Caldo record, Oms: oltre 1.300 morti in una settimana in Europa

Caldo record, Oms: oltre 1.300 morti in una settimana in Europa
Persone cercano refrigerio in una fontana in piazza San Pietro, a Roma, poco prima dell’Angelus di Leone XIV (Foto AP/Alessandra Tarantino)

Pregliasco: “Da mercoledì graduale sollievo per la salute”

Il caldo estremo crea disagi in tutta l’Europa in questi giorni, e purtroppo causa anche molti morti. L’ultimo allarme lo lancia l’Organizzazione Mondiale della Sanità. “L’Europa è il continente che si sta riscaldando più velocemente sulla Terra, con temperature doppie rispetto alla media globale. Dal 21 giugno sono stati registrati oltre 1300 decessi in eccesso legati alle alte temperature in Europa”. Lo scrive su X Tedros Adhanom Ghebreyesus, direttore generale dell’Oms. “Lo stress da calore è spesso definito il ‘killer silenzioso’ e le case, i luoghi di lavoro e le scuole europee non sono stati costruiti per queste temperature”, ha aggiunto.

Pregliasco: “Da mercoledì graduale sollievo per la salute”

“La previsione meteo dell’Aeronautica militare per la prossima settimana (temporali a partire dal Nord e un moderato calo termico da mercoledì primo luglio) conferma un elemento importante: l’ondata di calore non si interrompe bruscamente, ma entra in una fase di progressiva instabilità atmosferica“. Fabrizio Pregliasco, direttore della scuola di specializzazione in igiene e medicina preventiva Università degli Studi di Milano La Statale, past president di ANPAS e vice presidente di Samaritan International, spiega le conseguenze sulla salute dei cittadini in base alle condizioni del clima considerando le ultime previsioni meteo ufficiali.

“Dal punto di vista sanitario si possono evidenziare tre aspetti: fino a martedì 30 giugno il caldo rimane intenso, con temperature elevate e notti ancora molto calde. I temporali previsti saranno prevalentemente locali e non determineranno un reale sollievo diffuso -dice Pregliasco – Il rischio per anziani, malati cronici, bambini piccoli e lavoratori esposti all’aperto resta quindi elevato. Tra mercoledì 1 e venerdì 3 luglio aumenta l’instabilità, soprattutto al Centro-Nord inizialmente e poi verso il Centro-Sud. Questo dovrebbe favorire un graduale ridimensionamento delle temperature, ma porta con sé il rischio di fenomeni intensi: temporali forti, raffiche di vento, grandine e repentini cambiamenti delle condizioni meteorologiche”.

“Dal punto di vista della salute pubblica, non bisogna abbassare la guardia. Dopo diversi giorni consecutivi di caldo estremo, l’organismo è già sottoposto a uno stress importante: i colpi di calore, la disidratazione e lo scompenso delle patologie cardiovascolari e respiratorie possono continuare a manifestarsi anche quando iniziano i temporali. Inoltre, l’elevata umidità che precede i fenomeni temporaleschi può aumentare la sensazione di afa e il disagio fisiologico. In sintesi, si intravede finalmente l’inizio di un graduale cambio di circolazione atmosferica, ma non si può parlare di una vera fine dell’emergenza caldo prima della seconda parte della prossima settimana. Sarà quindi fondamentale mantenere attive tutte le misure di prevenzione e di protezione delle persone più fragili almeno fino ai primi giorni di luglio”, conclude Pregliasco.

Pregliasco: “A Milano tasso mortalità +170%”

“Questi numeri sono una stima modellistica e non vanno interpretati come un conteggio reale dei decessi, ma rappresentano un segnale di allarme che non possiamo permetterci di ignorare. Il caldo estremo è ormai una vera emergenza sanitaria, non solo un problema meteorologico. A preoccupare non sono soltanto le temperature massime, ma soprattutto la loro persistenza, le notti tropicali e l’assenza di un reale recupero fisiologico, fattori che aumentano il rischio soprattutto per anziani, persone fragili e pazienti con malattie croniche”, dice Pregliasco commentando lo studio pubblicato dall’Economist secondo il quale in soli tre giorni il caldo estremo potrebbe causare circa 12.000 decessi in più in Europa.
“Se Milano presenta una stima di incremento del rischio di mortalità del 170%, significa che anche il nostro Paese è pienamente esposto agli effetti del cambiamento climatico sulla salute. Non basta diffondere bollettini o raccomandazioni: serve un vero Piano nazionale di adattamento sanitario al caldo, con sorveglianza epidemiologica in tempo reale, rafforzamento dell’assistenza territoriale, protezione attiva delle persone più vulnerabili e città progettate per ridurre le isole di calore. L’Italia dispone già del sistema SiSMG, che consente di monitorare l’eccesso di mortalità durante le ondate di calore. Sarebbe importante che questi dati fossero resi pubblici con tempestività, perché conoscere l’impatto sanitario in tempo quasi reale significa poter intervenire meglio e valutare l’efficacia delle misure adottate. Il cambiamento climatico non è un’emergenza futura: è una crisi sanitaria che stiamo già vivendo”, conclude Pregliasco.

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