Omicidio Rogoredo, Cinturrino in aula: “Dispiaciuto per la fine mia e di Mansouri”

Omicidio Rogoredo, Cinturrino in aula: “Dispiaciuto per la fine mia e di Mansouri”
Carmelo Cinturrino all’arrivo in tribunale (Foto LaPresse/Alessandro Contaldo)

La difesa: “Vuole giustizia, testimoni contraddittori”

E’ ripreso questa mattina l’incidente probatorio in Tribunale a Milano nell’inchiesta su Carmelo Cinturrino, per l’omicidio di Abderrahim Mansouri e sulla presunta ‘squadretta’ di agenti infedeli nel Commissariato Mecenate di Milano. Davanti al gip, Domenico Santoro, ha fatto il suo ingresso il terzo di 6 testimoni convocati dal pubblico ministero Giovanni Tarzia dopo che venerdì sono stati ascoltati il 39enne italiano che ha riferito di aver sentito l’assistete capo della polizia di stato pronunciare la frase “Digli a Zack che lo ammazzo” e il 31enne afgano senza fissa dimora, testimone oculare dello sparo alla testa che il 26 gennaio ha ucciso il pusher 28enne marocchino in via Impastato. L’udienza proseguirà per tutta la giornata di oggi e i testimoni risponderanno alle domande di Tribunale, Procura, degli avvocati di Cinturrino, Marco Bianucci e Davide Giuseppe Giugno, i legali della famiglia Mansouri, Debora Piazza e Marco Romagnoli, e dei difensori degli altri 6 agenti di polizia indagati a vario titolo per cessioni di droga, pestaggi, estorsioni e sequestri di persona, favoreggiamento e omissione di soccorso.

Cinturrino parlerà in aula, “vuole giustizia, testimoni contraddittori”

Carmelo Cinturrino prenderà la parola oggi per dichiarazioni spontanee davanti al gip Domenico Santoro al termine delle testimonianze dell’incidente probatorio in corso a Milano. Lo hanno spiegato i legali del poliziotto 41enne accusato dell’omicidio volontario premeditato di Abderrahim Mansouri e di altre decine di reati, durante una pausa dell’udienza.

“Sente forte il desiderio e il bisogno” di parlare, afferma l’avvocato Davide Giuseppe Giugno, augurandosi che le dichiarazioni non siano contaminate “dall’emozione che indubbiamente lo attanaglierà” per una “vicenda che lo turba profondamente”. Cinturrino è “desideroso di avere giustizia e di riceverla” e sarebbe “molto soddisfatto di come l’incidente probatorio sta andando perché stanno emergendo contraddizioni assolutamente insanabili” nelle deposizioni dei testimoni. “Cinturrino è il primo difensore di se stesso – ha concluso il legale del poliziotto – dovrà fornirci un contributo utile a superare quelli che noi riteniamo essere dei pregiudizi” nei suoi confronti.

Cinturrino abbraccia la compagna in Tribunale fra le lacrime

Carmelo Cinturrino ha potuto vedere la compagna nel corso di una pausa dell’incidente probatorio in Tribunale a Milano per l’omicidio di Abderrahim Mansouri. L’assistente capo si è stretto in un abbraccio con la donna, entrambi “visibilmente commossi”, spiega uno dei suoi legali, l’avvocato Davide Giugno.

Teste: “Cinturrino disse ‘ti ho visto scappare’ e mi prese a schiaffi”

“Cinturrino mi ha preso a schiaffi in Commissariato dopo avermi detto ‘l’altro giorno ti abbiamo visto che scappavi’”. È quanto ha dichiarato, in sintesi, un 29enne ascoltato nell’incidente probatorio in corso in Tribunale a Milano. L’uomo, senza fissa dimora, ha raccontato di un episodio in cui si sarebbe recato nel Commissariato Mecenate per sottoporsi all’obbligo di firma, di essere stato chiuso in una stanza dall’assistente capo, detenuto a San Vittore per l’omicidio di Abderrahim Mansouri, e da altri due agenti dove sarebbe stato malmenato prima di uscirne a piede libero con una nuova denuncia per detenzione di droga. Subito dopo avrebbe informato la sua legale. Nei prossimi minuti dovrebbe prendere la parola Cinturrino per le annunciate dichiarazioni spontanee. Poi sarà il turno del quarto dei sei testimoni convocati dal gip Domenico Santoro e indicati dal pm Giovanni Tarzia: si tratta del 41enne marocchino che il 26 gennaio, giorno dell’omicidio, si trovava al telefono con Mansouri alle 17.32 e 35 secondi (come dimostra lo screenshot del registro telefonate) negli istanti in cui il 28enne veniva ucciso.

Una versione che è stata letta dagli inquirenti come conferma della “ricostruzione” del testimone oculare dell’omicidio, il 40enne afgano che ha raccontato di aver visto il pusher con “un telefono in mano” prima di prendere un “sasso per minacciare questo, Polizia o non lo so chi” e che infine avrebbe tentato di “scappare, fatto due, tre passi così, sentito un colpo di sparo, io ero avanti di là”. Secondo i legali della famiglia Mansouri, Debora Piazza e Marco Romagnoli, le testimonianze in corso sarebbero importanti sia per accertare responsabilità del delitto che ha già portato all’ordinanza di custodia cautelare in carcere del 25 febbraio ma anche per ricostruire i comportamenti di Cinturrino e degli uomini delle Commissariato Mecenate. I due gruppi di testimoni, infatti, non si conoscerebbero fra di loro. Uno farebbe riferimento all’area del Corvetto e l’altro al boschetto di Rogoredo, ma tutti convergerebbero nel descrivere gli abusi del poliziotto conosciuto come ‘Luca’.

Cinturrino: “Dispiaciuto per la fine mia e quella di Mansouri”

“Sono enormemente dispiaciuto per la fine che ha fatto questo ragazzo e per quella che ho fatto io”. E’ quanto ha detto, in sintesi, Carmelo Cinturrino durante le dichiarazioni spontanee rese nel corso l’incidente probatorio per l’omicidio di Abderrahim Mansouri. L’assistente capo del Commissariato Mecenate ha parlato per circa un’ora davanti al gip Domenico Santoro ribadendo che il 26 gennaio a Rogoredo ha sparato “per paura” quando il 28enne si è “chinato” a raccogliere quello che poi è risultato essere un sasso. Il 41enne detenuto a San Vittore ha detto di non conoscere il pusher marocchino ucciso se non per il lavoro da poliziotto e le investigazioni sul mondo della droga. Cinturrino ha confermato la presenza di un testimone sul luogo dei fatti, il giovane afgano che ha visto lo sparo colpire Mansouri alla testa e che è stato sentito venerdì come testimone.

Non ho mai usato violenza contro nessuno o sottratto droga e soldi, mai picchiato nessuno, a maggior ragione un invalido”, ha aggiunto Cinturrino in merito alle decine di accuse di estorsioni e pestaggi che gli vengono mosse dai testimoni dell’incidente probatorio e da alcuni suoi colleghi del Commissariato Mecenate indagati. Secondo quanto si apprende, nelle dichiarazioni spontanee il 41enne avrebbe negato di aver mai fatto “uso gratuito” della “forza” o derubato soggetti gravitanti nel boschetto della droga di Rogoredo e nelle piazze di spaccio del quartiere Corvetto. “Ho sempre fatto i verbali di sequestro e le denunce per resistenza”, ha detto, aggiungendo di aver anche portato “medicine e vestiti” ad alcuni dei tossicodipendenti che ora lo accusano. L’assistente capo ha raccontato di essere sempre stato mosso “dall’intento di assicurare” i criminali “alla giustizia”, di aver ricevuto “encomi” e “riconoscimenti” per il proprio lavoro di poliziotto che considerava una “passione”, tanto da aver preso non più di “25 giorni di malattia in 18 anni di servizio.”Sono il primo della mia famiglia ad aver indossato l’uniforme”, ha aggiunto. Rispondendo alle singole accuse – alcune ribadite in aula fra ieri e oggi dai primi tre testimoni sentiti, come la vicenda del 29enne schiaffeggiato in Commissariato in occasione di un obbligo di firma – ha fornito una ricostruzione tecnica degli episodi smentendo e sostenendo di aver sempre agito “lecitamente”. Cinturrino si è poi emozionato quando ha raccontato che il padre, venuto a trovarlo a San Vittore, è stato obbligato a togliersi la cinghia prima di fare il suo ingresso nelle sale del carcere dedicate ai colloqui fra detenuti e parenti.

I legali di Mansouri: “Nelle parole di Cinturrino nessuna disperazione”

Da chi dice di aver ucciso senza voler uccidere ci si aspettava una disperazione che non è emersa nelle sue parole“. Così l’avvocato Marco Romagnoli, uno dei legali della famiglia di Abderrahim Mansouri, il 28enne ucciso da Carmelo Cinturrino il 26 gennaio a Rogoredo, commentando le dichiarazioni spontanee del poliziotto accusato di omicidio volontario aggravato. È già stato ascoltato il quarto testimone, il 41enne marocchino che il giorno dell’omicidio si trovava al telefono con Mansouri alle 17.32 e 35 secondi pochi istanti prima dello sparo. In aula anche un 22enne, assolto nel 2025 da un’accusa di spaccio a causa di una serie di incongruenze fra i verbali e le informative firmate da Cinturrino e le immagini delle telecamere di sorveglianza che riprendono il poliziotto, all’interno di un mini market di piazzale Corvetto, aprire la cover del telefono del soggetto fermato e mettersi dei contanti nel marsupio. Sarà infine il turno di un 19enne, pusher, che ha descritto le dinamiche della piazza di spaccio di Rogoredo.

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