Dati, persone, crescita, la factory dell’intelligenza artificiale di Jakala

Dati, persone, crescita, la factory dell’intelligenza artificiale di Jakala

Si tratta di un modello operativo che integra tutto in un unico sistema responsabile. Al centro c’è il capitale cognitivo delle aziende: “L’AI diventa un fattore competitivo quando viene incorporata nei processi decisionali”.

Dati, persone, crescita. Questi i capisaldi della factory dell’intelligenza artificiale di Jakala, un modello operativo che integra tutto questo in un unico sistema responsabile, orchestrato su basi solide e governate. In questo modo l’intelligenza artificiale – viene spiegato – “crea valore quando aumenta l’efficacia dei processi aziendali: qualità delle decisioni, velocità di esecuzione, capacità di generare crescita”.

L’obiettivo non è l’automazione fine a sé stessa ma la costruzione di un sistema capace di apprendere, scalare e produrre impatto nel tempo. Al centro dell’AI factory c’è il capitale cognitivo delle aziende: dati, conoscenze e significati che spesso esistono ma non vengono utilizzati.

“L’AI diventa un fattore competitivo quando viene incorporata nei processi decisionali e operativi delle aziende – afferma Stefano Pedron, global ceo di Jakala – per questo stiamo lavorando con il modello dell’AI factory, una vera e propria fabbrica dell’intelligenza artificiale, pensata come un ecosistema ibrido in cui persone e agenti intelligenti lavorano insieme lungo tutte le fasi del processo, dalla strategia all’attivazione. La sfida centrale è saper orchestrare la collaborazione tra esseri umani e algoritmi. Per questo diventano cruciali nuove competenze e profili capaci di coordinare queste due dimensioni”.

Oggi molte aziende dichiarano di investire in AI, ma poche riescono a trasformare queste iniziative in risultati concreti. Il gap non è tecnologico ma organizzativo. La trasformazione è lenta perché richiede di riprogettare il modo in cui le imprese operano.

“Nella maggior parte dei casi vediamo organizzazioni che non hanno una visione chiara del proprio capitale cognitivo – osserva Pedron – i dati sono spesso frammentati, difficili da usare o addirittura non accessibili. Eppure è proprio lì che si trova la nuova materia prima. Il punto di svolta è questo: il dato, in sé, non ha valore. Il valore nasce quando se ne comprende il significato e lo si traduce in leve per rinnovare i processi dell’azienda”.

L’AI factory non rappresenta solo un’evoluzione dei modelli organizzativi aziendali ma una leva strategica per la competitività dell’intero sistema industriale europeo. È in questo contesto che Jakala si posiziona come player europeo della performance data-driven e AI-powered, traducendo l’innovazione tecnologica in impatto concreto per le imprese.

Un approccio che supera l’uso generalista dei large language model per puntare su modelli più specializzati e ancorati ai dati proprietari delle aziende, riducendo rumore ed errori e massimizzando l’impatto di business. “La competizione sull’AI non si gioca solo sulla potenza computazionale ma sulla capacità di trasformare il capitale cognitivo in risultati concreti – conclude Pedron – è qui che si decide la crescita delle imprese europee nei prossimi anni”.

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