Attentato a Ranucci, contestati a Lavitola i reati di strage e associazione mafiosa

Attentato a Ranucci, contestati a Lavitola i reati di strage e associazione mafiosa

La Dda: l’ex direttore de L’Avanti fece un sopralluogo davanti all’abitazione del conduttore

Ci sono anche i reati di strage e associazione mafiosa nel procedimento emesso dalla Direzione distrettuale antimafia della Procura di Roma nell’ambito dell’attentato a Sigfrido Ranucci ed eseguito dai carabinieri del nucleo investigativo di Roma nei confronti di Valter Lavitola. Le indagini dei Carabinieri del Nucleo Investigativo di Roma hanno consentito di individuare nel cittadino camerunense Clesio Tavares Gomes l’anello di collegamento tra il presunto mandante e gli esecutori materiali. Gli investigatori evidenziano che Gomes risulta dipendente dal 2017 della società che gestisce il ristorante ‘Cefalù Bistrò di Pesce’, esercizio commerciale ritenuto riconducibile a Lavitola. Un elemento che, insieme alle intercettazioni telefoniche e all’analisi delle celle telefoniche, avrebbe contribuito a delineare il quadro investigativo. Particolare rilievo assumono anche le conversazioni intercettate tra la compagna di Gomes e lo stesso indagato, dalle quali emergerebbe come il rientro dell’uomo in Italia dipendesse da decisioni attribuite a Lavitola. Gli investigatori ritengono inoltre che, subito dopo l’attentato, Gomes sia stato agevolato nel trasferimento in Camerun, dove tuttora risiede, circostanza che costituirebbe un ulteriore elemento indiziario. Un mese prima dell’attentato davanti l’abitazione di Ranucci, il 15 settembre del 2025 si legge che Valter Lavitola, insieme a Gomes fece un sopralluogo davanti l’abitazione di Sigfrido Ranucci.

Sequestrati all’imprenditore cellulari, computer e tablet

Telefoni cellulari, computer, tablet, hard disk, documenti e qualsiasi traccia digitale in grado di ricostruire i rapporti tra gli indagati e l’organizzazione dell’attentato contro il giornalista Sigfrido Ranucci, sono stati sequestrati in casa del ristoratore. Era questo l’obiettivo del decreto di perquisizione personale e domiciliare emesso dalla Direzione distrettuale antimafia della Procura di Roma ed eseguito dai carabinieri del nucleo investigativo di Roma nei confronti di Valter Lavitola, indagato nell’inchiesta sull’esplosione avvenuta il 16 ottobre 2025 davanti all’abitazione del conduttore di Report. Gli investigatori puntano a sequestrare dispositivi elettronici e documentazione che potrebbero contenere messaggi, fotografie, filmati e altri elementi utili a ricostruire il presunto ruolo dell’indagato e i contatti con gli altri soggetti coinvolti.

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