Dopo le audizioni di ieri su Documento di Finanza Pubblica (Dfp) nelle commissioni Bilancio di Camera e Senato, oggi la seconda tornata con gli interventi di Istat, Corte dei Conti, Banca d’Italia e Ufficio Parlamentare di Bilancio. Il presidente dell’Istat, Francesco Maria Chelli: “L’Istat, pur mantenendo un ruolo autonomo e indipendente come responsabile ultimo della qualità dei dati prodotti, svolge anche una funzione di coordinamento e di sintesi tra le diverse istituzioni nazionali coinvolte, a vario titolo, nella produzione dei dati di finanza pubblica (come la Banca d’Italia e il Ministero dell’Economia e delle Finanze – Mef), assicurando la coerenza tra le varie fonti informative nazionali. Il processo di validazione dei Conti di finanza pubblica prodotti dall’Istat da parte delle istituzioni comunitarie”, ha sottolineato Chelli, “segue modalità e tempistiche dettate dai regolamenti europei”.
“Stime conti pubblici complete ma non ancora definitive”
“L’attuale versione dei Conti acquisisce, in particolare, le più recenti evidenze sulle cessioni dei crediti d’imposta connessi al Superbonus per le spese sostenute nel corso del 2025. La normativa aveva infatti indicato il 16 marzo 2026 come data ultima per comunicare all’Agenzia delle Entrate la scelta di avvalersi della cessione del credito o dello sconto in fattura per le spese Superbonus sostenute nel 2025. Le informazioni inserite sono pertanto complete, sebbene non ancora definitive per la fisiologica stabilizzazione del dato relativo alla cessione dei crediti possibile nei prossimi mesi”.
“Spesa Superbonus per 2025 di poco inferiore a 8,4 mld”
La spesa relativa al Superbonus per il 2025 “è di poco inferiore a 8,4 miliardi”, in linea “con il valore dei crediti ceduti, comunicati all’Agenzia fino alla scadenza prevista del 16 marzo 2026, e depurati di tutte le irregolarità comunicate dall’Agenzia all’Istat, ha aggiunto ancora Chielli.
Istat: “Per uscire da procedura Ue serviva deficit/Pil al 2,94%”
Al fine di uscire dalla procedura Ue per deficit eccessivo, l’Italia avrebbe dovuto registrare “un valore del 2,94%” del rapporto deficit/Pil, che sarebbe “l’unico valore che avrebbe potuto portare il Paese al di fuori della procedura”, ha sottolineato invece Giovanni Savio, Direttore Centrale per la Contabilità Nazionale dell’Istat, in audizione sul Documento di Finanza Pubblica presso le Commissioni riunite Bilancio di Camera e Senato.
“Dinamica Pil 2026 meno positiva rispetto a IV trim. 2025”
“Le informazioni congiunturali disponibili per i primi mesi del 2026, il cui quadro informativo è ancora in fase di completamento, sembrano confermare una dinamica meno positiva per l’economia italiana rispetto a quanto rilevato nell’ultimo trimestre”, ha detto ancora Chelli. Nell’ultimo trimestre del 2025, ha sottolineato, “il Pil è cresciuto dello 0,3% (dopo +0,2% nel terzo)”.
“Inaspettata resilienza per interscambio commerciale Italia nel 2025”
“Nel 2025 l’interscambio commerciale dell’Italia ha evidenziato un’inaspettata resilienza rispetto alla forte instabilità che ha caratterizzato i mercati internazionali nel corso dell’anno: le esportazioni di beni in valore sono cresciute del 3,3% e le importazioni del 3,2%, con un surplus commerciale pari a 50,7 miliardi. Le esportazioni verso i paesi Ue sono risultate più vivaci (+4,2%, rispetto a +2,4% per i paesi extra Ue)”, ha aggiunto Chelli, specificando che “una tendenza opposta si osserva per le importazioni, con gli acquisti dall’area extra Ue che hanno registrato un aumento più ampio (+3,4%, rispetto a +2,9%)”.
“Retribuzioni contrattuali reali -7,8% tra I trim. ’21 e IV trim. ’25”
“Nel 2025 sia le retribuzioni contrattuali sia quelle di fatto sono aumentate più dell’inflazione, e questo ha garantito un ulteriore recupero”, nonostante il quale però “il divario resta significativo: tra il primo trimestre del 2021 e il quarto trimestre del 2025 le retribuzioni contrattuali si sono ridotte del 7,8% in termini reali”. Così Cristina Freguja, Direttrice della Direzione Centrale per le statistiche sociali e il welfare dell’Istat, intervenendo in audizione sul Documento di Finanza Pubblica presso le Commissioni riunite Bilancio di Camera e Senato.
Dell’Olio (M5S): “Istat sancisce crollo retribuzioni reali a -7,8%”
Dopo la crescita zero, dopo il fallimento degli obiettivi contabili, dopo tre anni di crollo della produzione industriale, in audizione sul Dfp l’Istat ha appena confermato che nel quarto trimestre del 2025 le retribuzioni reali fanno ancora segnare un -7,8% rispetto al primo trimestre 2021. Il tempo dei conti in ordine per Meloni non è mai esistito, il tempo delle frottole è invece stato costante”. Lo comunica il vicepresidente della Commissione bilancio della Camera, Gianmauro Dell’Olio (M5S), durante le audizioni sul Dfp a Montecitorio.
Boccia (Pd): “Audizioni confermano che governo ha fallito”
“Ieri Anci, Upi, Confindustria e sindacati hanno raccontato un Paese esposto a una crisi energetica e inflattiva molto pesante, con salari che non crescono e pensioni ‘mangiate’ dall’aumento dei prezzi. Intanto crollano gli investimenti, rallentano consumi e aumenta il numero degli inoccupati. Oggi l’Istat in audizione ha confermato che tra il primo trimestre del 2021 e il quarto trimestre del 2025 le retribuzioni contrattuali si sono ridotte del 7,8% in termini reali. Ma soprattutto Istat ci dice che il governo Meloni ha giocato con i numeri e non ha detto la verità al Paese: per uscire dalla procedura serviva il deficit al 2,94% del Pil. Una variazione molto più alta di quella su cui, per mesi, il governo ha puntato. La verità è che l’Italia oggi paga quattro anni di assenza di politica industriale, energetica e sociale da parte del Governo. È il fallimento di chi fino ad ora si è preoccupato solo di proteggere il proprio potere senza preoccuparsi della crescita e del sostegno a famiglie, imprese e territori”. Così il presidente dei senatori del Pd, Francesco Boccia.

