Salvare Taranto con una svolta green affinché torni a essere leader in Europa nella produzione di acciaio. E’ questa la linea tracciata dal progetto del Gruppo Flacks per l’ex Ilva. Progetto che – viene spiegato – prevede “la costituzione di Flacksider, una nuova società partecipata da Flacks Group, dallo Stato e da due aziende strategiche del settore”.
La vendita del grande siderurgico jonico non è infatti ancora giunta a compimento.
Flacks non risparmia critiche a Jindal, un’ipotesi che rischia di “provocare uno shock occupazionale”. A differenza del tavolo tecnico di Flacks che è in grado di “garantire” la produzione, la bonifica, l’occupazione.
I dettagli del progetto ex Ilva
“Le recenti decisioni giudiziarie potrebbero determinare entro la fine di agosto lo spegnimento definitivo degli altoforni di Taranto – scrive il Gruppo Flacks – di fronte a questo scenario, il tavolo tecnico costituito da Flacks Group presenta una nuova proposta industriale in grado di garantire la continuità produttiva, avviare la bonifica ambientale del sito, tutelare l’occupazione e restituire all’Italia una siderurgia moderna, competitiva e sostenibile”.
La Flacksider
Il progetto – continua Flacks – prevede “la costituzione di Flacksider, una nuova società partecipata da Flacks Group, dallo Stato e da due aziende strategiche del settore. La nuova società garantirebbe l’immediata continuità delle attività produttive attraverso l’approvvigionamento dei semilavorati, evitando una crisi occupazionale nella fase di transizione e preservando il patrimonio di competenze dello stabilimento. Contestualmente verrebbero avviate la realizzazione del nuovo impianto siderurgico green di Danieli e la bonifica integrale del sito industriale“.
L’impianto e la tecnologia
“Il progetto rappresenta una vera svolta per Taranto – osserva ancora Flacks – prevista la costruzione di un impianto di ultima generazione basato sulla tecnologia di riduzione diretta del minerale (Dri) e su forni elettrici, capace di produrre acciai ad alto valore qualitativo e ad alte prestazioni, destinati ai settori più avanzati dell’industria europea, con emissioni drasticamente inferiori rispetto agli altoforni tradizionali”.
L’acciaio di qualità
“L’obiettivo non è soltanto decarbonizzare la produzione, ma riportare Taranto tra i principali poli europei per la produzione di acciai ‘premium’, rafforzando la competitività dell’intera filiera siderurgica italiana – prosegue Flacks – la realizzazione del nuovo stabilimento consentirebbe di sostituire progressivamente l’attuale ciclo produttivo, con il graduale riassorbimento dei lavoratori oggi impiegati nell’area a caldo nelle nuove linee produttive”.
Produzione a 4 milioni di tonnellate
Il Piano prevede “esclusivamente una limitata e temporanea riduzione dell’organico nella fase di transizione, destinata a essere completamente riassorbita in tempi brevi con l’entrata in funzione del nuovo impianto, evitando così una crisi occupazionale e preservando competenze e professionalità costruite in decenni di attività”. A regime “il nuovo impianto raggiungerebbe una capacità produttiva di circa 4 milioni di tonnellate di acciaio green all’anno, contribuendo a restituire all’Italia un polo siderurgico all’avanguardia, tecnologicamente avanzato e pienamente competitivo sui mercati internazionali”.
Il rischio Jindal
Di fronte a questa proposta – dice Flacks – “appare incomprensibile che continui a essere presa in considerazione l’ipotesi Jindal. Secondo le indiscrezioni emerse nelle ultime settimane, quella soluzione comporterebbe un drastico ridimensionamento dello stabilimento di Taranto, l’assenza di un reale progetto di bonifica ambientale e il trasferimento di una parte strategica della produzione in Oman. Una scelta di questo tipo rischierebbe di aprire una gravissima crisi occupazionale e sociale a Taranto, compromettendo il futuro di migliaia di famiglie, mettendo in difficoltà centinaia di imprese dell’indotto e riducendo in modo significativo la capacità produttiva italiana in un settore strategico”.
Disponibilità a presentare il Piano
Flacks Group ribadisce quindi “la piena disponibilità a presentare nel dettaglio il proprio Piano industriale, le coperture finanziarie e tutte le garanzie necessarie. La proposta rappresenta una soluzione concreta che coniuga continuità produttiva, tutela dell’occupazione, risanamento ambientale e rilancio competitivo della siderurgia italiana. Oggi esiste un’alternativa concreta”.
Per questo – conclude – riteniamo che scegliere “la soluzione Jindal senza una seria valutazione della nostra proposta significherebbe esporre Taranto a una gravissima crisi occupazionale, rinunciare alla bonifica del sito e privare l’Italia dell’opportunità di realizzare uno dei più moderni poli siderurgici green d’Europa, specializzato nella produzione di acciai ad alto valore aggiunto”.

