Teatro Sannazaro distrutto da un incendio a Napoli: la storia del centro di produzione teatrale

Teatro Sannazaro distrutto da un incendio a Napoli: la storia del centro di produzione teatrale
Teatro Sannazaro (foto Tuttoilmondo/LaPresse)

Da Eduardo Scarpetta a Elonora Duse, i grandi che hanno calcato il palcoscenico

Conosciuto come la “Bomboniera di via Chiaia”, il teatro Sannazaro venne inaugurato nel 1847 e, in quasi 180 anni di storia, ha rappresentato uno dei cuori pulsanti della vita culturale napoletana. Le sue sale hanno accolto generazioni di spettatori e visto alternarsi grandissimi interpreti, nazionali e stranieri, attraversando epoche, mode e trasformazioni sociali. Dalla prosa alla commedia napoletana, dall’operetta al Café Chantant, il Sannazaro ha custodito e rinnovato una tradizione artistica che è parte integrante dell’identità partenopea.

Non solo un luogo di spettacolo, ma uno spazio simbolico, capace di raccontare Napoli attraverso le sue voci, i suoi dialetti, le sue emozioni. Un teatro che ha saputo resistere al tempo, alle crisi, ai cambiamenti del gusto, mantenendo intatto il proprio fascino e la propria funzione di presidio culturale nel cuore della città.

L’incendio che stamattina ha devastato lo storico stabile napoletano rappresenta dunque una ferita gravissima nella storia artistica partenopea, ma non solo. È un colpo alla memoria collettiva, al patrimonio culturale e affettivo di Napoli, che in quel palcoscenico riconosce un pezzo della propria anima. Ora lo sguardo è rivolto alle verifiche, alla conta dei danni e, soprattutto, alla speranza che questo luogo così caro possa essere recuperato e restituito alla città, perché il sipario del Sannazaro possa tornare ad alzarsi.

Da Eduardo Scarpetta al declino

Particolarmente amato dal grande commediografo Eduardo Scarpetta, che qui volle chiudere la sua lunghissima carriera artistica, il Sannazaro fu realizzato sull’area dell’antico chiostro dei padri Mercedari spagnoli della vicina chiesa di Sant’Orsola, nel salotto di Napoli. A volerlo fortemente fu don Giulio Mastrilli, duca di Marigliano. Finemente decorato da Vincenzo Paliotti, in questo teatro si esibirono anche la divina Elonora Duse e Tina Di Lorenzo, tra le più grandi interpreti delle opere di Roberto Bracco. Il teatro Sannazaro detiene anche un primato: nel 1888 fu il primo stabile ad essere illuminato per mezzo di luce elettrica. In coincidenza con il periodo fascista iniziò una lenta decadenza del teatro, che negli anni precedenti la guerra, ma soprattutto in quelli immediatamente successivi, culminarono con la sua trasformazione in cinema a luci rosse, venendo progressivamente dimenticato dai napoletani.

Teatro Sannazaro distrutto da un incendio a Napoli: la storia del centro di produzione teatrale

Il rilancio con Nino Veglia e Luisa Conte

Fu nel 1969 che l’attore-impresario Nino Veglia e la moglie, Luisa Conte, decisero di intraprendere un ambizioso progetto di ristrutturazione, con l’obiettivo di restituire al Sannazaro il prestigio e la centralità culturale che ne avevano segnato la storia. Un intervento non solo edilizio, ma anche artistico e simbolico, pensato per rilanciare uno dei luoghi più rappresentativi della scena napoletana. Dopo anni di lavori e preparativi, la riapertura avvenne il 12 novembre 1971, data che segnò l’inizio di una nuova stagione per il teatro.

La scomparsa di Luisa Conte, nel 1994, rappresentò un nuovo momento di passaggio, con la gestione che passò alla famiglia Sansone e alla Compagnia Stabile Napoletana. Il Sannazaro continuò tuttavia a mantenere viva la propria vocazione, ospitando interpreti e protagonisti di primo piano. Tra questi, figure amatissime dal pubblico come Nino e Carlo Taranto ed Enzo Cannavale, artisti che hanno contribuito a rafforzare il legame tra il teatro e la grande tradizione della commedia napoletana.

Dal 2018 il teatro Sannazaro è riconosciuto come centro di produzione teatrale dal Ministero dei Beni Culturali e del Turismo, un traguardo che ne certifica il valore artistico e istituzionale. Un riconoscimento che testimonia la capacità del teatro di rinnovarsi nel tempo, continuando a essere un punto di riferimento per la cultura, la creatività e la memoria della città.

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