Manovra 2026, saltano le norme sulle pensioni. Schlein attacca: “Meloni ha tradito le promesse elettorali”

Manovra 2026, saltano le norme sulle pensioni. Schlein attacca: “Meloni ha tradito le promesse elettorali”

Ciriani: “Opportuno emendamento invece che decreto”

Vertice di governo sulla Manovra a palazzo Chigi, tra la premier, Giorgia Meloni, i vicepremier Antonio Tajani e Matteo Salvini e il ministro dell’economia Giancarlo Giorgetti. All’incontro hanno partecipato anche il viceministro all’Economia, Maurizio Leo, e il ministro per i rapporti con il Parlamento Luca Ciriani che si è poi recato in commissione Bilancio del Senato. 

Nella nuova formulazione dell’emendamento del governo alla Manovra 2026 saltano tutte le norme sulla previdenza assieme al capitolo sulla stretta sulle pensioni anticipate: via dunque l’ampliamento della platea per il fondo Inps sul Tfr e il silenzio-assenso entro 60 giorni sulla previdenza complementare per i neoassunti. Saltano poi le misure per il finanziamento della Zes e non figurano più le risorse previste per il credito d’imposta Transizione 4.0, che ammontavano a 1,3 miliardi per il 2026. Così come pure il nuovo contributo per lo stesso importo chiesto alle assicurazioni, attraverso il versamento a titolo di acconto pari all’85% del contributo sui premi delle assicurazioni dei veicoli e dei natanti.

Nella nuova versione dell’emendamento del governo alla manovra 2026 spunta un anticipo della ritenuta d’acconto per le fatture tra imprese: si prevede la misura a partire al 2028 con un’aliquota allo 0,5% che poi sale all’1% dal 2029.

Il gettito della misura viene calcolato in 734,5 milioni di euro che poi salgono a 1,469 miliardi a decorrere dal 2029 quando l’aliquota sale all’1%. La ritenuta deve essere operata con un’aliquota dello 0,5 per cento a decorrere dall’anno 2028 e dell’uno per cento a partire dal 2029, a titolo d’acconto delle imposte sui redditi, sui corrispettivi per le prestazioni di servizi e le cessioni di beni effettuate nell’esercizio di imprese da soggetti residenti e da stabili organizzazioni in Italia di soggetti non residenti che, al momento di ricevere il pagamento, non abbiano aderito alla proposta di concordato preventivo biennale o o che non si trovino in regime di adempimento collaborativo.

Manovra 2026: via libera a pacchetto su banche, affitti brevi e dividendi

Via libera in commissione Bilancio del Senato al pacchetto del governo che corregge la manovra sui temi degli affitti brevi, dei dividendi e del contributo sulle banche, frutto dell’accordo tra i leader della maggioranza.

Slitta l’aumento dell’età pensionabile per le forze ordine

Slitta l’aumento di tre mesi dell’età pensionabile per le forze dell’ordine previsto dalla Manovra a partire dal 2027. Approvata in commissione Bilancio del Senato una riformulazione in base alla quale scatta l’aumento di un mese all’anno, nel 2028, nel 2029 e nel 2030.

Inoltre, con un Dpcm, “su proposta del ministro della difesa, del ministro dell’interno e del ministro della giustizia, di concerto con il ministro dell’economia e delle finanze, nel rispetto degli equilibri di finanza pubblica” e tenuto conto dei limiti di spesa “sono individuate le specifiche professionalità cui, in ragione della specificità del peculiare impiego, l’ulteriore incremento ” possa “non trovare applicazione oppure si applichi parzialmente”. Vengono stanziate risorse per “20 milioni di euro per ciascuno degli anni 2027, 2028 e 2029 e 10 milioni di euro a decorrere dal 2030“. 

10 milioni per il Piano Casa nel 2026

Salta gran parte delle risorse del Piano Casa in Manovra. La riformulazione che riscrive un emendamento della Lega approvata in commissione Bilancio al Senato assegna, come nuovo stanziamento, solo 10 milioni per il 2026 al programma ‘Politiche abitative, urbane e territoriali’. Il maxi-emendamento del governo assegnava invece 150 milioni nel 2026 e altri 150 milioni nel 2027.

Si prevede inoltre la possibilità che le risorse (50 milioni nel 2027 e altri 50 nel 2028, già stanziati e attualmente attribuiti al Fondo per il contrasto del disagio abitativo) “contribuiscono” alle finalità del Piano Casa. “Oltre ai 660 milioni già stanziati ci sono 50 milioni per il 2027 e 50 milioni per il 2028” (che però sono già previsti, ndr), “tutto quello che ci sarà eventualmente in più dovrebbe arrivare nel decreto che dovrebbero fare entro fine anno”, afferma il capogruppo della Lega Massimiliano Romeo.

Borghi (Lega): “Su pensioni nostra vittoria, se diciamo no è no”

Vittoria della Lega sulle pensioni? “Direi di sì. Forse in passato degli atteggiamenti generosi, di accondiscendenza per riuscire a ottenere armonia nelle coalizioni e cose di questo tipo, erano stati forse fraintesi per mollezza. Io spero che adesso sia chiaro che la Lega se dice no e no e che non tollereremo nessun tipo di aumento dell’età pensionabile né adesso né in futuro”. Lo ha detto il senatore della Lega, Claudio Borghi, parlando con i cronisti a margine dei lavori sulla manovra in commissione Bilancio al Senato. “Discorso chiuso” sulle pensioni “adesso, l’anno prossimo, fra due anni”, ha aggiunto.

Casasco (FI): “Necessario intervenire su spesa per assistenza pensionistica”

“Sul tema pensionistico, c’è una questione importante, che è quella della denatalità e, soprattutto, della tenuta del sistema sociale. Il sistema sociale oggi regge grazie al boom industriale degli anni ’60 e ’70: dobbiamo cercare di aumentare il denominatore, cioè il PIL, e questa è la prima ricetta. Allungare l’età pensionabile richiede una grande attenzione sulla spesa“.

“Il sistema pensionistico oggi è sotto controllo, ma non lo è l’assistenza, che costa 185 miliardi: è evidente che bisogna intervenire su questa voce di spesa. Se pensiamo che oggi in Italia più di 31 milioni di cittadini hanno presentato la domanda ISEE, c’è qualcosa che non torna. È evidente che dobbiamo mettere sotto controllo la spesa per l’assistenza, che è doverosa per chi ne ha diritto, ma credo che ci sia un’esagerazione”. Così Maurizio Casasco, deputato di Forza Italia e responsabile del dipartimento economia del partito, intervenendo a Inside 24.

Il Pd: “Giorgetti delegittimato, maggioranza in frantumi”

“Quanto accaduto ieri notte è un fatto politico di grande rilevanza. Il ministro Giorgetti è stato platealmente delegittimato dal suo stesso partito, vittima del tentativo affannoso di Salvini di salvare la faccia disconoscendo la stretta pensionistica contenuta nell’emendamento governativo da lui approvato poche ore prima. Il risultato di questo cortocircuito è sotto gli occhi di tutti: una maggioranza nel pallone e una Lega dilaniata da una resa dei conti interna con il proprio ministro dell’Economia”. Così in una nota Antonio Misiani, responsabile Economia nella segreteria nazionale del Pd.

“La verità è che ieri i partiti della maggioranza, e in particolare la Lega, hanno giocato cinicamente una partita di potere sulla pelle dei lavoratori italiani, usati come merce di scambio nelle guerre intestine del centrodestra. Da oggi la narrazione di una maggioranza e di un governo compatti va definitivamente in frantumi. La realtà è ben diversa: siamo di fronte a una compagine politica senza bussola, concentrata esclusivamente sulla spartizione e sulla gestione del potere e del tutto priva di una strategia per rimettere in moto un Paese che si è fermato”, conclude.

Schlein: “Gravissimo colpo di mano, tradimento di Meloni”

“È gravissimo il colpo di mano tentato in sordina sulla Manovra perché non si scherza sui sacrifici di una vita di chi ha lavorato. Sulle pensioni si consuma il più alto tradimento delle promesse elettorali del governo Meloni”, ha detto la segretaria dem Elly Schlein durante la conferenza stampa convocata al Senato sul tema pensioni in Manovra. “La maggioranza si è rotta per le loro divisioni, ha tentato il colpo di mano ma siamo riusciti a fermarla“, ha aggiunto.

Renzi: “Giorgetti ha perso la faccia”

“Nell’attesa noi lavoriamo in Senato sperando che prima o poi il Governo decida di farci votare la Legge di Bilancio. Pare che non ci faranno nemmeno votare la Start Tax che avevamo proposto alla Leopolda. Ancora ieri sera stavano litigando sulle misure per le imprese e sulla Legge Fornero che comunque vada non aboliranno nemmeno stavolta, come è ovvio: penso davvero che Meloni e Salvini dovrebbero essere ‘spernacchiati’ a vita (ho messo questa parola tra virgolette perché è una parola usata da Salvini, se cliccate qui avrete conferma alla fonte). Nel frattempo, comunque finisca la telenovela emendamento, Giorgetti ha perso la faccia”. Lo scrive il leader di Italia viva, Matteo Renzi, nella sua Enews di oggi.

Crosetto: “Notizie fuorvianti su emendamento, nessuna riconversione”

“Molti quotidiani riportano oggi la ‘notizia’ di un emendamento alla legge di Bilancio, approvato dal governo, che ‘consentirebbe la riconversione di fabbriche e aziende industriali alla produzione di armamenti attraverso procedure accelerate’. E la chiamano informazione. Nello stesso solco di superficialità troviamo dichiarazioni di vari esponenti politici. Per amore della verità, della quale mi pare ormai non interessi nulla a nessuno, ritengo doveroso informare che l’emendamento in questione, contrariamente a quanto scritto e detto, non mira né a ‘trasformare le fabbriche italiane in luoghi di produzione di armi’ né, tantomeno, a ‘trasformare l’economia italiana in un’economia di guerra’”. Cosi il Ministro della Difesa Guido Crosetto in una nota.

L’emendamento – tra l’altro di iniziativa parlamentare e non proposto dalla Difesa – si inserisce in un quadro di coerenza con gli indirizzi europei recentemente delineati dalla Commissione europea nell’ambito del cosiddetto pacchetto omnibus difesa e contribuisce, in particolare, a una ricognizione delle aree in cui già insistono complessi industriali del settore difesa, al fine di consentire, su tali insediamenti, interventi di semplificazione amministrativa e di riduzione degli oneri burocratici, senza alcuna intenzione né possibilità di estendere ad altre questa corsia burocratica accelerata”, si legge ancora nella nota.

“L’intervento normativo ha un obiettivo circoscritto e chiaramente definito: rafforzare le capacità industriali e infrastrutturali del comparto della difesa, senza introdurre alcuna modifica strutturale o sistemica all’assetto economico generale del Paese. Si tratta dunque di misure volte a rendere più efficienti processi già esistenti, accelerando lo sviluppo di capacità industriali e infrastrutturali strategiche, senza estensioni indiscriminate né riconversioni del tessuto produttivo nazionale. Prima di scrivere o dire sciocchezze sarebbe consigliabile informarsi”, conclude la nota.

Urso: “13 miliardi per imprese, Piano 5.0 sarà più semplice”

Tra iperammortamento, contratti di sviluppo e Nuova Sabatini, “il bilancio dello Stato metterà a disposizione delle imprese 13 miliardi di euro per sostenere gli investimenti in beni strumentali avanzati e impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili”. Così il ministro delle Imprese e del made in Italy, Adolfo Urso, in un’intervista a ‘Italia Oggi’, parlando della Manovra.

“Il Piano 5.0 sarà più semplice e accessibile a tutte le aziende, incluse le energivore”, aggiunge il titolare del Mimit, secondo cui anche il Fondo di garanzia Pmi sarà rivisto “per favorire le soluzioni transattive e l’adesione alle procedure negoziate di gestione della crisi d’impresa”. Ma, sul versante incentivi, l’anno che verrà sarà comunque di “Purgatorio” per l’azienda del Centro-Nord che investe, in attesa che l’iperammortamento entri a regime con la dichiarazione dei redditi per il 2026. “Resta l’impegno” per il vecchio bonus 5.0 “a garantire il beneficio a tutte le imprese che ne avranno diritto”, sottolinea Urso.

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