Ex Ilva, i commissari chiedono 7 miliardi di risarcimento ad ArcelorMittal

Ex Ilva, i commissari chiedono 7 miliardi di risarcimento ad ArcelorMittal

La richiesta è contenuta in un documento di sintesi dell’atto di citazione per danni, da cui emerge “un quadro unitario di responsabilità” come “tasselli di un articolato disegno predatorio”.

L’ex Ilva continua a non aver pace. Sono anni che nella grande fabbrica tarantina di acciaio non si ferma il ritmo incalzante della cronaca che la riguarda. Ieri purtroppo la morte di un operaio, precipitato da un’altezza di oltre 7 metri (sulle cause dell’incidente – fa sapere il ministro delle Imprese e del made in Italy Adolfo Urso – sta lavorando la magistratura), oggi con la richiesta di risarcimento per 7 miliardi di euro ad ArcelorMittal, avanzata dai commissari straordinari di Acciaierie d’Italia in as (amministrazione straordinaria).

I tre commissari (Giovanni Fiori, Giancarlo Quaranta, Davide Tabarelli) – secondo quanto emerge da un documento di sintesi dell’atto di citazione – hanno infatti avviato un’azione risarcitoria da 7 miliardi di euro contro gli amministratori e ArcelorMittal.

Il dissesto di Acciaierie d’Italia – viene spiegato – “culminato con l’accesso della società alla procedura di amministrazione straordinaria il 29 febbraio 2024 non sarebbe il frutto di errori gestionali isolati o di un improvviso peggioramento del contesto industriale“. Ma – si avverte – il prodotto di “un quadro unitario di responsabilità” messe insieme come “tasselli di un articolato disegno predatorio” durato sei anni. Sei lunghi anni che ritenuto abbiano portato danni ambientali, sanitari, sociali.

“Secondo quanto emerso all’esito delle complesse attività forensi di due diligence disposte dall’organo commissariale – affermano i commissari – si tratterebbe invece del risultato di una strategia unitaria, consapevole e protratta nel tempo, dal 2018 al 2024, attuata da ArcelorMittal avvalendosi dagli amministratori tempo per tempo in carica in Acciaierie d’Italia, finalizzata al sistematico ed unilaterale trasferimento di risorse in favore della multinazionale dell’acciaio“.

La malagestione del sito di Taranto

Acciaierie d’Italia (precedentemente denominata ArcelorMittal Italia) nasce nel 2018 come veicolo societario attraverso cui ArcelorMittal ha conseguito la gestione, sulla base del contratto di affitto (con obbligo condizionato di acquisto) dei rami d’azienda di Ilva, incluso lo stabilimento di Taranto – si fa presente nel documento – il presupposto che ha consentito ad ArcelorMittal di conseguire la disponibilità del predetto ramo d’azienda è sempre stata la realizzazione di ingenti investimenti, volti in particolare ad assicurare il rilancio produttivo e l’integrazione industriale e commerciale del sito siderurgico di Ilva“, indicando che si tratta di “promesse” che “tuttavia sarebbero state disattese fin dall’origine”.

La struttura parallela ‘bypassa’ il cda

“Questa situazione – continuano i commissari – oltre a presentare i connotati di condotte autonome di mala gestio ascrivibili agli amministratori, avrebbe anche rappresentato il fattore abilitante per il compimento di ulteriori illeciti, contribuendo peraltro a rendere particolarmente difficoltosa la rilevazione tempestiva dello stato di crisi della società e delle operazioni dannose per Acciaierie d’Italia. Ma non solo. La situazione di inadeguatezza organizzativa avrebbe anche agevolato la configurazione di una struttura di governance parallela all’interno di Acciaierie d’Italia composta dall’amministratore delegato e dai consulenti di sua fiducia, che avrebbe di fatto bypassato il consiglio di amministrazione, rispondendo direttamente ai vertici di ArcelorMittal. Questa scelta, già di per sé incompatibile con lo schema di affitto del ramo d’azienda (potenzialmente temporaneo), avrebbe compromesso irreversibilmente l’autonomia funzionale del ramo Ilva, rendendo Acciaierie d’Italia incapace di operare in continuità su base stand alone. Una decisione che, secondo gli esiti delle indagini compiuti dai commissari, avrebbe determinato una condizione di insolvenza prospettica già al momento del deconsolidamento dal gruppo ArcelorMittal avvenuto nel 2021″.

Disegno predatorio con impatto sul sistema economico

Dal “complesso delle circostanze emerse all’esito delle indagini disposte dalla gestione commissariale” emerge “un quadro unitario e continuativo di responsabilità potenzialmente ascrivibili a ArcelorMittal e agli amministratori di Acciaierie d’Italia: si è trattato non di episodi isolati ma di tasselli di un unico e articolato disegno predatorio, attuato dal 2018 al 2024. Le conseguenze che ne sono scaturite, oltre ad aver inciso sul patrimonio di Acciaierie d’Italia, hanno significativi riflessi sul Piano industriale, occupazionale, ambientale e sistemico, con un impatto non trascurabile sull’intero sistema economico nazionale“.

Ipotesi di responsabilità penali

I commissari affermano che si tratta di un “quadro che, se confermato in sede giudiziaria, potrebbe aprire la strada a responsabilità civili e penali di ampia portata, coinvolgendo amministratori e altri soggetti terzi che avrebbero concorso, consapevolmente, alla realizzazione del disegno predatorio di ArcelorMittal“.

Effetti sulla produzione di acciaio

Sul piano operativo, la gestione commissariale all’esito delle attività di indagine disposte ha anche appurato “l’esistenza di gravi carenze manutentive e danneggiamenti agli impianti di Ilva, con effetti diretti e dirompenti sulla capacità produttiva degli stabilimenti, da cui è scaturita una richiesta di risarcimento da parte di Ilva per 947,4 milioni di euro. Un deterioramento questo che potrebbe configurare un ulteriore responsabilità per danneggiamento del patrimonio aziendale e industriale“.

Possibile truffa sulle emissioni di CO2

Infine sono emerse “criticità nella dichiarazione dei livelli produttivi ai fini del rilascio dei certificati Ets che hanno già formato oggetto di un esposto dinanzi alla procura della Repubblica presso il tribunale di Milano per un’ipotesi di truffa aggravata legata alla possibile manipolazione dei dati sulle emissioni di CO2, finalizzata all’ottenimento di quote di emissione gratuite”.

Urso: “Risarcimento tra i più significativi della nostra storia”

“I legali dei commissari hanno presentato la richiesta di un risarcimento che ammonta a circa 7 miliardi per i danni, sembra arrecati in modo volontario, ai gestori” passati dall’ex Ilva ad ArcelorMittal, e – afferma Urso – “si tratta di una delle cause di risarcimento più significative della nostra storia“.

Urso si augura di concludere la trattativa con il gruppo Flacks

“Mi auguro che si possa concludere al meglio questa fase con l’assegnazione degli impianti a chi ha davvero intenzione di investire per il lancio produttivo di un sito così importante e strategico per l’Italia e per l’Europa sulla via della piena decarbonizzazione, così che il nostro Paese possa diventare nei prossimi anni un Paese capace di produrre acciaio green – conclude Urso a proposito della trattativa con il gruppo americano Flacks per l’assegnazione delle acciaierie ex Ilva di Taranto – già oggi noi siamo leader in Europa nella produzione di acciaio green con l’85% della produzione nazionale, realizzata nei forni elettrici, e anche i nuovi investimenti che abbiamo accompagnato e sostenuto, che saranno realizzati negli altri siti importanti come Terni e Piombino, saranno anch’essi con forni elettrici, cioè pienamente green. Dobbiamo completare questo processo difficile, sfidante, proprio a Taranto”.

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