Firenze, carabinieri accusati di stupro: una condanna e un rinvio a giudizio

Quattro anni e otto mesi di reclusione per Marco Camuffo. A processo il suo collega Pietro Costa, che ha scelto il rito ordinario 

Quattro anni e otto mesi di reclusione. E' questa la condanna inflitta, in rito abbreviato, dal gup del tribunale di Firenze, Fabio Frangini, a Marco Camuffo, 44 anni, ex appuntato scelto dei carabinieri, accusato con il collega Pietro Costa, 32 anni, di aver abusato sessualmente di due studentesse americane, di 19 e 20 anni, la notte tra il 6 e il 7 settembre dello scorso anno, dopo averle riaccompagnate nella loro casa fiorentina, in Borgo Santi Apostoli, con l'auto di servizio. Per l'altro imputato, Pietro Costa, che ha scelto il rito ordinario, il gup ha disposto il rinvio a giudizio, fissando la prima data del processo per il 10 maggio del 2019. Il pm Ornella Galeotti aveva chiesto per Camuffo una condanna a 5 anni e otto mesi. Mentre gli avvocati Filippo Viggiano e Cristina Menichetti, legali di Camuffo, avevano chiesto l'assoluzione per il loro assistito, e i difensori di Costa, Giorgio Carta e Andrea Gallori avevano risposto alla richiesta di rinvio a giudizio dell'ex carabiniere scelto, chiedendo il proscioglimento.

Secondo quanto denunciarono le due studentesse - accuse che poi confermarono in un lunghissimo incidente probatorio, in modalità protetta, il 22 novembre scorso - i due carabinieri, che le avevano incontrate in una discoteca accanto al piazzale Michelangelo, le accompagnarono a casa con l'auto di servizio e, arrivati in borgo Santi Apostoli, entrarono nel palazzo dove, approfittando dello stato di ubriachezza delle due giovani, fecero sesso con loro. Camuffo e Costa, messi anche alle strette da elementi di prova quali il dna sulle tracce di sperma rinvenute sugli abiti delle ragazze, ammisero di aver avuto rapporti sessuali con le due studentesse, ma hanno sempre affermato che le studentesse statunitensi fossero consenzienti. Versione che oggi, davanti al gup, Camuffo ha ribadito rendendo dichiarazioni spontanee, sottolineando però che non fu lui a decidere di accompagnare le ragazze dalla discoteca alla loro casa di Firenze, ma fu iniziativa del collega Costa. Per l'accusa, però, i due avrebbero agito abusando della qualità di carabiniere in servizio e avrebbero violato gli ordini impartiti dai superiori. Entrambe le ragazze salirono, sempre secondo l'accusa, "illegittimamente" a bordo della Fiat Bravo del 112. Le due studentesse risultarono alla rilevazione effettuata alle 6.51 del mattino del 7 settembre in stato di ebbrezza alcolica, con 1.68 grammi di alcol per litro una e 1.59 per l'altra. Secondo il capo d'imputazione notificato a conclusione delle indagini, i due carabinieri avrebbero violentato le due ragazze agendo in modo "repentino e inaspettato".

Intanto, prima delle decisioni della magistratura ordinaria, i due, al termine di un'indagine disciplinare scattata dopo la denuncia delle due ragazze, erano stati destituiti dall'Arma dei carabinieri sulla base dell'articolo 1393 del codice dell'ordinamento militare, che prevede appunto la destituzione anche solo in presenza di un'accusa, se questa è particolarmente grave o infamante. Ma prevede anche il reintegro in servizio, qualora le accuse venissero demolite nei processi e si arrivasse a un'assoluzione piena e definitiva. Costa e Camuffo, inoltre, sono chiamati a rispondere anche davanti al tribunale militare di Roma. Nel procedimento davanti alla magistratura militare sono accusati di concorso in violata consegna continuata e pluriaggravata, perché erano in servizio al momento del presunto stupro, e concorso in peculato militare aggravato, per aver usato l'auto di servizio con cui erano di pattuglia per accompagnare le due ragazze da una discoteca fino al palazzo dove abitavano e dove si sarebbe consumata la violenza. L'udienza preliminare è stata aggiornata al 6 novembre prossimo. Entro quella data Il gup, Elisabetta Tizzani, quantificherà il danno economico subito dall'amministrazione legato all'utilizzo dell'auto di servizio con cui i due erano di pattuglia quella sera.

 

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