbrica sono il 21,5% e guadagnano il 12% in meno

Le donne in fabbrica sono il 21,5% e guadagnano il 12% in meno
Foto di archivio

E’ il quadro emerso da uno studio della Fiom che ha raccolto i dati di oltre 1.300 aziende

Le donne nelle fabbriche sono poche e vengono pagate meno. “È tempo che la condizione del lavoro femminile in questo Paese, e il fatto che le donne guadagnano strutturalmente meno, sia un argomento discusso davanti ai numeri. Ecco perché abbiamo fatto un’indagine sui dati di oltre 1.300 aziende”, spiega la segretaria nazionale Fiom Barbara Tebaldi, illustrando quanto emersa da uno studio del sindacato sulla situazione del personale nelle aziende metalmeccaniche con più di 50 dipendenti. Su oltre 500mila lavoratori monitorati, la presenza femminile si ferma ad appena il 21,5% e a loro spetta soltanto il 19,6% del monte retributivo annuo lordo, con un gender pay gap medio che si attesta al 12%

Il divario salariale è riconducibile a due elementi

“Per superare questo divario di salario è necessario che ci sia un intervento, una contrattazione collettiva e che si applichi correttamente la direttiva europea sulla parità salariale”, sottolinea Tebaldi per la quale i dati raccontano che il divario salariale è riconducibile a due elementi: “non vieni pagata per il lavoro che fai ma quando un’azienda unilateralmente che decide che vali o sei disponibile. Quando le aziende erogano da sole i premi li danno agli uomini. Il secondo elemento è il tempo: vengo assunta per lavorare otto ore ma se lo stipendio che prende dipende dalla disponibilità, strutturalmente sarà penalizzata perché il lavoro di cura è ancora a carico delle donne”.

La disparità nei ruoli aziendali

Il monitoraggio evidenzia una forte disparità nei ruoli aziendali: le donne rappresentano il 30,5% degli impiegati e il 23,1% dei quadri, ma scendono al 17,5% tra i dirigenti e al 12,2% tra le operaie. A questo si aggiunge un ricorso sproporzionato alle forme di flessibilità e riduzione dell’orario: lavora in part-time il 12,2% delle donne rispetto a solo l’1,3% degli uomini, mentre lo smart working coinvolge il 37,1% delle lavoratrici contro il 23,5% dei colleghi maschi. 

Il gender pay gap annuo

In termini economici, il divario medio annuo lordo è consistente in ogni inquadramento e la differenza in valore assoluto è più alto per i ruoli apicali: 29.977 euro in meno per le dirigenti, 7.955 euro per le impiegate, 6.788 euro per le quadri e 6.173 euro per le operaie. Nel salario strutturale definito dal contratto nazionale, il gap è dell’8,5% (dovuto principalmente al minor orario). La forbice si apre invece al 23,6% nel salario accessorio, legato alla contrattazione individuale. Al contrario, nei grandi gruppi industriali dove la contrattazione integrativa e la presenza del sindacato sono consolidate, spiega la Fiom, il divario scende all’8,3%.

Ecco perché, sottolinea il segretario Michele De Palma, “se c’è un antidoto al veleno del gender pay gap è la contrattazione a fronte di un sistema normativo che non garantisce un reale equilibrio sui luoghi di lavoro”. “Spero che la presidente del Consiglio Meloni guardi questi dati e spero di poter avere l’occasione con la ministra Calderone di poter affrontare il nostro bilancio e poi dopo anche le nostre proposte per cambiare la situazione”, conclude De Palma. 

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