Il mantra è ormai chiaro: taglio dell’Irpef, che significa dar sollievo al ceto medio perché recuperi una boccata d’ossigeno e un po’ di capacità di spesa, magari spingendosi fino ai redditi fino a 60mila euro.
Un fisco ‘amico’, che non è certo quello che ‘spia’ nei conti correnti dei cittadini: l’ipotesi – formulata dalla commissione per il riordino della riscossione in capo al Mef e dunque al vaglio del Tesoro – di consentire all’agenzia delle entrate di accedere ai conti correnti bancari per agevolare i pignoramenti viene immediatamente stoppata dal titolare Giancarlo Giorgetti: “È una vecchia proposta che rimarrà una proposta, a me non è ancora arrivata. Quando arriverà ovviamente leggerò ma non credo proprio che ci siano le condizioni per fare una roba del genere”.
Taglio Irpef per redditi fino a 60mila euro
Il lavoro è invece impegnativo per la questione Irpef, un’opera molto complessa, la definisce il viceministro all’Economia Maurizio Leo, perché resta il solito nodo delle risorse, ma è una “priorità avvertita da tutti”, assicura. Nelle simulazioni dei tecnici del Mef c’è la fascia da 28mila a 50mila euro, con la riduzione dell’aliquota che oggi è del 35 al 33%, ma c’è anche l’ipotesi di “eventualmente allargarci sino ai 60mila euro, quindi abbracciare i soggetti che hanno redditi che superano i 50 sino ai 60mila euro”, annuncia parlando a Telefisco del Sole24Ore.
Così strutturata, la rimodulazione Irpef interesserebbe 13,6 milioni di contribuenti. Al taglio dell’aliquota “si può aggiungere anche un meccanismo di rivalutazione, di rivisitazione delle detrazioni, in relazione alla composizione del nucleo familiare, però sono dei temi che vanno trattati congiuntamente”, spiega Leo.
Bonus casa anche nel 2026
Nei piani c’è anche il mantenimento per il prossimo anno del bonus per le ristrutturazioni. “Insieme al ministro Giorgetti, stiamo lavorando per cercare di portare al 50% le detrazioni fiscali per le ristrutturazioni delle abitazioni anche nel 2026, oggi al 36%, e valutiamo di rendere possibile usufruirne in cinque anni anziché 10, rendendo l’ecobonus più immediato e conveniente. Con queste misure vogliamo aiutare le famiglie, sostenere l’edilizia – settore chiave per l’economia – e promuovere la riqualificazione delle città, nel rispetto delle risorse pubbliche”, spiega la viceministra all’ambiente, Vannia Gava.
“Confidiamo che questa notizia sia indicativa della volontà del governo di procedere a una rivisitazione generale del sistema degli incentivi per l’edilizia – il commento del presidente di Confedilizia, Giorgio Spaziani Testa – che consenta di sostenere adeguatamente alcune tipologie di interventi da intendersi come prioritarie, quali quelli di miglioramento sismico, di efficientamento energetico e di eliminazione delle barriere architettoniche”.
Le richieste di Confindustria
Sul versante imprese, Confindustria continua a chiedere che la discussione non si fermi alla manovra: “Credo che questo Paese debba avere coraggio in una visione di politica industriale a lungo termine”, ripete il presidente Emanuele Orsini, pronto a discuterne con l’esecutivo. “Noi abbiamo in scadenza quasi tutte le misure a sostegno dell’impresa – aggiunge – Per fare ricerca e sviluppo oggi devo dire che le iniziative non ci sono, quindi quello che noi stiamo dicendo è proviamo a costruire insieme un progetto che comunque metta al centro l’industria”.

