"Ora sono liberi in cielo", il delirio della donna che ha ucciso i suoi due bambini in carcere

La più piccola è deceduta subito, il maschietto è clinicamente morto. Si cerca il padre. Sospesi i vertici del carcere femminile

"I miei bambini adesso sono liberi, in cielo". È quanto detto dalla detenuta che ieri ha ucciso la figlia neonata è ridotto in fin di vita il figlio di due anni, nel carcere di Rebibbia. Secondo quanto si apprende da fonti investigative la donna, che ha scaraventato i due piccini dalle scale in preda a un raptus, era completamente fuori di senno. A chi nel pomeriggio le ha parlato, ha raccontato di aver agito per "liberare i figli e mandarli in cielo". La donna, ora ricoverata nel reparto di psichiatria, e piantonata h 24, dell'ospedale Sandro Pertini era in carcere, in custodia cautelare, perché trovata in possesso meno di un mese fa di un carico di marijuana di dieci chili.

I fatti risalgono a ieri mattina, quando la donna ha gettato i suoi due figli, di quattro mesi e un anno, da una rampa di gradini dell'istituto penitenziario. La ragazza, tedesca di origini georgiane, prima del raptus omicida non aveva dato particolari segni di squilibrio. La sua scheda non riportava particolari problemi psicologici, né episodi di aggressività o autolesionismo. Il Ministro della Giustizia Alfonso Bonafede ha disposto la sospensione dei vertici del carcere femminile e dei responsabili della sicurezza interna.

Le condizioni del bimbo sono disperate. Purtroppo, il piccolo Divine, nato il 2 febbraio 2017 è da considerarsi clinicamente morto. "Le ultime indagini necessarie per la valutazione del quadro clinico hanno confermato la condizione di coma areflessico con elettroencefalogramma isoelettrico. Prosegue supporto rianimatorio avanzato. È in programma l'avvio della procedura di accertamento di morte cerebrale" che precede l'eventuale espianto degli organi, scrive l'ospedale Bambino Gesù in una nota. E la Procura lancia un appello per rintracciare il padre del piccolo e ottenere da lui l'autorizzazione all'espianto degli organi. Il nome dell'uomo, Ehis E., nigeriano, compare sul documento di Divine e su quello della sua sorellina, Faith (nata il 7 marzo 2018). L'appello dei magistrati è a chiunque possa dare informazioni utili a trovare l'uomo per metterlo al corrente della situazione, e invitarlo a chiamare la direzione sanitaria dell'ospedale Bambino Gesù (06 68592424), o i carabinieri del nucleo investigativo di via In Selci (06 48942931). 

© Copyright LaPresse - Riproduzione Riservata