L'economista intervistato da "Il Giornale"

"Il progetto lanciato da TIM e Cdp (che di TIM detiene il 9%) il 31 agosto per fondere FiberCop e Open Fiber e dare vita alla società della rete unica nazionale (AccessCo), di cui TIM vorrebbe detenere almeno il 50,1%, è complesso. In apparenza sembrerebbe sancire la pace tra due concorrenti che se la sono date di santa ragione fino a poco tempo fa: a febbraio 2020 l’AGCM ha sanzionato TIM per aver implementato un insieme di azioni anti-competitive sul mercato nazionale, realizzate innanzitutto per danneggiare Open Fiber e renderle difficile sviluppare e utilizzare la infrastruttura integralmente in fibra che sta realizzando. Credo invece che ci siano elementi che possono suscitare preoccupazione". Lo dice, intervistato da Il Giornale, l’economista Andrea Goldstein, che è stato consigliere delegato e capo economista di Nomisma, rispondendo alla domanda sul progetto per una rete di telecomunicazioni fisse unica.

"La concorrenza tra due o più infrastrutture – continua Goldstein – stimola gli investimenti e premia il consumatore, che ha accesso alle migliori tecnologie. L’Italia è in ritardo – no competition, no (investment) party – ma quando Open Fiber ha iniziato a realizzare un’infrastruttura FTTH (fiber to the building/home), TIM ha reagito creando Flashfiber in joint venture con Fastweb. Si tratta, è importante ricordarlo, di cose diverse: Tim si limita, per così dire, a sostituire le connessioni di rame nella rete primaria (FttCab, soluzione intermedia che limita gli investimenti) o anche secondaria (FttH/FttB) con la fibra e i nuovi apparati, mentre l’infrastruttura di Open Fiber è nuova, integralmente in fibra fino a casa (FttH) e con architetture non vincolate dalla topologia della rete preesistente.

Integrarle non sarà agevole. Oltretutto FiberCop conferisce la rete secondaria, mentre Open Fiber, che si è aggiudicata tutti e tre i bandi governativi per sviluppare la rete nelle aree svantaggiate, non è proprietaria dell’infrastruttura, che resta allo Stato, ma ne è solo concessionaria, a differenza delle grandi città dove investe privatamente".

– "Oppure – aggiunge Goldstein – si può cercare di accelerare sul fronte della regolazione, utilizzando strumenti rigorosi – viene immediatamente pensare ai contributi di recenti Premi Nobel dell’economia come Tirole, Milgrom e Wilson – che offrono gli incentivi giusti senza sollevare preoccupazioni sul fronte del conflitto d’interessi. “Dipende da come vengono fatte le cose”, ha indicato recentemente la Commissaria Vestager non c’è preclusione, ma fari accesi sui dettagli e soprattutto una moral suasion molto chiara verso infrastrutture neutrali aperte alla concorrenza".

"Ma, come ha autorevolmente sostenuto Michele Polo della Bocconi- dice Goldstein – un’unica rete fissa ultrabroadband sembrerebbe una scelta razionale. Si tratta di scavare e posare nuove linee sul territorio, oltre che di predisporre nuovi apparati, insomma di investimenti costosi che forse non vale la pena duplicare. C’è ovviamente un problema di potere di mercato ed eventualmente di abuso del medesimo.

Ma anche una serie di rimedi, una su tutte è la concorrenza infrastrutturale non solo sulle reti fisse, ma anche su altre tecnologie wireless e reti mobili – in primis la 5G – oltre alla fissazione delle tariffe di accesso e degli standard tecnici da parte del regolatore. C’è poi il tema della parità di trattamento per tutti gli operatori nei mercati dei servizi, evocato sia a monte (dalle altre società di telefonia) sia a valle (dai fornitori di servizi, in particolare di intrattenimento). Alla fine tutto dipenderà da come si giocherà la partita con Bruxelles. Che la rete sia una componente fondamentale della politica industriale è acquisito e condiviso. Si può fare assegnando un ruolo forte, o addirittura centrale, all’azionista pubblico. Non dimentichiamo che Cdp detiene metà di Open Fiber e l’altra metà è posseduta da Enel, dunque lo stato ha il 100%".

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