L’Unione europea interviene sulla possibile crisi legata a carenze di carburanti per aerei per la chiusura dello Stretto di Hormuz legata alla guerra in Iran, negando l’emergenza ma dicendosi in caso pronta a intervenire. “Il Gruppo di coordinamento petrolifero si è riunito ieri e ha concluso che al momento non vi sono carenze di carburante nell’Unione europea, tuttavia ci stiamo preparando a possibili carenze di approvvigionamento di carburante per aerei, che rimangono motivo di preoccupazione. La preoccupazione è che le nostre raffinerie coprono circa il 70% del consumo dell’Ue, e il resto dipende ovviamente dalle importazioni. E se la situazione nello Stretto di Hormuz dovesse persistere, l’Unione europea si preparerà ad avviare possibili azioni coordinate per quanto riguarda i carburanti aerei”, ha detto la portavoce della Commissione europea, Anna-Kaisa Itkonen, nel briefing quotidiano con la stampa, rispondendo a una domanda sulle affermazioni dell’Agenzia Internazionale dell’Energia, secondo cui all’Europa restano sei settimane di carburante per aerei.
La portavoce Itkonen: “Fornitura, produzione e stoccaggio sono continui”
“Sulle varie valutazioni, compresa quella dell’Agenzia internazionale per l’energia, questa si riferiva all’Europa, che non è esattamente la stessa cosa dell’Unione europea. Ovviamente siamo pienamente consapevoli, riceviamo anche informazioni in tempo reale dalla nostra industria sulla situazione. Ma nonostante queste valutazioni su quanto tempo durerà, non significa che rimarremo completamente senza carburante per aerei. Il carburante per aerei fa parte di un mercato globale a fornitura continua ed è supportato da una continua produzione e stoccaggio”, rassicura Itkonen. “Quindi, anche in Europa, rimane una notevole capacità di approvvigionamento di carburante per aerei. Siamo ovviamente consapevoli, così come tutti gli altri, che i mercati del carburante per aerei sono in tensione e vengono monitorati attentamente. L’Unione Europea mantiene scorte di emergenza in conformità con la legislazione europea, che possono essere rilasciate se necessario. Finora, tuttavia, il mercato sta gestendo questa situazione di tensione senza che si verifichino carenze”, precisa.
Trasportounito, da lunedì 5 giorni di fermo in Italia per i camion
Trasportounito conferma il fermo di cinque giorni dell’autotrasporto a partire dalle ore 24 di domenica e fino al 24 aprile. “L’aumento nel costo dei Carburanti – afferma in una nota Maurizio Longo, segretario generale di Trasportounito – ha fatto deflagrare una crisi di una gravità senza precedenti; e ciò accade nella totale latitanza delle istituzioni e del ministero competente; paradossalmente l’unica istituzione che ha prestato attenzione all’autotrasporto è la commissione sciopero dei servizi pubblici essenziali che ha in modo reiterato provato a frapporre ostacoli a un fermo che è lo specchio di una imprenditoria ormai soffocata dai debiti e avviata inesorabilmente sulla strada del fallimento”.
Unatras conferma blocco nazionale dei trasporti
Il Comitato Esecutivo di Unatras, il coordinamento unitario delle federazioni nazionali dell’autotrasporto merci, convocato oggi a Roma ha deciso “la proclamazione del fermo nazionale dei servizi e di tutte le attività di trasporto, dando mandato all’ufficio di Presidenza di definire giornate e modalità attuative del blocco che saranno stabilite nel rispetto dei tempi dettati dal codice di autoregolamentazione dello sciopero di settore”.
“Questa è l’unica ed inevitabile decisione possibile, attesa dalla categoria, di fronte al silenzio assordante del Governo in questa fase drammatica a causa degli alti costi dei carburanti, che stanno di fatto determinando l’impossibilità di proseguire l’attività di trasporto merci per migliaia di imprese italiane”, afferma Unatras in una nota, spiegando che “i provvedimenti assunti finora dall’Esecutivo si sono rivelati insufficienti a coprire la portata del fenomeno e, per paradosso, hanno finito per danneggiare l’autotrasporto professionale che, non solo garantisce la continuità del trasporto delle merci, ma ha investito in ottica di sostenibilità ambientale e sicurezza stradale”. “È inconcepibile che le organizzazioni di rappresentanza aderenti ad Unatras, le quali hanno sempre tenuto un profilo di responsabilità verso le Istituzioni ed il Paese nonostante le ripetute grida d’allarme, non siano neanche state convocate dal Governo per avviare un confronto di merito sulla gravissima situazione che vive il settore”, ribadisce l’associazione.
“L’autotrasporto italiano, che conta 100mila imprese per 500mila lavoratori, decide di fermarsi per evitare danni ben peggiori continuando a viaggiare in perdita. Perché se si spegne l’Autotrasporto si spegne il Paese. Per scongiurare i devastanti effetti economici che questa drastica decisione comporta, il coordinamento Unatras ritiene fondamentale che il Governo agisca urgentemente per: l’emanazione del decreto attuativo del credito d’imposta già previsto e ristori compensativi del mancato rimborso accise pari a 200 euro ogni 1000 litri di gasolio acquistato; interventi a sostegno della liquidità delle imprese quale la sospensione dei versamenti contributivi e fiscali; l’attuazione dei provvedimenti normativi, il rafforzamento degli strumenti contrattuali e l’immediata compensazione dei rimborsi accise; l’adozione di un quadro di aiuti temporaneo a livello europeo”, aggiunge Unatras che “infine, in rappresentanza della quasi totalità della categoria, auspica che le forme isolate di protesta autorganizzate confluiscano nelle iniziative più appropriate che saranno attuate in conformità della legge”.

