Un uomo avrebbe sparato e ucciso la moglie di 50 anni e il figlio di 24. È successo nella loro abitazione a Vado, frazione di Camaiore, comune della Versilia in provincia di Lucca. Il presunto omicida, trovato sul tetto della casa da forze dell’ordine e soccorritori, si è poi consegnato agli agenti.
Una volta messa in sicurezza la zona, i sanitari hanno fatto ingresso nell’abitazione ma non hanno potuto far altro che constatare la morte delle due vittime. Sul posto sono intervenuti, assieme a vigili del fuoco e carabinieri, un’automedica del 118 di Viareggio, un’ambulanza della Misericordia Camaiore, la Croce Rossa di Viareggio e l’elisoccorso Pegaso 3.
L’omicida: “Mi sono liberato di loro”
“Mi sono liberato di loro”. Queste le prime parole, a caldo, riferite ai carabinieri da Piero Moriconi, 63 anni, l’uomo che mercoledì pomeriggio a Camaiore ha ucciso moglie e figlio con un’arma da fuoco. Dopo aver ferito a morte con un fucile la moglie, la 52enne Kathy Andreoni, e il figlio Mirko Moriconi di 24 anni, è salito ancora armato sul tetto della abitazione di famiglia, dove si era consumata la tragedia. Qui ha atteso i carabinieri, ai quali avrebbe detto queste parole.
Le indagini, sotto il coordinamento della Procura di Lucca, cercano di ricostruire con precisione la dinamica dei fatti.
Ipotesi movente legato a omofobia
Non si esclude che alla base del duplice omicidio possa esserci anche un contesto familiare segnato da episodi di omofobia da parte del padre. Dai profili social del figlio di Piero Moriconi, Mirko, emergono infatti segnalazioni ripetute di conflitti con il genitore dopo la sua dichiarazione di omosessualità. In passato il giovane aveva condiviso un post in cui si leggeva “mio padre mi preferisce morto che gay”. Si tratta di un’ipotesi ora al vaglio degli investigatori, mentre la ricostruzione principale indica che la furia omicida di Pietro Moriconi nei confronti della moglie, Katy Andreoni, 52 anni, e del figlio Mirko, 24 anni, sarebbe maturata al culmine dell’ennesima lite in ambito familiare.
Il lutto a Camaiore nelle parole del sindaco
“La drammatica notizia che arriva dalla Pieve lascia attonita tutta la nostra comunità. Una tragedia familiare, un’ingiustificabile duplice omicidio che non può lasciare indifferenti e che fa calare la frazione e tutto il territorio in un’atmosfera di incredulità, tristezza e raccoglimento”. Così il sindaco di Camaiore, Marcello Pierucci.
“Oggi in Consiglio Comunale abbiamo ricordato Kathy e Mirko, esprimendo la vicinanza dell’Amministrazione agli amici e ai parenti delle vittime e per aiutare tutti noi a riflettere sull’enorme prezzo che la follia umana può far pagare. Ho appena firmato l’atto che istituisce il lutto cittadino per tutta la giornata di domani, giovedì 25 giugno, con l’invito, rivolto all’intera comunità, ad osservare un minuto di raccoglimento alle ore 12.00, con l’interruzione delle attività lavorative. Che riposino in pace”.
Zan (Pd): “Tragedia che lascia sgomenti, Mirko aveva denunciato clima omofobo”
Sulla vicenda di Camaiore si è espresso in serata Alessandro Zan, responsabile Diritti nella segreteria nazionale ed europarlamentare del Pd. “Quanto accaduto è una tragedia che lascia sgomenti e che richiede venga fatta al più presto piena luce. Gli elementi che emergono dai suoi account social e dagli organi di stampa sono inquietanti: un ragazzo che denunciava il clima d’odio in cui viveva, che raccontava di non essere accettato dal padre per il suo orientamento sessuale e di aver subito minacce dal padre per lo stesso motivo. Sarà la magistratura a stabilire con precisione cosa sia accaduto. Ma non si può ignorare il contesto che sta emergendo, che riporta all’omofobia che la destra non solo nega ma che alimenta nel Paese con continui discorsi d’odio. Il mio cordoglio va a tutte le persone che volevano bene a Mirko Moriconi e a Kathy Andreoni”.

