Il nuovo rapporto Censis, arrivato alla sua 59a edizione, delinea l’immagine dell’Italia di oggi: sempre più vecchia, con il ceto medio in grave affanno e le famiglie che investono sempre meno nella cultura. Lo studio, elaborato su dati Istat, rileva che negli ultimi 20 anni, tra il 2004 e il 2024, la spesa per la cultura delle famiglie italiane si è considerevolmente ridotta (-34,6%), attestandosi nell’ultimo anno appena sopra i 12 miliardi di euro: una cifra che corrisponde solo a poco più di un terzo di quanto spendiamo nell’insieme per smartphone e computer (quasi 14,5 miliardi nel 2024: +723,3% negli ultimi vent’anni) e per i servizi di telefonia e traffico dati (17,5 miliardi).
La caduta dei consumi culturali privati complessivi è riconducibile soprattutto alla forte contrazione della spesa per giornali (-48,3%) e libri (-24,6%). Gli altri consumi di beni e servizi culturali degli italiani non sono affatto diminuiti: la spesa delle famiglie per queste voci è aumentata rispettivamente del 14,2% e del 28,9%. L’offerta culturale diventa sempre più un dispositivo esperienziale.
Nell’ultimo anno per il Censis il 45,5% degli italiani ha assistito almeno una volta a uno spettacolo cinematografico, il 24,7% a eventi musicali, il 22,0% a spettacoli teatrali, il 10,8% ai concerti di musica classica e all’opera. Sia il teatro (+1,7% nel periodo 2019-2024), sia i concerti (+0,9% per la musica classica, +4,5% per gli altri concerti musicali) sono state attrazioni condivise da porzioni crescenti della popolazione. Nel 2024 i musei e le mostre sono stati visitati almeno una volta dal 33,6% degli italiani (rispetto al 31,8% del 2019), i siti archeologici e i monumenti dal 30,9% (rispetto al 27,4% del 2019).
Nel 2024 la spesa per i soggiorni culturali e nelle città d’arte dei viaggiatori stranieri ha registrato un incremento del 7,1% rispetto al 2023, raggiungendo una quota pari al 56,4% del totale della spesa per vacanze sul territorio nazionale. L’escursionismo culturale, confermandosi come la tipologia di turismo largamente preferita dagli stranieri, ha coinvolto quasi 20 milioni di persone (+4,6% rispetto al 2023), pari al 55,9% dei 35 milioni di viaggiatori arrivati dall’estero. La tendenza si consolida. Nel primo semestre del 2025 la spesa dei turisti stranieri per vacanze trascorse in Italia segna un +13,5% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
Rapporto Censis 2025: ceto medio in grave affanno
Il ceto medio, inoltre, secondo il Censis sta vivendo in uno stato febbrile: nella stagnazione, in una condizione di grave affanno o, peggio ancora, rischia di perdere lo status socio-economico faticosamente conquistato nel tempo. Nel 2024 il valore medio delle retribuzioni annue risulta inferiore dell’8,7% in termini reali rispetto al 2007. E nello stesso periodo di tempo il potere d’acquisto pro capite ha subito un taglio del 6,1%, nonostante il recente parziale recupero (+2,0% tra il 2022 e il 2024). In vent’anni, dal 2004 al 2024, il numero dei titolari d’impresa in Italia si è assottigliato da oltre 3,4 milioni a poco più di 2,8 milioni, con una riduzione del 17,0% (quasi 585.000 imprenditori in meno). In particolare, i giovani imprenditori con meno di 30 anni sono diminuiti nello stesso periodo del 46,2% (quasi 132.000 in meno).
Nel 2024 più di 500mila infortuni sul lavoro, oltre 1000 mortali
Nel 2024 in Italia sono stati denunciati 518.497 infortuni sul lavoro, 22 ogni 1.000 occupati. Di questi, 1.191 hanno avuto un esito mortale, si legge ancora nel 59° rapporto Censis. “Negli ultimi dieci anni gli occupati sono aumentati (+9,2% dal 2014 al 2024) e gli infortuni si sono ridotti (-10,7%), ma quelli mortali sono in lieve aumento (+0,8% nel decennio). Nel primo semestre del 2025 gli infortuni sul lavoro sono stati 249.549, diminuiti dello 0,5% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Aumentano invece i casi mortali: sono stati 495, il 7,1% in più. Nel 2024 si sono registrate anche 88.384 malattie professionali: 3,7 ogni 1.000 occupati, in crescita del 54,1% negli ultimi dieci anni e del 21,8% solo nell’ultimo anno.
Nei primi sei mesi del 2025 le malattie professionali aumentano ancora del 12,0%. Il primo fattore di rischio sul lavoro è dato dal genere: nell’ultimo anno il 65,1% degli infortuni è occorso a uomini e il 92,0% dei morti sul lavoro era di sesso maschile. Inoltre, gli incidenti sul lavoro sono più frequenti tra gli stranieri: nel 2024 il 23,0% di tutti gli infortuni ha riguardato un lavoratore straniero, ma gli occupati di nazionalità estera rappresentano solo il 10,5% del totale dei lavoratori. Un altro fattore di rischio è legato all’età: nel 2024 gli infortuni che hanno coinvolto i giovani di 15-24 anni sono stati 62.050, il 12,0% del totale (61 sono stati mortali), ma gli occupati in quella fascia di età erano solo il 4,8% del totale.
Oltre 5,4 milioni di stranieri vivono in Italia, 9,2% della popolazione
Sono più di 5,4 milioni gli stranieri che vivono in Italia (il 9,2% della popolazione residente), ma la gran parte si trova in condizioni di marginalità. Il 29,0% dei lavoratori stranieri – si legge ancora nel report Censis – (che sono in totale 2.514.000, ovvero il 10,5% degli occupati) è a tempo determinato o ha un impiego part time involontario (tra gli italiani la quota corrispondente si ferma al 17,2%). Il 29,4% svolge un lavoro non qualificato (l’8,0% tra gli italiani) e il 55,4% degli occupati stranieri laureati risulta sovraqualificato, ovvero possiede un titolo di studio troppo elevato per il lavoro svolto (il 18,7% tra gli italiani).
Il 35,6% degli stranieri vive sotto la soglia della povertà assoluta (il 7,4% tra gli italiani). Siamo inclini a guardare con favore gli stranieri quando svolgono lavori faticosi e poco qualificati, o quando accudiscono gli anziani e i bambini, ma non siamo propensi a concedere loro gli stessi diritti di cittadinanza degli autoctoni. Il 63% degli italiani pensa che i flussi in ingresso degli immigrati vadano limitati, il 59% è convinto che un quartiere si degrada quando sono presenti tanti immigrati, il 54% percepisce gli stranieri come un pericolo per l’identità e la cultura nazionali, solo il 37% consentirebbe l’accesso ai concorsi pubblici a chi non possiede la cittadinanza italiana e solo il 38% è favorevole a concedere agli stranieri il voto alle elezioni amministrative.

