Tlc, Ue: Agcom revochi o modifichi tariffe di unbundling

Tlc, Ue: Agcom revochi o modifichi tariffe di unbundling

Bruxelles (Belgio), 12 dic. (LaPresse) – La Commissione Ue “ha chiesto formalmente all’Agcom di revocare o modificare la sua proposta relativa ai prezzi applicabili per l’accesso a banda larga all’ingrosso per tutto il 2013”, ossia le tariffe che l’operatore dominante, Telecom Italia, può imporre agli altri operatori che vogliono vendere servizi a banda larga utilizzando la rete di accesso in rame. Lo si legge in una nota di Bruxelles, che dopo un’analisi di tre mesi e “tenendo nella massima considerazione il parere del Berec”, l’organismo europeo dei regolatori, “continua a ritenere che l’Agcom abbia fissato tali tariffe sulla base di dati inadeguati e che il modo in cui le ha calcolate possa pregiudicare gli incentivi agli investimenti nella banda larga sia per Telecom Italia che per altri operatori”. La Commissione ritiene che l’aggiornamento selettivo dei parametri del modello dei costi utilizzato dall’Agcom per regolare i prezzi di accesso a banda larga all’ingrosso “generi una riduzione ingiustificata dei prezzi regolati per l’anno, ossia il 2013”. A giudizio della Commissione “questo approccio non solo non apporta all’operatore regolato un rendimento congruo dei suoi investimenti nelle reti a banda larga, ma non gli offre alcun segnale di prezzo adeguato per operare investimenti in infrastrutture alternative, e, in ultima istanza, può dissuadere entrambi i tipi di operatore dal realizzare investimenti efficienti nelle reti NGA”. Bruxelles, d’altro canto, si dice “ora soddisfatta del chiarimento dell’Agcom, che ha specificato che le parti interessate sono state informate sul mutato approccio dell’Agcom nel calcolo dei prezzi di accesso”. La Commissione raccomanda pertanto all’Agcom di “aggiornare il metodo di calcolo delle tariffe (WACC) in base agli ultimi dati disponibili, in un modo più accurato che, oltre a rispecchiare gli sviluppi persistenti del mercato che incidono sul tasso (sovrano) risk-free e sul rischio azionario, rifletta, più in generale, l’esigenza di stabilità, trasparenza e prevedibilità dei prezzi all’ingrosso di accesso alla banda larga evitando shock e fluttuazioni significativi”. Bruxelles aveva già richiamato ad agosto l’Authority italiana sull’eventualità che la fissazione delle tariffe non fosse stata compatibile con le norme europee. Neelie Kroes, vicepresidente della Commissione europea, ha spiegato che “una regolazione delle tariffe che non consente all’operatore regolato di trarre rendimento dal capitale investito non aiuta certamente a dotare l’Europa di reti moderne a beneficio dei suoi cittadini”. “La regolazione – ha dichiarato ancora Kroes – deve basarsi su metodi economici solidi e dati aggiornati che rispecchino gli sviluppi del mercato, in modo da garantire che sia gli operatori regolati sia quelli alternativi abbiano gli incentivi giusti a investire in nuove tecnologie e la concorrenza non sia falsata”.

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