Social e giovani italiani, tra saturazione e voglia di detox

Social e giovani italiani, tra saturazione e voglia di detox
Foto d’archivio Ap/Weronika Peneshko

Prima lieve flessione dei giovani sui social. Il il 21° Rapporto sulla comunicazione del Censis e l’aumento dei lettori di libri di carta.

Sembrava un binomio indissolubile, invece ecco che arriva il primo lieve calo dei giovani italiani sui social. Attenzione, tra i ragazzi di 14-29 anni i social network restano un must, tuttavia si assiste a una leggera contrazione. Una notizia che arriva a 40 anni dal primo collegamento italiano a Internet, che ha segnato l’ingresso del Paese nella Rete globale.

Ma di che numeri parliamo? Il 74,8% dei giovani dichiara di utilizzare Instagram (-3,3% nel 2024); il 76,9% usa YouTube (contro il 77,6% dell’anno precedente), mentre  regge ancora TikTok con il 64,5% (erano il 64,2%). A dircelo è il 21° Rapporto sulla comunicazione del Censis, realizzato con la collaborazione di Intesa Sanpaolo, Mediaset, Rai e Tv2000, presentato oggi a Roma da Andrea Toma, Responsabile Area Economia, lavoro e territorio del Censis.

Stando al report, ai giovani piacciono le piattaforme di messaggistica (quasi totalmente rappresentati su WhatsApp con l’88,6%) e le multipurpose come Amazon (50,8%), dove però sono presenti in maniera ancor più significativa le altre fasce d’età. Resiste Spotify (la utilizza il 49,8%), e sono in espansione il mondo delle piattaforme di videogiochi (seguito dal 39,7%).

Dai social alla sorpresa libri

Fra le notizie più interessanti del report, anche la ripresa che nel 2025 del trend di crescita dei lettori di libri: il 42,4% degli italiani ha letto almeno un libro cartaceo, con un aumento del 2,3%. La ripresa non riguarda i lettori di e-book, che non superano il 13,8% (+0,4%).

Dopo l’abbuffata arriva il social detox

Non solo, l’abbuffata di social sembra aver innescato una voglia di disintossicazione. Se il 54,8% degli italiani dichiara di non aver mai sentito l’esigenza di prendersi una pausa dai social, il 38,1% ha invece avvertito l’esigenza di farlo, limitando il tempo di utilizzo, disattivando o eliminando l’account, o disinstallando le app. Anche se solo il 15,3% lo fa regolarmente. A spingere verso il detox digitale l’eccessiva distrazione legata ai social, il bisogno di recuperare tempo per sé e per attività offline, la sensazione di dipendenza e perfino un’influenza negativa sull’umore.

Social, notizie e fake news

Quanto all‘informazione e alle fonti privilegiate, i connazionali provano ad orientarsi in quelle che il Censis definisce le  paludi mediatiche alla ricerca di punti fermi. Così il 31,4% della popolazione verifica sempre o spesso la veridicità delle notizie diffuse dai media principali; il 59,5% cerca di evitare di informarsi attraverso i media più diffusi; il 58% (di cui il 23,1% sempre o spesso e il 34,9% a volte) legge come vengono riportate le notizie dai media più diffusi per scovare le interpretazioni ideologiche. 

Emerge anche la tendenza a informarsi non in maniera acritica o ingenua: il 60,6% è attento sempre, spesso o a volte a temi di cui i media più diffusi parlano poco o niente; il 64,6% ha l’abitudine di verificare le notizie riportate dai media indipendenti o dalle fonti alternative.

Quanto all’arrivo di ChatGpt e altri strumenti di intelligenza artificiale, la maggioranza degli italiani (il 61,6%) non si sente a proprio agio a informarsi attraverso un mezzo interamente generato dall’AI. Fra chi è favorevole (38,4%) a fare la differenza è la supervisione dei contenti da parte di esseri umani, mentre l’8,3% accetterebbe anche nel caso in cui fossero completamente gestiti dall’AI.

Tra i contrari, a suscitare diffidenza è proprio il rischio di disinformazione o fake news (34,8%),ma anche la tendenza a dare maggiore valore ad un prodotto creato dagli esseri umani (26,8%). Chissà per quanto tempo ancora.

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