L’emendamento dell’esecutivo al decreto transizione 5.0 che prevede che l’attivazione dei poteri speciali del golden power sulle operazioni del settore finanziario sarà subordinata al parere delle autorità competenti europee “rappresenta un tentativo di coniugare i presidi nel settore finanziario, a cui il governo non intende rinunciare, con la cornice europea, sì da evitare il prosieguo della procedura di infrazione”.
Lo scrive Luca Picotti, avvocato e saggista, membro dell’Osservatorio Golden Power, in uno dei primi commenti, all’indomani della notizia dell’emendamento.
L’analisi di Picotti
L’analisi di Picotti, condivisa con LaPresse, è che le modifiche proposte nell’emendamento, in esame al Senato e che adegua la normativa italiana dopo i rilievi di Bruxelles, possono essere lette attraverso una triplice lente. “Si cristallizza il principio, invero già contemplato dalla disciplina, della residualità dei poteri speciali rispetto alle regolamentazioni di settore, segnatamente rafforzato tramite richiamo espresso al quadro della vigilanza prudenziale e concorrenziale nelle operazioni bancarie. – scrive Picotti nel suo commento.- Lo si coordina a livello procedurale, in un’ottica di valorizzazione prioritaria delle autorizzazioni tecniche di settore (Bce e DgCom), per cui solo una volta emesse le stesse (e alla luce delle stesse) il governo potrà esercitare i poteri speciali”. E infine – prosegue Picotti – “si ribadisce, a scolpire i paradigmi di questa fase storica, quanto già affermato dal Tar Lazio, ossia che la sicurezza economica è una species della sicurezza nazionale – e dunque diventa fattore rilevante ai fini delle valutazioni Golden Power, seppure in prospettiva residuale e maggiormente coordinata con le autorità di settore, secondo il principio per cui solo laddove tali autorizzazioni tecniche non siano sufficienti a tutelare la sicurezza economica può allora entrare in gioco un intervento di ultima istanza governativo”.
In sostanza, spiega Picotti, “il governo non sembra intenzionato a rinunciare ad un presidio di ultima istanza nel settore finanziario anche con riferimento a operazioni infra-Ue e domestiche. La ‘proposta’ che fa all’Ue è quella di un maggiore coordinamento, una priorità alle autorizzazioni tecniche e dei margini di manovra più ristretti. Si certifica espressamente la residualità, ossia l’eccezionalità, che però rimane in astratto”. Di fronte all’interrogativo se ciò sia sufficiente per l’Unione europea, Picotti ammette che “non è dato saperlo”, ma sottolinea il tema della “necessità di una riforma organica della disciplina”. “I tempi di risposta alla procedura di infrazione mal si conciliavano con un intervento strutturale, sicché non rimaneva che la modifica ‘al volo’. – scrive l’esperto – Ciò non deve fare però dimenticare l’obiettivo: ossia una riscrittura complessiva di un testo ad oggi frammentato e frutto di un accavallarsi di decreti legge”. “Una riforma ragionata, condivisa, armonica. Adatta ai tempi e nuovi paradigmi, nonché ad un dato di fatto: ormai il Golden Power è uno strumento strutturale, parte integrante del sistema-paese”, sottolinea Picotti che invita a rifletterci per il 2026, “anche alla luce di quanto emergerà in sede di revisione europea del regolamento sugli investimenti esteri”.

