Dopo la conferma definitiva della condanna di Mario Roggero da parte della Corte di Cassazione, l’Associazione nazionale magistrati denuncia il clima di tensione che si è creato nei confronti dei giudici che hanno seguito il caso. Secondo l’Anm, ai magistrati sono arrivate minacce, insulti e messaggi d’odio per aver applicato la legge, mentre il dibattito pubblico avrebbe contribuito a una pericolosa delegittimazione della magistratura.
La nota dell’Anm
“Dopo la sentenza sul caso Roggero ai magistrati sono arrivate minacce, insulti e messaggi d’odio in un clima in cui vengono attaccati per il solo fatto di aver applicato la legge dello Stato sull’omicidio e sulla legittima difesa. Siamo al fianco dei colleghi piemontesi che hanno emesso le sentenze di primo e secondo grado, così come di quelli della Corte di cassazione che le hanno confermate”, ha affermato la Giunta esecutiva centrale dell’Anm.

“Ribadiamo che, da parte di chi ricopre incarichi istituzionali, servirebbe maggiore responsabilità e cura nell’utilizzo delle parole. Il clima che si crea nei confronti di chi applica la legge dovrebbe essere differente. La critica è legittima, ma alimentare una narrazione che individui nei magistrati il bersaglio da colpire significa contribuire a un clima che può degenerare in odio e intimidazione. Un clima di pesante delegittimazione denunciato anche nel recente report della Commissione europea. Ci auguriamo per il futuro maggiore attenzione a tutela delle stesse fondamenta dallo Stato di diritto”, conclude l’Associazione.
La sentenza
Lo scorso 15 luglio la Corte di Cassazione ha confermato la condanna a 14 anni e nove mesi nei confronti di Mario Roggero, il gioielliere di 72 anni di Grinzane Cavour, in provincia di Cuneo, che il 28 aprile 2021 uccise due rapinatori e ferì un terzo dopo l’assalto al suo negozio. I giudici hanno reso definitiva la sentenza della Corte d’Assise d’Appello, che aveva ridotto la pena da 17 anni a 14 anni e nove mesi di reclusione, confermando però la responsabilità dell’imputato per omicidio volontario e tentato omicidio.
La difesa ripropone l’istanza di differimento pena
Intanto c’è un rimpallo di competenze tra i Tribunali di sorveglianza di Torino e Milano sul caso di Mario Roggero. I giudici milanesi hanno restituito gli atti al capoluogo piemontese, ritenendo che sia Torino a dover decidere sull’istanza di differimento della pena presentata dalla difesa del gioielliere, condannato in via definitiva, in attesa dell’esito della domanda di grazia avanzata dalla moglie. Nel frattempo i legali hanno depositato una nuova richiesta anche a Milano. Come spiega a LaPresse l’avvocato Stefano Marcolini, “dopo aver appreso dell’inoltro degli atti da Torino a Milano, ha reiterato l’istanza di differimento della pena, inviando una Pec ai giudici della sorveglianza del tribunale di Milano”.
L’Ufficio di sorveglianza milanese ha però rimandato il fascicolo a Torino, sostenendo che la competenza appartenga ai magistrati piemontesi, perché la prima istanza era stata presentata quando Roggero, 72 anni, era ancora in stato di libertà.

