Nadia Murad, due anni prima del Nobel: "Io, bottino di guerra Isis: torturata e stuprata"

Il 3 maggio del 2016, quando nessuno poteva ancora immaginare che sarebbe arrivata al premio Nobel per la pace, Nadia Murad ha rilasciato una intervista a LaPresse che riproponiamo per l'attualità e lo spessore dei contenuti. 

NADIA MURAD è una testimone. È una giovane donna che dopo aver visto l'inferno è tornata per raccontare. Nadia Murad Basee Taha ha 22 anni, è irachena yazida. Una colpa, secondo lo Stato islamico, che per questo nel 2014 l'ha rapita insieme a circa 5mila persone di questa minoranza (quasi tutte donne) che gli jihadisti considerano "fedeli del diavolo". Per tre mesi è stata nelle mani degli uomini di Daesh come "bottino di guerra": è stata brutalmente torturata e stuprata. Le hanno ucciso la madre e i sei fratelli. Ha provato più volte a scappare, ce l'ha fatta nel novembre di due anni fa e ora vive da rifugiata in Germania. "Ho tentato più volte di fuggire, ma venivo sempre catturata. Quando ce l'ho fatta mi ha aiutato una delle poche famiglie della zona non affiliata all'Isis, poteva riportarmi indietro e invece non l'ha fatto", ricorda parlando con LaPresse Nadia, per la prima volta in Italia per partecipare alla prima edizione del 'Festival dei diritti umani'.

L'intervista: "Niente muri per chi scappa dal terrore"

IL DISCORSO ALL'ONU. La sua voce, che è quella delle 3.500 donne yazide ancora schiave dell'Isis, nel dicembre del 2015 ha riempito l'aula del Consiglio di sicurezza dell'Onu: ha descritto nei minimi dettagli le violenze subite, definito genocidio la strage degli yazidi e denunciato la tratta di donne e bambini. "Purtroppo dopo questo discorso non è cambiato nulla per le prigioniere. La situazione - spiega Nadia - è ferma. L'Isis continua a esistere, ma è positivo che gli Stati Uniti e la Gran Bretagna abbiamo riconosciuto il genocidio degli yazidi. Alcune di queste ragazze si potrebbero salvare pagando 6-7mila euro, ma le famiglie questi soldi non li hanno. Il mondo - è il suo appello - deve smettere di essere cieco e prevedere dei finanziamenti per liberare queste donne dalla schiavitù".

I MURI ANTI-MIGRANTI. Lei, che ha superato barriere fisiche e psicologiche per riprendersi la libertà, considera "inaccettabile la costruzione di muri e recinzioni ai confini tra gli Stati". "Le stragi in Belgio e in Francia sono qualcosa che non capisco, ma non è la strada giusta bloccare le frontiere prima che le vittime della guerra riescano a mettersi in salvo. Scappano dal terrore, scappano perché non hanno più una casa. La situazione è particolarmente dolorosa per le donne e i bambini".

PER 'TIME' FRA LE 100 PERSONE PIU' INFLUENTI. La battaglia di Nadia Murad non è sfuggita al Time, che l'ha inclusa nella lista delle cento persone più influenti al mondo dove spicca, secondo il magazine americano, come "un faro di luce e di verità".
 

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