Voli in arrivo e in partenza sospesi all’aeroporto di Catania fino alle ore 16 di domani a “causa dell’attività eruttiva dell’Etna“. Lo fa sapere la Sac, società di gestione dell’aeroporto di Catania. “A causa dell’attività eruttiva dell’Etna – si legge in una nota -, è stata disposta l’estensione della chiusura del settore B3, con conseguente sospensione degli arrivi e delle partenze fino alle ore 16:00 di domani, 13 agosto. I passeggeri sono pregati, prima di recarsi in aeroporto, di verificare lo stato del proprio volo con le compagnie aeree”.

Oltre 50 voli cancellati
Sono circa 55 i voli cancellati finora in partenza dall’aeroporto di Catania. Decine – come si evince dal sistema di tracking sul sito dello scalo – quelli riprogrammati su Palermo, Trapani e Comiso. A ieri erano circa 388 gli aerei in partenza cancellati dall’inizio dell’eruzione.
Musumeci: “Fuori posto non è l’Etna ma l’aeroporto”
“Ad essere fuori posto non è il vulcano ma l’aeroporto”. Lo dichiara il ministro per la Protezione civile e le Politiche del mare Nello Musumeci. “Quanto sta accadendo in questi giorni negli aeroporti di Catania e Comiso, con cancellazioni, ritardi e pesanti disagi per migliaia di cittadini e turisti nel pieno della stagione estiva, ripropone un problema che la Sicilia conosce da tempo. Non lo ricordo per rivendicare primogeniture né per alimentare polemiche, ma solo per un invito alla riflessione di tutti. Già nel 1999, da presidente della Provincia di Catania, avevo evidenziato i limiti dello scalo di Fontanarossa e della sua particolare vulnerabilità legata alla vicinanza con l’Etna”, aggiunge il ministro.
“Non ci limitammo a sollevare il problema: inserimmo nel Piano territoriale provinciale la proposta di una delocalizzazione dello scalo; facemmo inoltre elaborare uno studio preliminare per un nuovo aeroporto nella Piana tra Catania ed Enna, pensato al servizio di sette province su nove. Quella mia idea non trovò sostegno. Da allora sono trascorsi quasi trent’anni, il traffico aereo e i flussi turistici sono cresciuti enormemente, mentre le conseguenze delle eruzioni dell’Etna continuano periodicamente a condizionare l’operatività degli aeroporti orientali e a renderli, sul piano reputazionale, poco attrattivi in termini di mobilità e accessibilità. Tornai sul tema da presidente della Regione, incontrando la ostilità della società di gestione e l’indifferenza degli enti locali interessati”, spiega Musumeci.
“Non si tratta oggi di sostenere che quella mia iniziativa debba essere necessariamente ripresa così come era stata concepita allora. Ma è difficile negare che i fatti di questi giorni dimostrano una sola cosa: ad essere fuori posto non è il vulcano ma l’aeroporto. Credo che il problema esista e meriti una riflessione seria e lungimirante nella programmazione delle grandi infrastrutture, con una visione a lungo termine. Si tratta solo di decidere quale ruolo debba avere la Sicilia nel futuro della crescente mobilità aerea”, conclude.
Associazione di Vulcanologia: “Magma più profondo produce più cenere”
L’eruzione in corso sull’Etna sta proseguendo con “un’attività del magma più profondo e più carico di gas” quindi con “più efficacia nella frammentazione e nella produzione di cenere” che sta pesando “sul traffico aereo dell’aeroporto di Catania”. Lo afferma Marco Viccaro, presidente dell’associazione italiana di Vulcanologia, affiliata alla società Geologica italiana.
“Riguardo l’eruzione in corso, i dati preliminari evidenziano una fase di rifornimento di magma più profondo e meno degassato – osserva Viccaro – questa ricarica è stata in grado di alimentare inizialmente la modesta attività effusiva di fine giugno, coinvolgendo passivamente magma degassato già presente nei condotti, e successivamente i due episodi eruttivi, progressivamente più energetici, verificatisi rispettivamente all’inizio di luglio e tra la fine di luglio e l’inizio di agosto”.
“L’attività iniziata il 6 agosto, ancora più energetica rispetto ai precedenti episodi, sta proseguendo in modo relativamente continuo – continua Viccaro – questo andamento suggerisce ora un ruolo attivo del magma più profondo e maggiormente carico di gas, quindi più efficace nel processo di frammentazione e, di conseguenza, nella produzione di cenere che sta purtroppo condizionando pesantemente il traffico aereo in partenza e arrivo presso l’aeroporto internazionale di Catania”.
Inoltre Viccaro fa presente che “l’attività eruttiva di questi giorni al cratere Voragine dell’Etna deve essere inquadrata in una dinamica molto più complessa e articolata rispetto a quella che abbiamo osservato negli ultimi decenni nella zona sommitale dell’Etna, un periodo durante il quale la scena è stata dominata principalmente dal cratere di Sud-Est. Il risveglio del cratere Voragine determina in genere cambiamenti significativi nella configurazione strutturale del vulcano e, di conseguenza, può influenzare il comportamento eruttivo successivo anche per diversi anni”.
“Il cambio di paradigma va fatto risalire a due anni fa, con la sequenza dei sei episodi parossistici che si sono verificati alla Voragine durante l’estate 2024 – rileva ancora – da quel momento, tutte le successive manifestazioni eruttive hanno visto la Voragine assumere un ruolo cruciale come snodo strutturale”.
“Gli studi attualmente in corso dimostrano, per esempio, che anche la riattivazione del cratere di Nord-Est, alla fine del 2025, e la successiva attività effusiva dell’inizio del 2026 possono essere messe in relazione con il ruolo attivo che il sistema centrale di condotti del vulcano riveste in questa fase. Si tratta di un sistema di condotti che ha la capacità di intercettare magma nelle zone più profonde del sistema di alimentazione dell’Etna ed è caratterizzato da un’elevata capacità di trasferimento, sia in termini di volumi trasportabili sia per i tempi necessari al trasferimento stesso”.

