Maurizio Fugatti è stato assolto al termine del processo con rito abbreviato sull’uccisione “con crudeltà” dell’ordo M90. Assoluzione perché il fatto non costituisce reato, ha stabilito la giudice Claudia Miori del tribunale di Trento. L‘orso fu abbattuto dalla Forestale a febbraio 2024 su decreto del governatore perché considerato troppo confidente e dunque pericoloso.
L’uccisione dell’orso e il processo
Sotto la lente processuale, le modalità del ‘prelievo’ dell’esemplare: due fucilate, ai polmoni e al fegato, senza prima avere colpito il plantigrado con il proiettile narcotizzante. Procedimento che sei associazioni animaliste hanno contestato con tanto di perizie tecniche che non hanno però convinto la procura che infatti in prima battuta ha chiesto l’archiviazione. Di fronte all’opposizione presentata tra le altre da Lav, Enpa e Leal – costituitesi poi in sede di giudizio parte civile con richiesta di 300mila euro di danni – il gip ha disposto l’imputazione coatta di Fugatti. Oggi l’assoluzione, come richiesto anche dalla procura che ha insistito sulla formula piena perché il fatto non sussiste.
Il commento di Fugatti
“L’assoluzione conferma in modo chiaro la piena legittimità dell’operato della Provincia – ha detto il governatore -. Abbiamo assunto una decisione necessaria e responsabile, nell’esercizio delle nostre competenze. La gestione di esemplari pericolosi richiede interventi tempestivi e rispettosi delle norme vigenti, con l’obiettivo prioritario di tutelare l’incolumità delle persone, inclusa quella del personale del Corpo forestale a cui è affidato l’intervento sul campo. Abbiamo agito con professionalità, attenendoci a protocolli consolidati e riconosciuti a livello internazionale”. Linea che Fugatti ha sempre sostenuto anche all’indomani dell’abbattimento e delle polemiche culminate in minacce quando gli fu recapitata una lettera con un proiettile: ‘Farai la fine di M90’.
La reazione delle associazioni animaliste
Nell’attesa delle motivazioni, per Enpa “l’uccisione con crudeltà è avvenuta. In un Paese civile nessuno può essere ucciso facendolo consapevolmente e volontariamente soffrire fino all’ultimo respiro. Questa vicenda rimane una ferita profonda nella coscienza di molti cittadini e nell’opinione pubblica nazionale e internazionale. Una ferita che non si chiude con una sentenza”. Massimo Vitturi, responsabile animali selvatici della Lav, ha sottolineato che “siamo molto delusi da questa sentenza che non ha tenuto in conto degli elementi oggettivi che dimostravano come l’uccisione dell’orso sia stata eseguita in violazione delle regole che la stessa Provincia di Trento si è data per la gestione di casi del genere. Malgrado il pessimo ma prevedibile esito, ora siamo pronti a proseguire la nostra battaglia in memoria dell’orso M90. Attendiamo la pubblicazione delle motivazioni della sentenza e poi costruiremo le nostre azioni per riportare Fugatti sul banco degli imputati della Corte appello”.

