Morto bloccato dalla polizia a Bologna, pm acquisisce conversazioni radio tra operatori e sale operative. Tensione al presidio per Fakir

Morto bloccato dalla polizia a Bologna, pm acquisisce conversazioni radio tra operatori e sale operative. Tensione al presidio per Fakir
Piazza Maggiore e Piazza del Nettuno, presidio in ricordo di Fakir. (Photo Guido Calamosca/LaPresse)

Gli amici della vittima: “Ucciso e trattato come un verme”

Continuano le indagini relative al decesso a Bologna del 42enne Fakir Abderrahim, morto durante un intervento della polizia. La Procura del capoluogo emiliano romagnolo ha disposto l’acquisizione delle telefonate con cui i residenti hanno chiesto l’intervento dei soccorsi, delle comunicazioni radio intercorse tra la sala operativa della Questura e le volanti intervenute in via Svevo e dei contatti tra la centrale operativa del 118 e gli equipaggi sanitari inviati sul posto. Gli accertamenti sono coordinati dal procuratore Paolo Guido e dal pubblico ministero Domenico Ambrosino, mentre le indagini sono affidate alla Squadra Mobile. L’obiettivo degli investigatori è ricostruire con precisione la sequenza degli eventi e verificare il contenuto delle comunicazioni tra gli operatori impegnati nella gestione dell’emergenza. Quando gli agenti hanno richiesto l’intervento del 118 avrebbero segnalato la presenza di un uomo in evidente stato di alterazione psichica.

Continua lancio fumogeni e idranti al corteo per Fakir

Ancora tensioni a Bologna dopo il corteo per la morte di Abderrahim Fakir. Alcuni antagonisti hanno continuato a lanciare oggetti contro le forze dell’ordine che hanno risposto con il lancio di fumogeni e idranti. Un agente ha portato via quello che appare come un palo di un segnale stradale a pochi passi dagli agenti. Di fronte a loro un manifestante a volto coperto mostra la foto di Fakir mentre prosegue il lancio degli idranti. 

Salvini: “Sinistra alimenta odio verso divise, nei prossimi giorni in città

“Scontri a Bologna tra teppisti e Polizia. Irresponsabile e anti-italiana una sinistra che alimenta l’odio verso chi indossa una divisa e ci difende. Nei prossimi giorni sarò a Bologna per portare il mio sostegno e la mia solidarietà alle donne e agli uomini della Polizia di Stato”. Lo scrive su X il vicepremier e leader della Lega, Matteo Salvini. 

Cori ‘assassini’ al presidio per Fakir: tensioni e lanci di oggetti

Momenti di tensione al presidio per la morte di Abderrahim Rep a Bologna. Dalla piazza Nettuno già nel corso degli interventi si era alzato il coro ‘Assassini’ ‘Assassini’, cori che sono stati ripetuti da parte di alcuni antagonisti davanti le forze di polizia chiamate a presidiare la Questura e la Prefettura. Alcuni manifestati sono entrati in contatto con i poliziotti e hanno lanciato oggetti contro gli agenti che hanno risposto azionando gli idranti.

Piantedosi: “Per caso Fakir non è scudo penale

“Non è uno scudo penale, è una giusta collocazione di un caso all’interno di una iscrizione in un registro apposito, voluto da una legge recente che ha voluto il governo Meloni, di persone che sembrano aver partecipato a un fatto con la presenza di una causa di giustificazione”. Così il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, in una intervista al Tg1 delle 20. Se oltre a quello che emerge dalle bodycam dei poliziotti ci sia altro “lo stabiliranno i magistrati. Io credo che al momento facessero riferimento al fatto che si tratta di un episodio molto documentato dalle bodycam e da altre riprese che sono state fatte”, ha aggiunto il titolare del Viminale.

Nipote Fakir: “Continueremo a chiedere giustizia per lui

“Ringraziamo tutte le persone che sono presenti oggi perché la vostra presenza dimostra che Abderrahim non è solo un nome sui giornali, dimostra che la sua storia è stata ascoltata e che la nostra famiglia non è sola. Non era un numero, non era una notizia, non era un caso: era una vita, era una persona amata e qualcuno ieri ha deciso di portarmelo via. Noi continueremo a chiedere verità per lui, per Abderrahim, per la nostra famiglia, perché nessun’altra persona debba vivere quello che lui ha vissuto”. Così la nipote di Abderrahim Fakir nel corso del suo intervento al presidio organizzato in piazza del Nettuno a Bologna dopo che la sorella del 43enne ha avuto un malore, venendo soccorsa in ambulanza. La giovane, visibilmente commossa e sostenuta a sua volta, ha voluto ringraziare le migliaia di persone presenti in piazza. “Grazie di cuore a tutti, grazie di cuore”, ha ripetuto più volte al termine del suo intervento.

La sorella di Fakir si sente male al presidio: soccorsa con ambulanza

Malore per la sorella di Abderrahim Fakir questa sera al presidio in piazza del Nettuno a Bologna: la donna è svenuta ed è stata soccorsa con un’ambulanza arrivata nella piazza gremita di persone. 

La ricostruzione dei fatti fino ad ora

Secondo quanto emerso finora, la vicenda sarebbe iniziata dopo le telefonate di alcuni residenti che avevano segnalato un uomo in escandescenze nel cortile di via Svevo, dove si trovano alcuni garage. Il 42enne avrebbe aggredito verbalmente e fisicamente il conducente di un’auto che stava entrando in un box e avrebbe colpito anche la serranda di un’autorimessa. All’arrivo della volante, l’uomo avrebbe danneggiato l’auto di servizio. Gli agenti avrebbero quindi utilizzato lo spray al peperoncino prima di tentare di bloccarlo a terra, richiedendo nel frattempo l’intervento dei sanitari. Sul corpo dell’uomo erano presenti lesioni alla testa e al volto, la cui origine sarà chiarita dall’autopsia. Tra le ipotesi al vaglio degli inquirenti figura anche quella di un arresto cardiocircolatorio. La Procura ha inoltre acquisito i filmati realizzati da alcuni residenti e le registrazioni delle bodycam in dotazione ai due poliziotti intervenuti, materiale che sarà analizzato insieme alle telefonate e alle comunicazioni radio per ricostruire con esattezza quanto accaduto. 

Croce Rossa: “Massima collaborazione, soccorsi fino ad arrivo automedica”

La Croce Rossa Italiana “esprime il proprio cordoglio alla famiglia di Abderrahim Fakir e si dichiara a completa disposizione dell’autorità giudiziaria per contribuire a fare piena chiarezza su quanto accaduto. La CRI sta inoltre collaborando all’indagine interna annunciata dalla AUSL di Bologna – che coordina la Centrale Operativa 118 – per valutare le modalità dell’intervento dal punto di vista sanitario e garantire la massima trasparenza sullo svolgimento dei fatti” si legge in una nota dell’organizzazione. “Dalle prime informazioni in nostro possesso, l’equipaggio CRI in servizio di 118 giunto sul posto – dopo aver richiesto alla centrale operativa l’invio dell’automedica – è intervenuto appena terminato l’intervento degli agenti di Polizia per valutare le condizioni cliniche della persona, procedendo quindi a manovre di rianimazione cardiopolmonare (RCP) protratte fino all’arrivo dell’automedica, che ne ha constatato il decesso. La morte di una persona rappresenta sempre un fatto tragico e l’intera comunità di Croce Rossa Italiana, composta da 152mila volontarie e volontari che operano quotidianamente a tutela della vita umana, rinnova il suo cordoglio ai cari di Abderrahim Fakir”. 

Gli amici di Fakir: “Ucciso e trattato come un verme”

“È palese, non l’hanno voluto aiutare o gliel’hanno impedito. Il personale del 118 avrebbe dovuto mettere subito la maschera dell’ossigeno. È stato trattato come un cane perché è un extracomunitario. Lo so perché sono 26 anni che sono sposata con un marocchino. È razzismo“, ha commentato un’amica di Abderrahim Fakir parlando con i giornalisti nelle scorse ore.

Fakir “non era una persona violenta, era un ragazzo tranquillissimo. Forse era agitato, urlava e hanno chiamato la polizia. Andate a vedere il video, un poliziotto gli tira un pugno e gli schiaccia la testa con le mani. Quel video è impressionante“, “Lo hanno ammazzato loro“, hanno detto Antonietta e Mohamed, due amici della vittima. “Vogliamo giustizia, è giusto che venga fatta. Non è stato giusto trattarlo così. È stato ammazzato; se non fosse stato trattato in quel modo, oggi sarebbe qui”, hanno aggiungono, sottolineando che Fakir è stato trattato “come un verme”. In merito all’atteggiamento dei sanitari gli amici hanno detto che sia stata “omissione di soccorso”. Poi anche delle parole sulla persona che teneva le caviglie di Fakir: “Lo conosciamo, è uno di noi. Non doveva farlo. Doveva aiutare i soccorsi”. 

Il legale di Fakir: “Temeva espulsione, mai avuti problemi psichiatrici”

“Fakir era un uomo gentile che è morto mentre era in custodia di persone che avevano il dovere di proteggere la sua vita”. Lo ha detto a LaPresse l’avvocata Barbara Spinelli, che aveva seguito la pratica per il permesso di soggiorno di Abderrahim Fakir. Quanto ai suoi precedenti, Spinelli precisa che Fakir “aveva commesso reati già scontati 14 anni fa”, sottolineando che “questo elemento non può essere utilizzato come argomentazione“. Secondo l’avvocata, l’uomo “non ha mai avuto alcun precedente psichiatrico e l’ultima volta che l’ho visto era perfettamente capace di intendere e di volere, anche se provato da difficoltà di carattere economico”. Inoltre, dopo la riforma della normativa in materia di asilo, ha raccontato Spinelli, Fakir “aveva il timore di poter essere fermato dalla polizia e ‘deportato’ in Marocco, un Paese che conosceva poco. La sua vita era qui. L’avevo rassicurato – ha sottolineato – spiegandogli che si trattava di una preoccupazione infondata, perché era regolarmente residente in Italia. Ci avevo anche scherzato sopra: ‘Guarda che siamo in uno Stato democratico’, gli avevo detto. ‘Quando la polizia vede i tuoi documenti è tranquilla, non ti possono deportare così’. Ma dubito che abbia avuto una reazione inconsulta alla vista dei poliziotti, proprio perché era in attesa del permesso di soggiorno“, ha aggiunto la legale. 

Coisp: “I precedenti di Fakir spiegano il contesto d’intervento della polizia”

Il sindacato Coisp richiama i precedenti penali di Abderrahim Fakir e il quadro di “potenziale aggressività” emerso nel corso degli anni. “Nel pieno rispetto degli accertamenti della magistratura, è doveroso fornire un elemento di contesto finora rimasto in secondo piano: l’uomo deceduto a Bologna non era affatto sconosciuto alle Forze dell’Ordine, ma un soggetto con un curriculum criminale di primo piano“, ha spiegato Domenico Pianese, segretario generale del Sindacato di Polizia Coisp. “A suo carico risultano infatti numerosi precedenti, tra cui un arresto da minorenne per detenzione di stupefacenti, uno nel 2004 nell’ambito di una vasta operazione della DDA di Bologna per traffico di droga, una denuncia nel 2005 per lo stesso reato, un altro arresto nel 2019 per resistenza a pubblico ufficiale e interruzione di pubblico servizio e un altro ancora nel 2022 per lesioni personali. Questi elementi non intendono in alcun modo anticipare le conclusioni della magistratura né attribuire responsabilità diverse da quelle che saranno accertate, ma restituiscono il quadro oggettivo della pericolosità e della potenziale aggressività della persona con cui i poliziotti si sono trovati a confrontarsi. Chi interviene su strada deve prendere decisioni in pochissimi secondi di fronte a soggetti con una comprovata inclinazione alla violenza e al rifiuto delle regole. Chiediamo dunque che si smetta di alimentare processi mediatici e che l’operato dei poliziotti venga valutato sulla base dei fatti e non dei pregiudizi”, ha concluso. 

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