Caso Regeni, la madre: “Dispiaciuta per fondi negati al film, ma siamo abituati alle ingiustizie”

Caso Regeni, la madre: “Dispiaciuta per fondi negati al film, ma siamo abituati alle ingiustizie”
Nella foto da sinistra verso destra Emanuele Cava, Claudio Regeni, Alessandra Ballerini, Paola Deffendi, Stefano Simonetta oggi, 13 aprile, all’Università Statale di Milano (Foto Marco Ottico/LaPresse)

Dieci anni di buio“, ma con l’avvio dell’iniziativa ‘Le Università per Giulio Regeni‘, “ora è finalmente un ricercatore”. Sono le parole di Paola Deffendi, madre di Giulio Regeni, in occasione della proiezione del docufilm dedicata al figlio, a dieci anni dalla sua morte, avvenuta in Egitto.
“Ci sono voluti dieci anni, ma da oggi Giulio è finalmente un ricercatore – ha sottolineato – Ogni volta è stato come ucciderlo nel suo pensiero”. “È stato difficile far capire che Giulio era un ricercatore – ha affermato – perché è più facile pensare che fosse una spia o che se la sia andata a cercare“.

“Fondi negati al film? Dispiace, ma siamo abituati alle ingiustizie”

“Quando abbiamo saputo, ci siamo dispiaciuti per chi in questo docufilm ci ha messo cuore, testa e anima. A queste ingiustizie ci siamo abituati”. Così Paola Deffendi, madre di Giulio Regeni, in merito alla negazione dei fondi da parte della Commissione del Ministero della Cultura per il documentario ‘Giulio Regeni, tutto il male del mondo’. “Sapevamo ‘di striscio’ che era stata presentata una richiesta di fondi – ha affermato- Per quanto riguarda l’Italia, questo è un Paese che non dà valore a cultura e ricerca”.

Rettrice UniMi: “Barbarie che ha spento la sua voce non ne cancella il ricordo”

La barbarie che ha spento la sua voce non può spegnere il ricordo di Giulio Regeni che noi vogliamo contribuire a tenere vivo proprio perché la libertà che lui rappresenta è la libertà di tutti noi”. Lo ha detto Marina Brambilla, rettrice dell’Università degli Studi di Milano, in occasione della proiezione del docufilm ‘Giulio Regeni. Tutto il male del mondo’ che racconta la storia del ricercatore torturato e ucciso in Egitto nel 2016.
“Non riesco a entrare nel merito” dei fondi negati al docufilm da parte della Commissione del Mic, “ma ribadisco che noi come Università, luogo di cultura che cerca di contribuire anche al dibattito dell’attualità, approfondiamo e abbiamo strumenti di studi e conoscenza”. “Con questa proiezione, e noi siamo il primo ateneo italiano a proiettarlo, noi ribadiamo la nostra opinione – ha affermato – e cioè che questo è un documentario necessario, un documento di cultura e resistenza civile proprio perché contribuisce a mantenere viva la memoria”.

“Giulio per noi non è soltanto un cittadino, è anche un giovane ricercatore e quindi lui, come tutti i nostri giovani ricercatori e dottorandi doveva essere tutelato nella sua possibilità di approfondire e fare ricerca – ha proseguito – Quello che è accaduto a lui potrebbe accadere a ognuno di noi che facciamo i professori, i ricercatori, i giovani dottorandi nell’esercizio del nostro lavoro che è quello di ricercare la verità. Questo esercizio non può conoscere i confini, è per questo che io credo che le università hanno persino un dovere in più rispetto alle altre istituzioni nel ricordare Giulio Regeni in quanto giovane ricercatore”. “Sono orgogliosa, come rettrice della Statale, di essere il primo ateneo in Italia a proiettare il documentario sulla storia di Giulio geni. Sarà successivamente proiettato in altri 76 atenei italiani, ma parte da in questo ciclo di proiezioni – ha concluso – Per noi è importante perché Giulio era un ricercatore, stava portando avanti con grande dedizione il suo lavoro, proprio quello che deve fare un ricercatore. In questo suo desiderio di esercitare la libertà di ricerca e studio ha trovato invece una più terribile”.

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