Nel 2024 il reddito disponibile delle famiglie per abitante del Mezzogiorno (17,8mila euro) si conferma il più basso del Paese, il suo valore è di poco inferiore al 70% di quello del Centro-Nord (25,9mila euro). Lo comunica l’Istat nel rapporto ‘Conti economici territoriali’ relativo agli anni 2022-24. Si tratta di stime definitive dei Conti economici territoriali per il 2022, di quelle semi-definitive per il 2023 e di quelle preliminari per il 2024, coerenti con i dati nazionali diffusi a settembre 2025. Nel 2024, sottolinea l’Istat, le famiglie residenti nel Nord-ovest hanno registrato il livello di reddito disponibile per abitante più elevato (27,1mila euro annui), seguite dal Nord-est (25,9mila euro) e dal Centro (24,1mila euro). Nel Mezzogiorno il reddito disponibile per abitante ha raggiunto 17,8mila euro (17,2mila euro del 2023), segnando un incremento del 3,7%. La graduatoria regionale del reddito disponibile per abitante del 2024 ha confermato sostanzialmente la struttura dell’anno precedente: al primo posto si è collocata la Provincia autonoma di Bolzano/Bozen, con 32,7mila euro correnti (31,8mila euro nel 2023), seguita dalla Lombardia (28,2mila euro) e dall’Emilia-Romagna (26,7mila euro). La Calabria è risultata all’ultimo posto, con 16,8mila euro (16,2mila euro nel 2023), preceduta da Campania e Sicilia (rispettivamente 17,2mila e 17,4mila euro).
Nel 2024 occupazione cresce più al Sud che in resto Paese
Nel 2024, l’input di lavoro complessivo, misurato in termini di numero di occupati, è aumentato a livello nazionale dell’1,6%. La crescita ha interessato tutte le ripartizioni territoriali, risultando più intensa nel Mezzogiorno, dove il numero degli occupati è aumentato del 2,2% rispetto al 2023.Il Nord-ovest ha mostrato una dinamica in linea con la media nazionale (1,6%), il Centro ha registrato un incremento leggermente superiore (+1,8%), mentre nel Nord-est l’aumento è stato più contenuto (0,8%). Lo comunica l’Istat nel rapporto ‘Conti economici territoriali’ relativo agli anni 2022-24. Si tratta di stime definitive dei Conti economici territoriali per il 2022, di quelle semi-definitive per il 2023 e di quelle preliminari per il 2024, coerenti con i dati nazionali diffusi a settembre 2025.In tutte le ripartizioni il principale contributo alla crescita della occupazione è provenuto dal comparto dei Servizi; seguono, ma con un impatto più modesto, le Costruzioni nel Mezzogiorno, nel Centro e nel Nord-est, e l’Industria nel Nord-est e nel Nord-ovest.
Nel Mezzogiorno la crescita occupazionale ha interessato tutti i settori economici ed è riconducibile in prevalenza all’andamento nei settori delle Costruzioni (+6,9%) e dei Servizi (+2,1%), che hanno registrato, in questa ripartizione, gli aumenti più consistenti. Da segnalare, inoltre, l’aumento degli occupati nel settore dell’Agricoltura, silvicoltura e pesca (+1,0%, a fronte dello 0,5% a livello nazionale).Nel Nord-ovest la crescita complessiva dell’input di lavoro è stata trainata principalmente dai settori dell’Agricoltura, silvicoltura e pesca (+2,7%) e dei Servizi (+2%). Si è confermato sostanzialmente stabile il numero di occupati nel settore delle Costruzioni (+0,1%, a fronte di una crescita del 3,8% a livello nazionale) e si è assistito ad una modesta crescita nel settore dell’Industria (+0,7%).L’incremento occupazionale nel Nord-est è stato invece sostenuto dalle dinamiche dei settori delle Costruzioni e dell’Industria, con incrementi nel numero degli occupati pari, rispettivamente, al 3,7% e all’1,1%. In Agricoltura la contrazione dell’occupazione è stata contenuta (-0,5%, a fronte di un incremento dello 0,5% a livello nazionale), mentre gli occupati dei Servizi sono cresciuti dello 0,6%.Nel Centro, l’aumento dell’occupazione nel 2024 si è concentrato prevalentemente nel settore delle Costruzioni (+4,3%). I settori dei Servizi e dell’Industria hanno segnato un aumento, rispettivamente, dell’1,9% e dell’0,8%, mentre il settore dell’Agricoltura ha mostrato una diminuzione (-1,5%)

