Inflazione osservato speciale. Ancora, verrebbe da dire. Sono passati quattro anni dalla primavera del 2022 e, sia pure in una situazione definita ‘diversa’, la presidente della Bce Christine Lagarde si trova ancora a dover tranquillizzare l’Europa calando sul tavolo gli strumenti necessari: “Siamo pronti a una risposta forte“, dice mettendo davanti a tutto la necessità di mantenere questa flessibilità che lascia aperti a diverse possibilità di intervento.
Azione di politica monetaria decisa
“Se ci aspettiamo che l’inflazione si discosti in modo significativo e persistente dal target, la risposta deve essere adeguatamente forte o prolungata – afferma Lagarde intervenendo alla conferenza ‘The Ecb and its watchers’ a Francoforte – altrimenti, potrebbero innescarsi meccanismi autoalimentati e il rischio di disancoraggio delle aspettative diventerebbe acuto. La nostra strategia aggiornata è esplicita su questo punto: grandi e durature deviazioni richiedono un’azione di politica monetaria decisa“. Questa risposta può “evolvere verso una maggiore persistenza man mano che il ciclo di restrizione matura, per evitare che queste deviazioni si radichino”.
Non vogliamo avere le mani legate
Lagarde precisa che è “ancora troppo presto per dire dove ci collocheremo lungo questo spettro”. Tuttavia “stiamo entrando in questo shock da una posizione favorevole. L’orientamento della politica è sostanzialmente neutrale, l’inflazione è stata in linea con il target per circa un anno e le aspettative di inflazione di lungo periodo sono ben ancorate. Siamo pronti, se appropriato, a modificare la nostra politica in qualsiasi riunione“.
La presidente della Bce ricorda lo spazio di movimento entro cui ci si è mossi negli ultimi mesi. “Abbiamo adottato un approccio riunione per riunione, basato sui dati, senza pre-impegnarci su un percorso dei tassi – rileva Lagarde – non vogliamo avere le mani legate in un contesto in cui le prospettive possono cambiare rapidamente”; in passato invece “eravamo ancora vincolati da una forward guidance quando lo shock energetico ha colpito”, limitando la flessibilità di intervento. Per Lagarde l’attuale impostazione consente invece alla Bce di “mantenere piena agilità” nel rispondere a un contesto economico caratterizzato da elevata incertezza.
Scenario incerto per l’economia
“Ci troviamo di fronte a una profonda incertezza sul percorso dell’economia – dichiara Lagarde – nessuno di noi può risolvere l’incertezza su come evolverà la guerra in Iran“. Il conflitto sta rendendo “i contorni dello scenario economico ancora poco chiari”. Per Lagarde lo shock energetico legato alla crisi geopolitica rappresenta un fattore chiave di rischio, con possibili effetti sia sull’inflazione sia sulla crescita. “Se lo shock resta contenuto, l’impatto può essere limitato, ma se si intensifica o persiste la trasmissione all’economia potrebbe accelerare – spiega Lagarde – la Bce affronterà la situazione valutando attentamente natura, entità e durata dello shock” in un contesto globale segnato da elevata volatilità.
La lezione del 2022
“La risposta fiscale sarà importante. Politiche mirate possono contribuire ad attenuare lo shock, riducendo la domanda di energia e sostenendo le famiglie a basso reddito – rileva Lagarde – ma misure generalizzate e senza limiti possono aumentare eccessivamente la domanda e rafforzare la trasmissione dell’inflazione”. In un contesto di shock energetico – a causa delle conseguenze della guerra in Iran, ritenuta la più grande minaccia energetica della storia dall’Agenzia internazionale per l’energia – la distribuzione dell’onere tra imprese, lavoratori e governi sarà cruciale, evidenziando che “un aumento dei prezzi dell’energia rappresenta di fatto una tassa sui termini di scambio per l’area euro” che deve essere assorbita dall’economia. “Spero che i governi abbiano imparato la lezione del 2022“, fa presente ancora Lagarde.
Resta l’impegno sul target al 2%
“Non agiremo finché non avremo informazioni sufficienti su dimensione, durata e propagazione dello shock, ma non resteremo paralizzati dall’esitazione – conclude Lagarde – il nostro impegno a garantire un’inflazione al 2% nel medio termine è incondizionato. Siamo in una posizione diversa rispetto a quattro anni fa. Abbiamo una strategia costruita per un mondo più incerto e un insieme graduale di strumenti per rispondere. Partiamo da una base più solida, con l’inflazione vicina al target, aspettative ben ancorate e una politica monetaria su livelli sostanzialmente neutrali”.

