Carburanti, il Codacons critica il governo: “Intervenire su extraprofitti, i bonus non abbassano i prezzi”

Carburanti, il Codacons critica il governo: “Intervenire su extraprofitti, i bonus non abbassano i prezzi”
Una stazione di rifornimento carburanti. (Foto: Valentina Stefanelli/LaPresse)

L’associazione dei consumatori: “Il caro-carburanti non è un problema che riguarda esclusivamente le famiglie con redditi più bassi”

No a bonus, social card o altri sostegni selettivi sulla base del reddito contro il caro-carburante. La strategia confermata dal governo per le misure che dovranno scattare dopo il 5 settembre rischia di trasformare un’emergenza che riguarda la generalità degli automobilisti in una misura di assistenza sociale, senza incidere minimamente sui prezzi alla pompa”. Lo afferma il Codacons commentando le indicazioni emerse al termine del Consiglio dei ministri. “Il caro-carburanti non è un problema che riguarda esclusivamente le famiglie con redditi più bassi e non può essere affrontato attraverso l’Isee”, afferma il Codacons, secondo cui “benzina e gasolio costano allo stesso modo per tutti e i rincari colpiscono indistintamente milioni di cittadini, lavoratori e famiglie”. Secondo l’associazione “limitare gli aiuti alle sole fasce di reddito più basse avrebbe inoltre l’effetto di lasciare ancora una volta completamente esposto il ceto medio, troppo ‘ricco’ per accedere ai sostegni ma non abbastanza da poter assorbire senza conseguenze il forte aumento dei costi per gli spostamenti”. Bonus, social card e agevolazioni selettive, inoltre, “non avrebbero alcun effetto diretto sul prezzo di benzina e gasolio: i listini alla pompa resterebbero invariati e milioni di automobilisti continuerebbero a pagare carburanti a prezzi elevati”, aggiunge il Codacons.

Per il Codacons la strada da seguire “deve essere quindi diversa: interventi automatici e generalizzati capaci di agire direttamente sul costo dei carburanti. In Italia esiste già il meccanismo delle accise mobili, che consente in determinate condizioni di utilizzare le maggiori entrate Iva generate dai rincari per ridurre la componente fiscale”. A tale strumento, spiega il Codacons, “deve essere affiancato un secondo meccanismo che utilizzi una quota degli extraprofitti e dei maggiori margini realizzati dalle grandi aziende per finanziare interventi di riduzione dei prezzi alla pompa. Le risorse dovrebbero arrivare in primo luogo dai grandi operatori del settore petrolifero ed energetico e, in presenza di effettivi extraprofitti, anche da altri comparti ad alta redditività, a partire da banche e assicurazioni”.

 Fapi: “Credito imposta per partite Iva e incentivi per veicoli elettrici”

“Il caro carburanti colpisce duramente milioni di partite Iva, artigiani, piccoli commercianti e professionisti che utilizzano quotidianamente l’automobile o un mezzo commerciale per svolgere la propria attività. Il Governo intervenga con un credito d’imposta sui costi sostenuti per benzina e gasolio e con incentivi specifici per l’acquisto di veicoli elettrici o a basse emissioni”. Lo dichiara Gino Sciotto, presidente nazionale della Fapi. “Per molte piccole attività il carburante non rappresenta una spesa accessoria, ma un costo indispensabile per lavorare, raggiungere i clienti, effettuare consegne e garantire servizi. L’aumento dei prezzi riduce ulteriormente margini già compressi dall’incremento dei costi energetici, delle materie prime e del credito”, aggiunge Sciotto, per il quale “occorre introdurre un credito d’imposta semplice, automatico e realmente accessibile, parametrato alle spese documentate per il carburante. Parallelamente, bisogna sostenere il rinnovo dei mezzi attraverso contributi destinati anche alle microimprese e ai lavoratori autonomi, senza procedure burocratiche complesse e con incentivi maggiori per chi sostituisce i veicoli più inquinanti”. “Le partite Iva, gli artigiani, i commercianti e i professionisti costituiscono una parte essenziale del tessuto economico e sociale italiano. Non possiamo abbandonare il ceto produttivo del Paese né lasciare che il caro carburanti si trasformi nell’ennesimo ostacolo alla sopravvivenza delle piccole attività”, conclude il presidente nazionale della Fapi. 

Unc: “Scendono i prezzi, ma non in autostrada”

 “Scendono i prezzi dei carburanti, ma non in autostrada. A differenza della rete stradale dove, anche se con il solito contagocce, benzina e gasolio diminuiscono di prezzo rispetto a ieri, in autostrada aumentano anche oggi: 10 cent in più per un pieno di gasolio di 50 litri e 20 cent per un rifornimento di benzina”. Lo denuncia Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori, commentando le medie Mimit, secondo le quali il gasolio in autostrada sale da 2,208 di ieri a 2,210 e la benzina da 2,092 a 2,096 euro al litro.”Una divergenza, un’asimmetria che, qualora ce ne fosse ancora bisogno, attesta che l’andamento del prezzo non dipende solo da quello del greggio, ma dalla possibilità maggiore o minore di poter speculare. In autostrada ci si può approfittare maggiormente degli ultimi rientri dalle vacanze e del fatto che la concorrenza è molto più limitata, essendo i distributori distanziati tra loro”, prosegue Dona.”Uniche due regioni in controtendenza, dove la benzina sale anche oggi, sono la Valle d’Aosta e Bolzano, anche se il rialzo è di solo un millesimo al litro. Il gasolio, invece, cala in tutta la rete stradale”, conclude Dona. 

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