Nadia Murad, l'intervista dopo essere sfuggita all'Isis: “Niente muri per chi scappa dal terrore”

L'attivista yazida Nadia Murad vincitrice del Premio Nobel per la Pace 2018 è una delle circa 3mila donne yazide vittime di stupri e abusi da parte dell'Isis. Nel 2016 è intervenuta al Festival dei diritti umani di Milano e ha raccontato la sua storia. Aveva solo 19 anni quando ha perso la madre e i sei fratelli. Li hanno uccisi gli stessi jihadisti dall'Isis che nell'agosto del 2014 l'hanno rapita insieme ad altre 5mila persone, per la gran parte donne, tutte appartenenti alla minoranza religiosa degli yazidi iracheni. Nadia Murad è rimasta nelle loro mani per tre mesi: è stata brutalmente torturata e violentata, ma alla fine è riuscita a fuggire e ora vive da rifugiata in Germania. Nadia poteva tacere e cercare di dimenticare, invece ha deciso di raccontare la sua storia per denunciare "il genocidio degli yazidi" e chiedere la liberazione delle 3500 donne ancora schiave dello Stato Islamico. Lo ha fatto nel dicembre del 2015 al Consiglio di Sicurezza dell’ONU e lo continua a fare in giro per l'Europa dove si vogliono costruire muri per bloccare i migranti. "Inaccettabili le barriere ai confini tra gli Stati; le stragi in Belgio e in Francia sono qualcosa che non capisco, ma non è la strada giusta bloccare le frontiere prima che le vittime della guerra riescano a mettersi in salvo verso una vita migliore", dice a LaPresse. La sua testimonianza è arrivata anche a Milano, come ospite della prima edizione del Festival dei diritti umani (in Triennale fino al 18 maggio). "Non potrò mai dimenticare quello che mi hanno fatto gli jihadisti di Daesh", confessa Nadia Murad che Time Magazine ha inserito fra le 100 persone più influenti al mondo definendola "un faro di luce e verità".