“Valter Lavitola ha ammesso di essere il mandante dell’attentato a Sigfrido Ranucci confermando l’intera ipotesi accusatoria”. Lo ha detto l’avvocato Sergio Cola, difensore dell’imprenditore detenuto da lunedì scorso nel carcere romano di Rebibbia e oggi sottoposto all’interrogatorio di garanzia davanti al pm e al Gip, durato cinque ore. L’attacco al giornalista e conduttore di Report è avvenuto ad ottobre 2025 davanti alla sua abitazione di Campo Ascolano, nel comune di Pomezia.
Il difensore di Lavitola: “Movente per aumentare il livello di scorta”
“Il movente dell’attentato va ricercato nel fatto che Lavitola voleva far innalzare il livello di scorta a Ranucci“, ha aggiunto Cola. “Lavitola”, sempre secondo il legale, avrebbe agito “per tutelare la incolumità di Ranucci, che era oggetto di parecchi e pericolosi tentativi di aggredirlo. Anche perché Ranucci, non aveva, all’epoca, una protezione, ma aveva solamente due uomini di scorta. Siccome gli attentatori, a modo di vedere di Lavitola, erano pericolosissimi, lui l’ha fatto perché poi in effetti dopo l’attentato la scorta è stata più che raddoppiata ed è passata da due a otto agenti, che hanno fatto protezione a a ferro di cavallo”.
Alla domanda dei giornalisti, presenti davanti al carcere di Rebibbia, sull’eventuale consapevolezza di Ranucci su quanto stava per fare Lavitola, l’avvocato ha affermato: “Non commento questo aspetto, non posso rispondere”.
Il legale di Ranucci: “La confessione di Lavitola conferma la sua delirante follia”
In serata è arrivata la dichiarazione dell’avvocato Roberto De Vita, legale di Sigfrido Ranucci. “La confessione di cui apprendiamo lascia sgomenti e conferma il delirante teatro della follia se il movente reale fosse effettivamente quello riportato”, ha fatto sapere in una nota.
“Anche perché Sigfrido Ranucci ha la scorta ininterrotta dal 2021, confermata negli anni per la gravità delle minacce di morte ricevute e rigorosamente valutate dal ministero dell’Interno. Così come la popolarità del conduttore di Report era già da molto tempo elevatissima sia in Italia che all’estero, prova ne è la persistenza della tensione mediatica su quanto sta avvenendo. Quindi se il movente è quello si colloca tra l’inutile e il rassicurante, di certo lontano da ipotesi ben più gravi e gravose. Ovviamente un conto è la confessione altro la valutazione della sua credibilità”.

