Famiglia nel bosco, il tribunale dà l’ok al ricongiungimento progressivo

Famiglia nel bosco, il tribunale dà l’ok al ricongiungimento progressivo
I coniugi Catherine Birmingham e Nathan Trevallion nella sala stampa della Camera dei deputati in occasione dell’incontro pubblico sull’allontanamento giudiziale dei minori dai nuclei familiari organizzato dalla presidente della commissione Infanzia Michela Vittoria Brambilla, Roma, 22 aprile 2026 (Foto Roberto Monaldo/LaPresse)

La corte dell’Aquila ha disposto che “gli incontri protetti” con i figli avvengano “alternandoli tra lo spazio neutro e l’abitazione dei genitori”

Via libera a un ricongiungimento progressivo dei tre figli minori della coppia anglo-australiana Nathan Trevallion e Catherine Birmingham.

È quanto ha stabilito il tribunale dei minori dell’Aquila, disponendo che “gli incontri protetti” avvengano “alternandoli tra lo spazio neutro e l’abitazione dei genitori, con facoltà di recarsi anche presso le pertinenze dell’originaria abitazione, in modo da consentire ai minori di vedere i loro animali” e che il servizio sociale “regolamenti i rapporti dapprima con rientri senza pernotto di maggior durata alla presenza dell’educatore e, dopo almeno un mese di regolare frequenza scolastica, valuti l’opportunità di rientri presso i genitori dei minori nel fine-settimana”. 

Pillon: “Presenteremo reclamo alla Corte d’Appello dell’Aquila”

“La difesa presenterà reclamo alla Corte di Appello dell’Aquila”, ha detto dice Simone Pillon, difensore della cosiddetta “famiglia nel bosco”, intervistato a Ore 11, su Rete4. La decisione prende spunto da alcune considerazioni del legale che sottolinea: “Con tutto il rispetto per il tribunale per i minorenni dell’Aquila, la difesa dei coniugi Birmingham-Trevallion non può esimersi dal rappresentare alcuni ulteriori aspetti che, a nostro avviso, meritano di essere corretti nel superiore interesse dei minori. In primo luogo, a causa del ritardo della decisione, è stato negato il diritto dei minori a trascorrere almeno qualche giorno di vacanza con mamma e papà. Si auspica che tali periodi siano presto recuperati”.

“In secondo luogo non sono stati presi in considerazione dai giudicanti i ripetuti richiami degli esperti della neuropsichiatria infantile, della difesa e della stessa consulente tecnica dell’ufficio in ordine alla necessità di un immediato e definitivo rientro in famiglia e al rischio per la salute dei minori causato dal permanere del collocamento extra-familiare. In terzo luogo, la eccessiva gradualità e l’incertezza sul ricongiungimento finale non sono giustificabili con la situazione familiare che non è affatto a rischio abusi e ha ampiamente risolto le criticità abitative e relazionali inizialmente contestate”. “Il percorso giudiziario di questa famiglia pare ancora lontano dal necessario e auspicabile pieno ricongiungimento familiare”, ha aggiunto Pillon.

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