Valter Lavitola, il ristoratore ed ex giornalista indagato come presunto mandante dell’attentato a Sigfrido Ranucci dello scorso ottobre, ha scambiato alcune battute con i giornalisti di LaPresse, che lo hanno intercettato a Roma. “Quando ci possiamo vedere? Se Dio vuole quando esco dal carcere“, sono le parole di Lavitola ai cronisti. Alla domanda se fosse sicuro del suo arresto, l’imprenditore ha risposto: “Penso di sì”. Lavitola ha aggiunto: “Non parlo, scusatemi ma l’avvocato mi ha detto che se parlo con i giornalisti mi lascia”. L’ex giornalista e imprenditore sarà ascoltato domani, mercoledì 8 luglio, in procura a Roma.
Le indagini
L’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Roma si concentra sul presunto ruolo di Valter Lavitola nell’attentato del 16 ottobre 2025 davanti all’abitazione di Sigfrido Ranucci. Gli investigatori hanno sequestrato dispositivi elettronici e documenti ritenuti utili a ricostruire i rapporti tra gli indagati e l’organizzazione dell’azione. Tra gli elementi raccolti figurano il presunto coinvolgimento di Clesio Tavares Gomes come collegamento tra mandante ed esecutori, alcune intercettazioni e un sopralluogo effettuato davanti alla casa del giornalista un mese prima dell’esplosione. Ranucci si è detto sorpreso dal coinvolgimento dell’amico Lavitola, ribadendo però la fiducia nel lavoro della magistratura e degli investigatori impegnati nell’inchiesta.

