È ripreso con l’audizione dei primi testimoni il processo a Roma a carico di Francis Kaufmann, nella prima udienza dopo la sospensione disposta dalla presidente della prima sezione Corte d’Assise, Paola Roja, per accertare l’idoneità dell’imputato a partecipare al dibattimento. Davanti alla Prima Corte d’Assise di Roma ha deposto uno dei sei ragazzi che nella notte tra il 6 e il 7 giugno incontrò l’uomo su via Leone XIII, all’interno di Villa Pamphili. “Abbiamo incrociato questo uomo che teneva una bambina in una posizione che a noi appariva strana e innaturale. Questo ci aveva colpito e abbiamo chiamato la Polizia ma non ci hanno dato retta“, ha raccontato in aula. Subito dopo è stato ascoltato anche un minorenne romano, chiamato dalla procura a testimoniare. “La notte tra il 6 e il 7 giugno eravamo in gruppo con sei ragazzi e su via Leone XIII abbiamo incontrato un uomo: mi ha colpito perché aveva in braccio una bambina, scarpette bianche e vestito rosa, e la teneva a penzoloni. Ho pensato che fosse morta e per questo ho chiamato la Polizia”. Il ragazzo, che ha testimoniato dietro un paravento, ha aggiunto di aver “sentito il bisogno di chiamare le forze dell’ordine. Kaufmann quando ci ha incrociato ha abbassato lo sguardo. Alle forze dell’ordine ho descritto la situazione e ho fornito una descrizione dettagliata dell’uomo”. Kaufmann è imputato per il duplice omicidio della compagna Anastasia Trofimova e della figlia Andromeda, trovate senza vita il 7 giugno scorso a Villa Pamphili, oltre che per l’occultamento di cadavere. Il secondo testimone ha concluso: “Poi siamo stati richiamati dalla Polizia quando hanno trovato i corpi”.

Un teste: “Sensi di colpa per non aver chiamato la polizia”
Il teste ha poi continuato, ricostruendo davanti ai giudici quei pochi istanti che, dopo la diffusione della notizia della morte della bambina, lo hanno spinto a rivolgersi ai carabinieri. “Ero con i miei amici in via Leone XIII, poi abbiamo imboccato via Giuseppe Spina. Il marciapiede è così stretto che si passa solo in fila indiana. È lì che ho visto un uomo con la bambina in braccio. Aveva la testa all’indietro e le braccia penzolanti. Ho pensato fosse morta proprio per come era tenuta“. Il testimone ha aggiunto che l’uomo “camminava a passo svelto, con ampie falcate, guardava dritto davanti a sé, curvo e con lo sguardo basso, quasi non volesse farsi vedere”. A colpirlo anche l’aspetto dell’uomo: “Era molto trasandato, ma non tanto da sembrarmi un senzatetto”. Pur descrivendo una scena insolita, il teste ha precisato di non aver percepito un pericolo imminente: “La bambina muoveva la testa e si guardava intorno, come fanno i bambini di un anno”. Un ricordo che oggi pesa sulla sua coscienza: “Da allora i sensi di colpa non mi lasciano per non aver chiamato la polizia“.

