Lo scudo del Golden power è stato usato 40 volte nel 2025. I dati sono contenuti nello studio ‘Golden power year in review 2025’ lanciati dall’osservatorio Golden power (un centro di ricerca indipendente, sull’applicazione, l’evoluzione giurisprudenziale e le prassi relative ai poteri speciali a protezione della sicurezza nazionale in Italia e nella Ue).
Il Golden power è uno strumento normativo, previsto in alcuni ordinamenti giuridici, che permette al governo di un Paese sovrano di bloccare o apporre particolari condizioni a specifiche operazioni finanziarie, che ricadano nell’interesse nazionale.
Il tema del resto è sempre più attuale. E il 2025 potrebbe esser considerato l’anno della svolta: la presidenza del Consiglio dei ministri ha esercitato il Golden power in 40 casi; di questi 38 sotto forma di condizioni e prescrizioni (in 22 casi in relazione nuove operazioni societarie, in due per modificare precedenti prescrizioni, in 14 casi in relazione a notifiche di piani annuali 5G) e due sotto forma di opposizione all’acquisto di partecipazioni, quindi di veti. Si stima poi che siano state trasmesse alla presidenza del Consiglio dei ministri oltre 900 comunicazioni tra notifiche e pre-notifiche.
Secondo l’analisi la maggior parte dei casi di esercizio dei poteri speciali in relazione a operazioni societarie nel 2025 ha riguardato l’acquisto di partecipazioni (17 casi), tendenzialmente di controllo, seguito dalla cessione di asset e rami d’azienda (4 casi). Il settore industriale maggiormente interessato dal Golden power è stato quello della difesa e aerospaziale (7 casi), seguito dal settore della salute (4 casi) e dell’elettronica avanzata (4 casi).
La Cina e gli Stati Uniti sono i Paesi di provenienza del maggior numero di investimenti in relazione a cui sono stati esercitati i poteri speciali nel 2025. In particolare, cinque investimenti provenienti dalla Cina e quattro dagli Usa sono stati sottoposti a condizioni o prescrizioni e i soli due veti del 2025 sono stati adottati proprio nei confronti di un investitore cinese e di un investitore statunitense.
Sul fronte della nazionalità degli investitori i dati confermano un impiego diffuso dello strumento del Golden power anche nei confronti di operazioni intra-Ue (sei casi) e intra-Italia (due casi). Con riferimento alla regione di appartenenza delle società italiane strategiche soggette all’esercizio della procedura, si osserva una concentrazione in Lombardia (7 imprese target) e nel Lazio (6 imprese target).
Le sentenze rese dal giudice amministrativo in tema di Golden power nel 2025 nell’ambito dei giudizi di revisione dei decreti della presidenza del Consiglio dei ministri sono complessivamente quattro: tre pronunciate dal Tar Lazio e una dal Consiglio di Stato.
Nell’ analisi si conferma nel complesso la natura strutturale del fenomeno di espansione dei poteri speciali preposti alla tutela degli asset strategici nazionali. Così come il fatto che il Golden power – spiega Michele Carpagnano, direttore scientifico dell’Osservatorio, docente di diritto Antitrust all’università di Trento e partner Dentons – sta evolvendo “da strumento di difesa passivo a strumento attivo al confine con la politica industriale, nella prospettiva di ricostruzione delle filiere strategiche e nell’ambito delle azioni volte a perseguire una maggiore autonomia strategica nazionale”.
Inoltre – osserva Luca Picotti, ricercatore dell’Osservatorio e saggista – “sempre maggiore centralità ha in questa fase storica il settore della difesa, non inteso in senso meramente tradizionale ma allargato tale da intercettare l’intera supply chain al suo servizio, dai materiali critici alle infrastrutture elettroniche. Non è un caso che vediamo aumentare le operazioni a doppia base giuridica, in cui imprese attive nell’elettronica avanzata o nella componentistica vengono ritenute rilevanti anche ai sensi dell’art. 1 sulla difesa. Un elemento che conferma la complessità dei settori industriali nella loro ibridazione e l’esigenza per le imprese di una analisi approfondita dei propri prodotti, dei clienti e delle tecnologie detenute”.
Sullo sfondo nel 2025 si è registrato il confronto istituzionale, ancora in corso con l’Unione europea, rispetto alla compatibilità della normativa Golden power italiana con il diritto dell’Ue, nonché il dibattito istituzionale relativo alla revisione del Regolamento Ide finalizzato a una maggiore uniformazione delle norme e delle procedure degli Stati membri.

