Sulle auto continua la partita per cercare di risollevare il settore. Dopo Byd anche Federauto – la Federazione dei concessionari – si schiera contro gli incentivi così come configurati perché con troppi limiti per il consumatore.
“Siamo contrari agli incentivi perché alterano il mercato e perché per esperienza abbiamo notato che negli ultimi anni il mercato non è migliorato – ha affermato Massimo Artusi, presidente di Federauto – anzi è peggiorato perché si crea attesa per i consumatori e per i concessionari, per le case auto portano picchi di produzione e poi dei vuoti“.
Parole che di fatto ribadiscono la posizione storica di Byd che nelle scorse settimane, proprio per queste ragioni ha lanciato un nuovo bonus per le auto elettriche con l’iniziativa “Casi-No Incentivi’, un’attività di sostegno agli incentivi statali. Diversamente dai tradizionali incentivi statali- ha spiegato Byd – non sono previste prenotazioni preventive, non ci sono fondi da esaurire e non è richiesto un iter approvativo ma è richiesto passare in un punto vendita della rete Byd entro il 30 settembre 2025. Il messaggio di Byd nell’annunciare l’iniziativa è stato : “Prima la confusione di regole, la burocrazia e le corse contro il tempo. Poi la lotteria delle prenotazioni, i molteplici processi approvativi, i fondi prima assegnati e poi revocati, per questa ragione, in caso di rottamazione, riconosciamo sulla nostra gamma fino a 10.000 euro di bonus Byd“.
Gli incentivi – ha rilevato Artusi – prevedono una serie di limiti per essere utilizzati. Come l’Isee, la rottamazione, vivere nelle aree urbane funzionali e l’eco-score sul modello francese. Una serie di paletti che per Federauto probabilmente limiteranno la possibilità di poterli utilizzare. “Senza contare – ha aggiunto – che si rivolgono solo all’elettrico senza peraltro avere un grande impatto sulla quota dell’elettrico che resterà al 5% e non arriverà al 6%”. Secondo Artusi, “gli incentivi quindi non avranno un grande impatto per i concessionari“. Il presidente di Federauto ha poi ricordato che “se anche si spendessero tutti i 597 milioni il ministero stima la sostituzione di 38mila vetture, una goccia nel mare considerando che il parco circolante è di quasi 41 milioni di auto”.

