“È una giornata importantissima, che ricordiamo e che mi fa piacere vedere che è così sentita”. A dirlo è Fortunato Ortombina, sovrintendente del Teatro alla Scala, prima dell’inizio della cerimonia per gli 80 anni dal concerto di riapertura diretto da Arturo Toscanini. “Perché quella fu una grande festa che veniva al termine di un periodo terribile, quello della guerra e dell’occupazione nazifascista ma che arrivava al termine della ricostruzione del teatro, una cosa che veniva da lontano e che aveva coinvolto tutta la regione”.
Dopo il bombardamento, ha spiegato Ortombina, la Scala trovò ospitalità prima al Comunale di Como, poi al Donizetti di Bergamo e infine al Lirico, perché “il nostro linguaggio, che è la musica, il più universale, arrivasse il più possibile a tutti“. Il sovrintendente si è poi soffermato sulla sera del 1946: “Pensare alla Milano di quell’epoca, che ad un concerto come quello serale alle ore 21 portava dei bambini di 4-5 anni, che oggi sono ottantenni e si ricordano la musica che hanno ascoltato”. Un filo diretto, per Ortombina, con il presente: “Attraverso la scuola di ballo, attraverso il coro di Voci Bianche – ha proseguito – La Scala è anche una scuola per ragazze e ragazzi di questa città”. A confermarlo, i tre solisti undicenni sul palco per il Pelleas e Melisande in cartellone in questi giorni: “Già capisci guardandoli con quale impegno cantano, lavorano, si esercitano: hanno appreso dal latte materno che cos’è la Scala”, ha concluso Ortombina.
