Francia, Dg Business France: “2022 record per investimenti italiani”

Francia, Dg Business France: “2022 record per investimenti italiani”

Laurent Saint-Martin: “Il numero di progetti censiti – 139 – è aumentato del 45% e quello dei posti di lavoro creati o mantenuti – 2.656 – è cresciuto di pari passo”

Il 2022 è stato un anno record per gli investimenti italiani in Francia: il numero di progetti censiti – 139 – è aumentato del 45% e quello dei posti di lavoro creati o mantenuti – 2.656 – è cresciuto di pari passo. L’Italia rientra nuovamente nella top 5 dei paesi che creano progetti e posti di lavoro in Francia”. Così in un’intervista a Relazioni internazionali di Tribuna economica e politica Laurent Saint-Martin, Direttore Generale di Business France. Le tre principali regioni di destinazione di questi progetti, spiega, sono Ile-de-France, Auvergne-Rhône-Alpes e Hauts-de-France: “circa la metà riguarda ampliamenti di attività e sono numerose anche le acquisizioni di aziende in difficoltà: l’Italia è all’origine dei due terzi dei 57 progetti di acquisizioni di questo tipo – aggiunge –  I settori di predilezione degli investitori italiani sono le attrezzature e i dispositivi medici – l’Italia è il primo investitore estero nel settore sanitario in Francia -, l’arredamento della casa, il tessile e l’automotive. Posso citare a titolo di esempio il progetto di Iveco Group, che ha lanciato un ingente piano di investimenti per sviluppare una nuova gamma di autobus elettrici nei suoi poli di R&S in Francia, con l’obiettivo poi di produrli a Rorthais, nella Nouvelle Aquitaine”.

Nel 2022, dice Saint-Martin, “la Francia si conferma il paese più attrattivo d’Europa per il 4° anno consecutivo: non si limita a resistere alle crisi ma registra un miglioramento laddove i principali paesi partner subiscono un calo. La nostra attrattività è mondiale. I progetti provengono da una sessantina di paesi nei cinque continenti. L’Europa è naturalmente in testa, ma quest’anno gli Stati Uniti hanno ripreso il primo posto in classifica; la Germania, con la sua seconda posizione, è il paese europeo che investe di più in Francia.  Un progetto su due consiste in un nuovo insediamento e circa 800 sono ampliamenti di attività esistenti. Sono dati significativi che spiegano quanto sia solida la fiducia degli investitori esteri nel futuro della Francia come destinazione degli investimenti”. Nel 2022 il governo ha adottato un pacchetto di misure di sostegno alle imprese, proseguendo la politica pro-business avviata  nel 2017: “le norme per l’indennità per la disoccupazione sono state riviste ed è stato cancellato il contributo sul valore aggiunto, un’imposta che gravava sulle imprese. Queste misure si sono rivelate efficaci. Facilitano la creazione e lo sviluppo delle imprese attraverso la dematerializzazione e la semplificazione delle pratiche amministrative, consentendo una maggiore flessibilità nella gestione del personale e ampliando il campo della negoziazione in azienda. Inoltre, contribuiscono a migliorare la nostra competitività, abbassando il costo del lavoro e riducendo in maniera significativa le imposte, per esempio l’imposta sulle società è stata abbassata dal 33% al 25% e le imposte sulla produzione sono scese di 10 mld di euro l’anno. Infine, queste misure sono tese a rispondere al fabbisogno di occupazione delle imprese attraverso una serie di stimoli, che vanno dallo sviluppo della formazione alla riforma del servizio pubblico per l’impiego passando per l’aiuto all’inserimento dei giovani, il miglioramento della formazione continua, la preparazione delle competenze di domani o la riduzione delle difficoltà ad assumere”. Il piano ‘France 2030‘ “ha innanzitutto l’ambizione di affrontare con vigore le tre grandi sfide del paese: decarbonizzazione, innovazione e reindustrializzazione. E lo fa con un dispiegamento massiccio di risorse, un piano di investimenti di 54 miliardi di euro lanciato nel 2021 per accelerare il potenziamento delle filiere strategiche e far emergere i leader di domani”. Quanto ai rapporti con l’Italia “esistono molti accordi di cooperazione tra imprese francesi e italiane e sarebbe sicuramente opportuno estenderli alle start-up, che svolgono un ruolo essenziale per l’innovazione e la crescita dando vita a tecnologie innovative e nuovi mercati”.

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