La giudice per le indagini preliminari Giulia Sani ha convalidato il fermo per Valentina D’Acunto, madre delle 2 sorelle minori sottratte da Civitella Alfedena (L’Aquila) e ritrovate a Formia (Latina) 15 giorni dopo, per Marco D’Acunto, nonno paterno delle sorelline, e Vincenzo Esposito, compagno della madre. La giudice ha disposto la misura cautelare dell’obbligo di dimora nella provincia di Latina, accogliendo la richiesta della Procura della Repubblica.
La misura prevede per gli interessati anche l’obbligo di presentarsi per due volte al giorno ai carabinieri. La Procura ha ritenuto non necessaria la custodia cautelare in carcere, in linea con i principi costituzionali che prevedono il minor sacrificio possibile per la libertà personale nell’applicazione delle misure cautelari. La decisione risponde alla necessità di evitare la reiterazione di reati della stessa natura.
Il legale: “Si sono pentiti di quanto fatto”
“Si sono pentiti, hanno preso coscienza di quanto fatto. La consapevolezza è alla base dell’interrogatorio”. Lo ha detto Enrico Mastantuono, avvocato di Valentina D’Acunto, la madre delle sorelline scomparse dalla casa-famiglia di Civitella Alfedena (L’Aquila) e ritrovate dai carabinieri, 15 giorni dopo, a Formia (Latina), ascoltata a più riprese dalla giudice per le indagini preliminari Giulia Sani. Oltre a lei, la gip ha sentito Vincenzo Esposito, il compagno e Marco Dacunto, padre della signora: anche per loro, difesi dall’avvocato Luca Cupolino, il fermo è convalidato. Per tutti e 3 gli indagati è stato disposto l’obbligo di dimora in provincia di Latina e di firma 2 volte al giorno. I tre hanno risposto alle domande della gip nel corso dell’interrogatorio di convalida dei fermi durato più di 5 ore. “Le valutazioni sull’eventuale ricorso al Riesame verranno effettuate solo dopo il deposito ufficiale del provvedimento del giudice”, ha spiegato Mastantuomo.
“Nessuna rete dietro la scomparsa delle giovani”
“Non c’è una rete, sono persone spinte dagli affetti”. Lo ha chiarito Enrico Mastantuono, avvocato di Valentina D’Acunto, la madre delle sorelline scomparse dalla casa-famiglia di Civitella Alfedena (L’Aquila), parlando ai cronisti al termine dell’interrogatorio di convalida del fermo. “Ha spiegato le ragioni di una madre”, ha detto ancora il legale parlando di “un atteggiamento collaborativo” da parte della sua assistita, il compagno Vincenzo Esposito, e il padre della donna, Marco D’Acunto che “hanno fatto le loro ammissioni in sede di giudizio” e che potrebbero essere stati “spinti – come ha detto il procuratore – da un amore malato”.”Ho avuto un confronto con la mia assistita” e “abbiamo chiarito quello che andava chiarito soprattutto per rispetto della Procura, degli organi inquirenti, di stampa, dei militari impegnati nelle ricerche e tutti quanti hanno atteso questo momento”, ha poi aggiunto l’avvocato.
“Attendiamo le motivazioni per il Riesame”
“Attendiamo di conoscere le motivazioni formali dell’ordinanza cautelare prima di esprimerci sulla possibilità di presentare un ricorso al tribunale del Riesame”. Lo ha dichiarato Luca Cupolino, difensore di Vincenzo Esposito e Marco D’Acunto, rispettivamente compagno di Valentina D’Acunto e nonno delle adolescenti prelevate dalla casa-famiglia di Civitella Alfedena (L’Aquila), accusati di sequestro di persona. Il legale ha specificato che l’eventuale ricorso verrà presentato “solo qualora si riscontrino elementi concreti per intaccare la parte motivazionale dell’ordinanza, in caso contrario si valuteranno altre strategie d’azione – ha aggiunto – Se ci sarà la possibilità d’intaccare la parte motivazionale di questa ordinanza lo faremo, altrimenti si valuterà il da farsi”. Cupolino ha sottolineato la volontà di evitare ulteriori pressioni e sollecitazioni morali nei confronti degli indagati, già esposti a un forte clamore mediatico che non ha favorito un clima positivo, “fermo restando l’interesse preminente volto alla massima tutela delle due minori coinvolte nella vicenda”. Il difensore ha riferito inoltre che l’esperienza della detenzione non è stata vissuta positivamente dai tre indagati, “sebbene gli stessi abbiano riscontrato una forte solidarietà e umanità da parte degli altri detenuti all’interno della struttura carceraria”.

